12.3.17

MAFIA DI STATO: PENA DI MORTE O MORTE PER PENA?




di Gianni Lannes

Viviamo in un’epoca in cui all’eccesso di informazione corrisponde un difetto di sapere: sovente l’eccesso nasconde le cose più importanti e compromettenti. In una terra super sfruttata (si pensi alla rapina in Capitanata del metano che perdura da più di mezzo secolo), sempre rimorchiata dagli eventi, che continua a produrre emigranti, migliaia di giovani sopravvivono consumando nel vuoto i giorni e l’intelligenza. Così sebbene sia assente nel belpaese la pena di morte, vige inesorabile la morte per pena. Perché accettare con rassegnazione questa sorta di destino deciso altrove, questo sottosviluppo programmato ed imposto dall'alto? La provincia di Foggia, l’antica Daunia va alla aderiva con rassegnazione, senso dolente di emarginazione, disagio, anche rabbia contro il nemico esterno. Eppure il nemico è anche interno: un solido intreccio di politica & affari illegali, un potentato onnipervadente che controlla banche, imprese, consorzi, enti locali e che si serve delle strutture e articolazioni dello Stato sfruttandpo i finanziamenti pubblici soprattutto dell'Europa. Non è una giustificazione, ma con la fame di diritti individuali e sociali mai riconosciuta, come la mettiamo seriamente? Per esempio: alla procura della repubblica di Foggia giace dal giugno 2014 una denuncia circostanziata e stradocumentata sull'affare dell'inceneritore di rifiuti Marcegaglia e sulla fabbrica di ecoballe sempre a Manfredonia (fondi del contratto d'area), di cui hanno beneficiato i soliti noti. A che punto è il fascicolo e la delega d'indagine alla guardia di finanza?

Adesso dinanzi alla recrudescenza di azioni criminali comunque di basso livello, i politicanti e qualche pennivendolo invece di dimettersi in massa e andare finalmente a lavorare onestamente, invocano maggiore repressione, come ai tempi dell’infame legge Pica: addirittura una sede della direzione investigativa antimafia (comunque già operativa da anni sia pure da Bari), la presenza dell’esercito, telecamere ovunque e quant’altro. Oggi mi fanno sorridere quei dilettanti asllo sbaraglio che si improvviano esperti di mafia, inclusi certi magistrati che pontificano a reti unificate, senza neanche avere i fondamentali, e senza conoscere il territorio e certe dinamiche criminali.
 
La camorra, o meglio Raffaele Cutolo in persona, attestano i documenti giudiziari, nel 1979 tenne a battesimo all’hotel Florio, a metà strada tra San Severo e Foggia, ben 40 quaranta ladroni, ovvero bassa manovalanza che ha spiccato il salto. Dall’altra parte, c’è sempre l’elusa mafiosità istituzionale, appena sfiorata dalla magistratura. L’unica inchiesta di rilievo in tal senso, è quella dei nastri trasportatori a Manfredonia, dei pm D’Amelio e Lucianetti. Addirittura il caso dell’omicidio di Francesco Marcone (31 marzo 1995), un funzionario dello Stato assassinato a Foggia il 31 marzo 1995 non è mai stato risolto ed archiviato definitivamente nel 2004.

Eppure la mafia dei colletti bianchi è quella che comanda, l’altra faccia, invece riempie le pagine di cronaca nera. ma c’è di più: una questione meridionale mai risolta. Altro che forse dell’ordine, esercito, carabinieri e polizia. Ci vuole educazione e pedagogia, riscatto sociale, economico e culturale.








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