15.4.17

ENERGAS/KUWAIT PETROLEUM: AUTORIZZAZIONE GIA' PRONTA!


di Gianni Lannes

Diamante Menale, con cui ho personalmente parlato in un confronto diretto, ha già l’autorizzazione in tasca, ma sa benissimo che ho le chiavi per arrestare per sempre il suo progetto, e le consegnerò ad Italo Magno (l'unica persona di cui mi fido, che già nel 1988 ha guidato la rivolta popolare vincente contro l'Eni). Non a caso c'è stato questo incontro riservato alla presenza dell'amico Magno. La partita sarà chiusa da noi che non retrocediamo di un millimetro ma avanziamo ogni giorno, insieme ai cittadini di buona volontà, perché istituzioni e autorità hanno svenduto ancora una volta il territorio.


Ma ecco il solito fumo negli occhi targato piddì, ovvero le dichiarazioni a botta calda rilasciate il 13 aprile scorso, dal sindaco pro tempore di Manfredonia all’uscita dalla conferenza di servizi al Mise: 

«Conferenza rinviata. Chiaramente noi abbiamo depositato e anche detto in fondo cosa è stata la consultazione referendaria di Manfredonia, l’esito che ha avuto. Quindi è agli atti della conferenza. Abbiamo sollevato problemi procedurali sul piano paesaggistico. Riteniamo che ci siano delle limitazioni nel rilascio del decreto del ministero dell’ambiente e quindi riteniamo che non è stata acquisita l’autorizzazione paesaggistica. Abbiamo sollevato problemi sul nullaosta del CTR regionale… riteniamo che la valutazione del CTR è stata fatta esclusivamente per l’impianto e non sulla possibile ricaduta in termini di sicurezza dell’abitato di Manfredonia. A questo punto la conferenza non si è potuta chiudere. E quindi il ministero ha ritenuto valide le osservazioni del Comune di Manfredonia e ha rinviato il tutto a un’ulteriore istruttoria per verificare le nostre osservazioni e definire successivamente l’esito della conferenza…».

Le vere ragioni di impedimento del gigantesco impianto che movimenterà 300 mila tonnellate di gas a petrolio liquefatto sono ben altre, ma il sindaco si è ben guardato dal sollevarle nella sede istituzionale o altrove: per esempio la mancata bonifica del territorio inquinato dall'Enichem, in particolare negli 8,5 chilometri quadrati in cui ricade il porto alti fondali (decreto ministero dell'Ambiente del 10 gennaio 2000, ai sensi della legge 426 del 1998), da cui si dipanerà la condotta sottomarina e dove attraccheranno la navi gasiere. E poi i fondali tappezzati di bombe speciali alleate, caricate con aggressivi chimici e radioattivi. E così via.
 
Delle due l’una: o il geometra Riccardi Angelo è uno smemorato oppure ignora le normative in materia. In primo luogo il referendum popolare del 13 novembre 2016 non ha alcun valore legale in questo procedimento e nessun peso politico, peraltro già espresso dal Consiglio comunale con le delibere 27 e 28 del 17 settembre 2015. Quanto all’autorizzazione paesaggistica fa testo dal punto giuridico-amministrativo,  il decreto interministeriale (Ambiente & Beni culturali) numero 295 del 22 dicembre 2015, a firma dei ministri Galletti e Franceschini. Inoltre, cosa ancora più grave, e qui casca l’asino: prove alla mano, nel procedimento del ministero dell’Ambiente il comune di Manfredonia, ovvero l’amministrazione Riccardi nell’iter non ha formulato un solo parere contrario, neanche una minima osservazione critica. Basta scorrere sul sito online ministeriale tutta la documentazione per accertarlo compiutamente. Anche l’Energas se n’è accorta e l’ha fatto mettere a verbale nella conferenza di servizi del 22 ottobre 2015, a pagina 5, dove peraltro il “primo cittadino” ancora per poco si è pure contraddetto. 



Quanto al resto delle dichiarazioni è sempre fuffa ricicciata. Per la cronaca: il sindaco era accompagnato dall’ingegner Antonello Antonicelli (sotto processo a Taranto unitamente a Nichi Vendola, per “ambiente svenduto), il quale quando era alla regione Puglia nel 2015 ha elaborato il parere tecnico di compatibilità ambientale su cui è basata la delibera di giunta regionale numero 1361 del 5 giugno 2015 a firma dello stesso Vendola. Antonicelli, è stato incredibilmente assunto dal Riccardi il 21 marzo 2016. A tutt’oggi, nonostante i proclami e le promesse di Emiliano, quell’atto scellerato non è stato annullato in autotutela. 

A questo punto due cose spono certe: questa follia affaristica sarà arrestata da un'azione in seno alleautorità di Bruxelles e Strasburgo, sostenuta da una mobilitazione popolare. La poltrona a Roma è sfumata e il 3 maggio c'è il processo Riccardi a Pescara per gravi reati penali. Il bene comune quando combatte vince sempre.


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