16.3.17

STRAGE DI USTICA: L’OMICIDIO DEL RADARISTA DETTORI




di Gianni Lannes

Meglio tardi che mai. La Procura della Repubblica di Grosseto ha disposto l’esumazione della salma di Mario Alberto Dettori, nativo di Pattada in Sardegna, il maresciallo dell'Aeronautica militare in servizio alla base radar di Poggio Ballone (Grosseto) la notte del 27 giugno 1980.


La famiglia non è mai stata convinta del cosiddetto “suicidio” subito avallato dalle autorità: il sottufficiale fu trovato impiccato ad un albero il 30 marzo dell’anno 1987, come altri suoi colleghi (ad esempio Franco Parisi il 21 settembre 1995 a Lecce, come ben sa l'ex giudice istruttore Rosario Priore tanto caro al depistatore professionista ed eversore dell'ordine costituzionale Francesco  Cossiga). Adesso la figlia Barbara ha chiesto ed ottenuto, che vengano compiuti accertamenti sul decesso del padre. I familiari ricordano che quella notte, tornando a casa, il sottufficiale disse che «si era sfiorata la terza guerra mondiale». Qualche tempo prima di tornare a Grosseto, Dettori era stato al centro radar di Mont Angel in Francia e aveva stretto amicizia con un aviere, tale Roland, che era stato anche suo ospite a Grosseto. Il sottufficiale italiano aveva aperto un conto a Nizza dal quale, il 4 agosto 1986, aveva emesso un assegno di 1.500 franchi proprio a favore di Roland. Dettori come il colonnello Marcucci (ucciso il 2 febbraio 1992), unitamente ad una ventina di testimoni scomodi - tutti eliminati da certi "servizi di sicurezza" - era a conoscenza del segreto dei segreti, condiviso dai seguenti Stati alleati: Italia, Francia, Stati Uniti d’America e Israele. In realtà, la magistratura italiana non è stata in grado di risolvere il mistero di Ustica. Attenzione: se qualcuno vi parla ancora del coinvolgimento della Libia e di Gheddafi sta mentendo spudoratamente  proprio come i vertici dell'Aeronautica militare tricolore, oppure ignora i fatti. Se la matematica non è un'opinione i colnti sono elementari: il numero dei "suicidati" è addirittura superiore a quelle delle 81 vittime a bordo del DC9 Itavia, contando anche le 70 persone morte (di cui 68 come effetto collaterale) nel "disastro" di Ramstein il 31 agosto 1988, in cui perirono due assi dell'aviazione militare nostrana, ovvero Naldini e Nutarelli a cui bisognava tappare per forza la bocca. 22+70 fa 92.


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