30.9.14

ASSASSINATI DUE FINANZIERI IN SARDEGNA E IL GOVERNO ITALIANO MANTIENE IL SEGRETO

 I finanzieri Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda

di Gianni Lannes

Il due marzo 1994 un elicottero della Guardia di Finanza, nome in codice Volpe 132, sorvola la costa meridionale della Sardegna alla ricerca di una nave carica di armi. A bordo il maresciallo Gianfranco Deriu (41 anni) e il brigadiere Fabrizio Sedda (27 anni), incaricati ufficialmente di una “ricognizione costiera notturna per la repressione di traffici illeciti via mare”. Alle 19.15 l’ultimo contatto con l’aereoporto di Elmas, alle porte di Cagliari: “Ci dirigiamo sull’obiettivo segnalato sul radar”. Risposta: “Volpe 132, quale obiettivo?". Poi un lungo, interminabile, silenzio. Il velivolo è sparito nel nulla, dopo essere stato colpito da un missile, e i due sottufficiali non sono mai stati ritrovati. In mare sono stati ripescati alcuni rottami dell'elicottero ed un casco da pilota. Sui reperti il Ris dei carabinieri ha periziato tracce di esplosivo. Il pubblico ministero della Procura di Cagliari, il dottor Guido Pani ha ipotizzato, appunto,  l'uso di un missile contro il velivolo delle Fiamme Gialle, e quindi ha cambiato il capo di imputazione in "duplice omicidio volontario". Sulla vicenda da 20 anni pesa il segreto militare più impenetrabile, e le macchinazioni dei servizi segreti nostrani (in primis il Sismi) per depistare ed insabbiare come al solito. A causa del traffico illecito di armi tra Stati sono stati ammazzati due servitori dello Stato. Sul caso sono stati presentati numerosi atti parlamentari. L'ultimo dei quali - l'interpellanza numero 2-00290 del 6 novembre 2013 - a tutt'oggi non ha avuto una risposta dal governo Letta prima, e Renzi adesso. Perché? Cosa ha da nascondere la presidenza del consiglio dei ministri?

Il 20 marzo 1994 a Mogadiscio vengono trucidati la giornalista Ilaria Alpi ed il videoperatore Miran Hrovatin. Avevano scoperto una pista sulla vendita illegale di armamenti dall'Italia alla Somalia. Che singolare combinazione. Negli atti segretati della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria e Miran, c'è un voluminoso fascicolo proprio su Volpe 132. Che coincidenza: anche nel caso del traghetto Moby Prince, un'altra strage consumata  il 10 aprile 1991, c'è di mezzo un ingente traffico segreto di armi tra Stati, anche alla voce Stati Uniti d'America.

Nessuna delle vittime ha ancora avuto giustizia, al di là dei proclami propagandistici di Matteo Renzi sui segreti di Stato, che di fatto pesano ancora come macigni.





riferimenti:

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=9200&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27PIRAS+MICHELE%27+|+%27INTERPELLANZA%27

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=volpe+132


27.9.14

USTICA: LE DUE STRAGI DELLA TERRA PROMESSA

 rottami del Dc-9 Itavia- foto di Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



di Gianni Lannes



Non è una strage qualunque, ma un segnale intimidatorio da un governo ad un altro. In altri termini, una verità inconfessabile: il traffico segreto di materiali nucleari e tecnologie belliche strategiche utili ad estrarre rapidamente il plutonio dall'uranio (Snia Techint, Ansaldo Nucleare, CNEN), in cambio di giacimenti di petrolio e montagne di dollari sonanti. Bastano 5 chilogrammi di plutonio per assemblare una bomba atomica. Lo zio Sam ha registrato a tutti i livelli tecnici, inclusi i sistemi satellitari e di spionaggio di Echelon (base di San Vito dei Normanni) dispiegati a quel tempi in Europa, compreso uno dei radar attivi della portaerei Saratoga (rivelazioni dell'ammiraglio Flatley), i tragici eventi e li ha coperti. Washington ha parzialmente collaborato con le autorità giudiziarie italiane, semplicemente per allontanare l'ombra del sospetto; ma niente di più.

Una vicenda internazionale ancora da occultare perché potrebbe provocare sconvolgimenti del quadro geopolitico mondiale, soprattutto Mediorientale. Poiché in Italia, attualmente, nessuno degli editori interpellati, ha mostrato il coraggio civile di pubblicare la prima inchiesta giornalistica mai realizzata sul campo, risolutiva del caso, su questo mistero ormai defunto, in maniera indipendente da lobby e apparati di potere. Quindi, è opportuno procedere con una sottoscrizione popolare, in modo da poter stampare almeno 10 mila copie del volume (oltre al formato ebook) e presentarlo in tutta Italia. Soltanto con l'aiuto di cittadine e cittadini sarà possibile realizzare questa doverosa impresa dopo 34 anni di menzogne istituzionali, depistaggi di Stati, omissioni, inquinamenti disinformativi, altri morti ammazzati, e così via. Nel 2010 ho assolto al mio dovere di cittadino, di informare i due magistrati titolari dell'inchiesta (Amelio e Monteleone) di quanto andavo scoprendo. Inoltre, ho segnalato ai giudici anche i nominativi di alcuni ex militari italiani dell'Aeronautica militare e della Marina militare che sapevano qualcosa, ma non erano mai stati interrogati dai giudici. Uno di essi, un ex sottufficiale dell'Arma azzurra, ha pure subito un trattamento sanitario obbligatorio ordinato dai vertici dell'AMI, al fine di spaventarlo per zittirlo violentemente.

La presunta verità giudiziaria - quando e se raggiunta - combacia assai raramente con la verità storica degli avvenimenti. Purtroppo, in Italia, la responsabilità politica dei governanti non è mai stata sfiorata in questa vicenda.

Ecco, in estrema sintesi, il come e il perché sono state assassinate tante persone, compresi due neonati.
 
27 giugno 1980, ore 21, 03 minuti: ufficialmente sparisce un aereo dai tracciati radar. Finisce nel Mar Tirreno tra Ponza, Ventotene e Ustica. 81 persone a bordo: 77 passeggeri (tra cui 13 minori) e 4 membri dell’equipaggio. Sono morti tutti e non si è mai saputo il perché. Si parte dai rottami del DC-9 della compagnia Itavia per raccontare questa tragedia insepolta. Infatti, proprio in quel relitto, nonostante omissioni, manomissioni e sviste, si nasconde la chiave per risolvere il mistero del disastro, come per il Mig 23 (farlocco) fatto rinvenire apposta sulla Sila 18 luglio 1980, utile a giustificare il finto movente della Libia e di Gheddafi. Una strage di guerra in tempo di pace, rimasta finora senza un movente reale e senza colpevoli.

Le voci dei familiari delle vittime riecheggiano ancora senza giustizia: «Ho perso mio fratello Alberto che aveva 37 anni. Io ho perduto il padre dei miei figli. C’era mia figlia: una bimba di 11 anni. Mio fratello aveva 12 anni, si chiamava Giovanni ed era il mio compagno di giochi. Mia sorella invece, aveva 22 anni, era più grande. Ho perso due sorelle giovani e tre nipoti, di cui il più piccolo di appena 9 mesi».

Da quella notte i giudici, i periti, i militari, gli esperti, i giornalisti hanno indagato per scoprire - ma alcuni forzatamente per nascondere - le cause reali di quel disastro. Ma cosa è successo al DC-9? E’ stato disintegrato in volo, colpito da un ordigno, oppure ha risentito di un’esplosione ravvicinata di un missile a guida radar semiattiva, ed in seguito ad un’onda di blast, è stato danneggiato, riuscendo comunque ad ammarare a nordest di Ustica? Intanto una constatazione: i motori non sono stati colpiti. E, di conseguenza, quando Cossiga per la prima volta nel 2007, ha detto che il missile era agli infrarossi e a "risonanza", ha mentito spudoratamente, oltraggiando la memoria delle vittime, il popolo italiano e i magistrati. Francesco Cossiga, unitamente a Mordechai Begin (il premier israeliano), e al governo francese dell'epoca, è uno dei corresponsabili del sacrificio del DC-9, ovvero dei suoi ignari passeggeri. Questo crimine è la cosiddetta ragion di Stati. I vertici militari italidioti non hanno fatto altro che ubbidir tacendo, insabbiando maldestramente la verità.

26.9.14

USA, INGHILTERRA, SVIZZERA E GERMANIA HANNO RUBATO L’ORO DELL’ITALIA

Mario Draghi




di Gianni Lannes



Allora mister Draghi, mister Renzi e mister Napolitano chi ha sgraffignato l'oro italiano con il beneplacito dei governanti tricolore?

Dopo la fregatura europea dell'euro c'è il furto della riserva aurifera italiana, di proprietà legale del popolo italiano. Dove sono effettivamente le 2451,1 tonnellate di oro italiano? In via Nazionale a Roma, oppure in Gran Bretagna, Svizzera, Germania e Stati Uniti d'America? Chi ha controllato? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all'estero e perché? Esiste un registro? I lingotti sono segnati da numeri seriali?  

ITALIA, USA E GETTA




Per la richiesta all'autore di conferenze e/o presentazioni del volume contattare:



sulatestaitalia@libero.it

Ci sono momenti nella vita di una persona in cui uno si chiede se valga davvero la pena scrivere un libro, anche a fronte della fatica per trovare un editore libero e indipendente che abbia interesse a pubblicarlo.
Il punto è che ci sono sempre tanti buoni motivi per non leggere un libro. Figurarsi quanti ce ne sono per non scriverlo.
E allora vi domanderete: perché l’hai scritto? Perché ne sentivo il bisogno per l'Italia che non ha alcuna sovranità e corre dei gravi rischi atomici, e poi perché me l’hanno chiesto. Però, ora che c’è, avete almeno un buon motivo per acquistarlo e leggerlo. La ragione è disarmante: molte delle notizie documentate che trovate scritte in ITALIA, USA E GETTA, non le scoverete mai da nessuna altra parte. Allora, buona lettura!


 

25.9.14

EDUCAZIONE E INFORMAZIONE: LE ARMI DEL PRESENTE E DEL FUTURO!



di Gianni Lannes





L

'Italia non è un'isola felice, bensì uno Stivale in declino. Forse dovremmo iniziare a provare una certa angoscia per la perdita del futuro comune, ed attualmente soprattutto dei diritti sociali e personali. 

Quello che non c'è nel Belpaese: salute, lavoro, istruzione, casa, rispetto, etica, dignità, sovranità, giustizia, gioia di vivere, e così via.


Diritti negti: schiavitù assicurata. Comunque, da qualche parte - nel particolare - bisogna pure iniziare a difendersi concretamente, se i poteri dominanti (multinazionali, internazionali, statali, regionali, locali) attentano quotidianamente alla vita, alla libertà e alla democrazia. Senza dubbio, occorre un’efficace strategia di resistenza, quando l'ingiustizia diventa legge di Stato.

La politica è progresso quando realizza esclusivamente il bene comune, e non altro per tornaconto personale o subordinazione telecomandata.
E' fondamentale l'investimento pedagogico: educazione, educazione ancora e sempre educazione, passando dalle parole ragionate alle azioni virtuose.

Allora, per chi ha bisogno di indagini, inchieste, approfondimenti, ricerche, consulenze o semplicemente un consiglio può rivolgersi a

sulatestaitalia@libero.it
 

24.9.14

STRAGE DI USTICA: LA VERITA’ INDICIBILE

  il relitto del DC 9 Itavia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


Io so e ho raccolto le prove, ma non c'è un editore disponibile alla pubblicazione: sembrano tutti a sovranità limitata. E allora, mi auguro, con il sostegno concreto di cittadine e cittadini, di procedere all'autopubblicazione del libro (e dell'ebook). Tra le numerose stragi impunite in Italia dal 1947 in poi, nessuno ci ha ancora detto cosa è accaduto il 27 giugno 1980 al DC9 Itavia e chi ha deciso di sacrificare 81 persone (tra cui due neonati) che erano a bordo per tutelare gli affari tra Stati. E sono trascorsi 34 anni. 

Una storia dimenticata quanto indimenticabile. Sragion di Stati: il livello politico non è mai stato sfiorato dalla magistratura che infine ha graziato i militari. Prove su prove ufficiali. La data segreta del trasporto dell'uranio arricchito era proprio quella del 27 giugno1980 (fonte: International Atomic Energy Agency). Il governo francese, con i suoi servizi segreti, sapeva che il Mossad sapeva. Infatti, lo Sdece era al corrente che con ogni probabilità, i servizi israeliani avevano appurato la data in cui sarebbe stata effettuata la consegna dell'uranio arricchito all'Iraq. E allora? Temendo un attentato, dopo quello verificatosi il 6 aprile 1979, 48 ore prima che il carico nucleare partisse alla volta dell’Iraq (il commando del Mossad penetrò nei depositi della società Constructions navales et industrielles de la Méditerranée, a La Seyne-sur-Mer, e distrusse l’hangar numero 3, che conteneva la fornitura destinata agli iracheni)
nonché l’omicidio del fisico nucleare Yahya el-Meshad a Parigi il 14 giugno 1980, chiesero al governo tricolore di collaborare per la buona riuscita dell'operazione di trasporto strategico. E che interessi aveva l’esecutivo italiano di Francesco Cossiga? Un affare complessivo di ben 2,5 miliardi di dollari: petrolio in cambio di tecnologia nucleare in grado estrarre rapidamente il plutonio per ordigni nucleari, nonché forniture militari.