13.4.17

CHIUDE SILAC APRE ENERGAS/KUWAIT PETROLEUM

fonte: Marina Militare Italiana


di Gianni Lannes

La farsa è servita: il copione, infatti, è già scritto da tempo dietro le quinte, nonostante la civile e pacifica opposizione della popolazione di Manfredonia e la diffida alle autorità italiane di 1389 cittadine e cittadini. Ora non resta che la strada internazionale, con l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti del governo italidiota, e della Corte dei diritti dell’uomo. 

 fonte: Marina Militare Italiana

C’è il via libera ministeriale per l’impianto industriale che movimenterà ben 300 mila tonnellate all’anno di gas a petrolio liquefatto in una città di 60 mila abitanti, a ridosso del parco nazionale del Gargano e della base dei cacciabombardieri nucleari F-35, già stanziati ad Amendola.  Insomma, una manna per eventuali attentati terroristici come ben sanno Aisi ed Aise. Peraltro, nel Golfo di Manfredonia insistono le aree di esercitazioni militari permanenti denominate “R116A” ed “R116B”, proprio dove transiteranno le navi gasiere per l’attracco al cosiddetto “porti alti fondali”, ufficialmente pericolante, ed inserito nel SIN dalla legge 426/1998: un’area marina di 8,5 chilometri quadrati inquinata dall’Enichem con veleni d’ogni genere, inclusi arsenico e mercurio, come ha accertato l’Ispra, e mai bonificata secondo i rilievi del ministero dell’Ambiente.

E' una follia istituzionale che calpesta lo Stato di diritto ed ipoteca un meraviglioso ed antico territorio, pur di tutelare il profitto economico di pochi a danno di tanti. L’Italia ha un conto da saldare con il Kuwait, a cui ha venduto esattamente un anno fa, ben 28 aerei da guerra con la sponsorizzaizone del ministro Pinotti targata partito democratico.

Ieri la Flai-Cgil ha comunicato la "procedura di mobilità per grave crisi aziendale fatta dalla Silac", un'azienda autoctona che per 60 anni ha prodotto latte e formaggi.

Insomma va in onda una tragicommedia dove i politicanti sono la zavorra parassitaria. Basti pensare alla voragine di debiti comunali e alla situaizone fallimentare dell'ente municipale, certificata dalla Corte dei Conti. Prima il sindaco pro tempore con le sue rassicurazioni improbabili sull'intervento risolutivo di Renzi (novembre 2016), poi Emiliano con le sue promesse non mantenute di revocare in autotutela la famigerata delibera 1361 del 5 giugno 2015 a firma Vendola. Ora il gioco delle tre carte. La gente non deve capire e soggiacere nel limbo della disinformzione pilotata rispetto a decisioni calate dall'alto, già assunte ma inqualificabili.

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