31.1.13

MAR TIRRENO: TRIVELLANO IL VULCANO MARSILI

di Gianni Lannes

A nord delle isole Eolie, al largo delle coste di Campania, Calabria e Sicilia, si staglia sotto il fondo del mare, il più grande vulcano d’Europa, ma non si vede perché è completamente sommerso da 500 metri d’acqua. Si innalza per 3 mila metri: la sua struttura è lunga 70 chilometri ed è larga 30. Secondo l’intrattenitore televisivo Piero Angela «è un’ottima sorgente di energia geotermica».

Tant’ è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il 29 settembre 2009 alla Eurobuilding Spa un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici a mare sull'area del Marsili: il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In sostanza, lo Stato italiano ha escluso per decreto la valutazione di impatto ambientale.
Insomma, una follia legalizzata che potrebbe causare disastri irreparabili. Eppure, per mera sete di profitto economico i padroni del vapore procedono alla perforazione.


Pochi mesi dopo il rilascio del nulla osta, il 28 aprile 2010, il governo Berlusconi getta fumo negli occhi dell'imbambolata opinione pubblica. E si arriva alla scoperta dell'acqua calda. "Vulcani: sono 12 i sommersi". Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato oggi una ordinanza di Protezione civile che darà il via a un piano di monitoraggio subaqueo di dodici vulcani sommmersi, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia. Lo ha annunciato il Capo Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una conferenza stampa nella sede dell’Associazione stampa estera a Roma. Si tratta di un attività che non ha precedenti nel mondo. “Noi dobbiamo alzare il velo su questi vulcani sommersi che non vediamo - ha sottolineato Bertolaso - e cominciare a localizzarli esattamente. Dobbiamo vederli, toccarli, capirne i comportamenti”. Tra questi, ci sono il Vavilov e il Marsili: quest’ultimo è il vulcano con la superficie sommersa tra i più grandi al mondo. E’ necessario studiarli, per prevenire i rischi di possibili tsunami e poi porre in atto piani di prevenzione.


Bertolaso, ha citato il caso Stromboli, un vulcano alto quanto l’Etna (per due terzi è sommerso) che oggi è “uno dei vulcani più sorvegliati al mondo”. Il 30 dicembre 2002, il distacco di una parte in mare, a una profondità di 2000 metri, provocò uno tsunami “che non fu di poco conto”. Ci furono onde alte quanto il maremoto del 28 dicembre 2004 nel Sud-Est asiatico. Non ci furono conseguenze sulle persone, a parte un ferito lieve, solo perchè era inverno “Se lo stesso evento si fosse verificato in piena estate - ha sottolineato Bertolaso - il bilancio sarebbe stato sicuramente ben più pesante”: una decina o anche forse un migliaio di vittime con l’isola e le spiagge della sosta siciliana affollate di bagnanti e raggiunte dall’onda anomala.

“Per fortuna - ha detto Bertolaso - è avvenuto a dicembre”. Il progetto di monitoraggio si avvarrà anche della consulenza di esperti internazionali di vulcanologia e della comunità scientifica.

ERUZIONE DEL VESUVIO

di Gianni Lannes

A rischio quasi due milioni di persone, considerate "carne da macello" da chi detiene il potere. Quello che lo Stato italiano non dice alla sua popolazione. Sono stati registrati terremoti superficiali con ipocentro localizzato lungo il condotto, oltre che in emissioni fumaroliche lungo i fianchi del cono e del cratere. A parere degli esperti, una più che probabile ripresa dell’attività eruttiva, implicherebbe quindi un rapido rilascio di tutta l’energia accumulata. E’ considerato dagli esperti uno dei vulcani a maggior rischio del mondo. La sua storia ha insegnato che può produrre sia eruzioni effusive, sotto forma di effusione di colate laviche, nonché le ben più pericolose eruzioni esplosive. Nel frattempo, in attesa del peggio, la NATO ha evacuato alcuni suoi insediamenti nell'area. Ma questo è un segreto militare, meglio non far sapere nulla ai sudditi italioti.

Fatto sta che la Regione Campania dovrà fornire entro il 31 marzo 2013, elementi utili ad una delimitazione ancora più definita della “zona rossa” e del numero di residenti che andrebbero effettivamente allontanati in caso di eruzione del Vesuvio. Analogo  dettaglio andrà precisato entro giugno per i campi Flegrei. Lo ha reso noto il capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli (ex capo dei servivi segreti civili), in una recente conferenza stampa. “Non è una differenza da poco - ha sottolineato Gabrielli - avere un censimento preciso permetterebbe di calibrare ancora meglio le procedure di evacuazione che nel caso del Vesuvio, al momento, riguarderebbero 800mila persone e nel caso dei Campi Flegrei altre 400mila. Un’eventuale evacuazione anche via mare? Sino ad oggi si è pensato solo al trasporto su gomma, ma è un’ipotesi che non mi sento di escludere in partenza”.  Certo, sarebbe un evento di proporzioni importanti, che proporrebbe una serie di problemi almeno in parte gestibili solo sul campo, nell’immediato, e che dal punto di vista dei costi richiederebbe un fondo molto cospicuo e, quasi inevitabilmente, un contributo dell’Unione europea”.
 

30.1.13

PUGLIA: AFFARI RINNOVABILI



In Puglia vanno costantemente in onda gli abusi d'autorità, soprattutto per epropriare terra coltivata ai contadini e farne inutili impianti industrali eolici e fotovoltaici. La stazione elettrica TERNA in agro di Spinazzola (contrada Podice) servirebbe decine di impianti eolici in attesa del via libera all'assalto finale.


L'autorizzazione di tale abnorme stazione elettrica venne concessa nel settembre 2010 e, in seguito a denunce per abuso d'ufficio ed esposti da parte dell'ingegner Donato Cancellara, è stata annullata in autotutela nel febbraio 2012 (con determina dirigenziale n. 8 del 9 febbraio 2012 - BURP n. 28 del 23 febbraio 2012). Tra i motivi dell'annullamento si evidenzia, al punto 2.1 della determina, l'interferenza paesaggistica della stazione elettrica TERNA con il torrente Basentello in agro di Spinazzola più volte sottolineate dalla soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Bari.



Infatti, tra le tante irregolarità (mancanza di avvisi di esproprio, varianti mai esaminate, mancanza di valutazione impatto ambientale, assenza della stazione Terna in tutti i piani di sviluppo approvati dal Ministero dello sviluppo economico) è stato accertato il mancato rispetto dei ripetuti pareri di diniego espressi dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Bari alla realizzazione della stazione Terna evidenziando l'interferenza con il vincolo paesaggistico rappresentato dalla presenza del torrente Basentello e sottolineando l'incompatibilità paesaggistica dell'opera elettrica.


ITALIA: DISSESTO E SPECULAZIONI INFINITE



Gli eventi franosi ed alluvionali - secondo dati ufficiali - hanno causato in Italia, dal 1960 al 2010, ben 3.673 vittime. Nell'ultimo mezzo secolo, praticamente ogni anno, si registrano decessi causati dal dissesto idrogeologico del territorio. 

Secondo una ricostruzione storica dell'istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, nel periodo 1900-2002 si sono verificati 4.016 eventi con gravi danni, di cui più di 1.600 hanno prodotto vittime (5.202 per frana e 2.640 per alluvioni) con una frequenza di circa 8 eventi fatali all'anno. Il numero degli sfollati e dei senzatetto supera le 700.000 persone (il 75 per cento a causa di inondazioni). Le frane che hanno prodotto danni alla popolazione si sono verificate in 1.328 comuni (16,4 per cento), e gli eventi di piena hanno colpito 1.156 comuni (14,3 per cento). Nel periodo esaminato tutte le province italiane sono state colpite da almeno una frana o un'inondazione. Dallo studio si evince, inoltre, che l'indice di mortalità per frana supera di gran lunga quello per inondazione.


Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso l'analisi dei piani di assetto idrogeologico delle autorità di bacino, ha elaborato una mappa delle aree ad alta criticità idrogeologica, da cui si evince che ben 29.500 chilometri quadrati (pari al 10 per cento del territorio nazionale) hanno un'elevata probabilità di essere colpiti da una frana o da un'esondazione e l'89 per cento dei comuni italiani ha almeno un'area in cui è molto probabile che si verifichi, prima o poi, un fenomeno franoso o alluvionale di una certa gravità.


Nel rapporto 2010 del centro studi del Consiglio nazionale dei geologi è indicato che, su queste aree a elevato rischio idrogeologico, sono stati costruiti 1 milione e 200 mila edifici, per uso residenziale e non, di cui oltre 6 mila sono scuole, mentre gli ospedali sono 531. Sono 6 milioni le persone che vivono in zone ad alto rischio idrogeologico, di cui il 19 per cento, ovvero oltre un milione di persone, vivono in Campania, 825.000 in Emilia Romagna e oltre mezzo milione in ognuna delle tre grandi regioni del Nord, Piemonte, Lombardia e Veneto, territori in cui, insieme alla Toscana, persone e cose sono maggiormente esposte a pericoli, per l'elevata densità abitativa e per l'ampiezza dei territori. A questo si aggiunge il costante rischio di erosione costiera che interessa oltre 540 chilometri lineari di litorali italiani.


L'elevato rischio sismico, invece, interessa quasi il 50 per cento dell'intero territorio nazionale e il 38 per cento dei comuni. Si calcola che, lungo queste superfici ad alto rischio sismico, sono stati costruiti circa 6 milioni e 300 mila edifici, di cui 28 mila sono scuole e 2.188 sono ospedali, con gli edifici a prevalente uso residenziale realizzati prima dell'entrata in vigore della legge antisismica per le costruzioni. Sono 3 milioni gli italiani che vivono in zone ad alto rischio sismico. Nella classifica delle regioni con le maggiori superfici a elevato rischio sismico, svetta la Sicilia con 22.874 chilometri quadrati e quasi 1 milione e mezzo di edifici, di cui circa 5 mila scuole e 400 ospedali, segue la Calabria con 15 mila chilometri quadrati e oltre 7 mila edifici, di cui 3.130 scuole e 189 ospedali, al terzo posto c'è la Toscana con quasi 14.500 chilometri quadrati.


CENSURA ITALIANA

di Gianni Lannes
 
Qualcosa di strettamente personale. Ecco due documentati e freschi esempi a portata di memoria. Nel febbraio dell'anno 2012, il giornalista Corrado Zunino, dipendente del quotidiano La Repubblica, mi ha richiesto un'intervista sui temi delle navi dei veleni e sul nucleare in Italia. Prontamente l'ho concessa allo stesso cronista a marzo di un anno fa. Ci siamo incontrati personalmente a Bari, ed ho risposto a tutte le sue domande per un paio di ore! A parole, Zunino, era contentissimo e sicuro della pubblicazione. Anzi, usufruendo di un operatore televisivo di Repubblica Tv ha fatto filmare il colloquio. Dopo qualche mese, il giornalista ligure si è fatto vivo comunicandomi che il servizio sarebbe uscito prontamente. A tutt'oggi, nonostante i miei cortesi solleciti, a cui Zunino non risponde, il giornale fondato da Scalfari del patron De Benedetti, tace inspiegabilmente. Forse è imbarazzato.



Identico copione con il TG 1 della Rai. Anche in questo caso si è fatto vivo un "collega" (si fa per dire) chiedendomi, anzi supplicandomi espressamente di concedergli un'intervista (evento anch'esso documentato nei dettagli!) Accetto senza riserve. Risultato? Sono trascorsi invano due anni. Ho chiesto lumi. La risposta è stata raggelante: il servizio era pronto per andare in onda ma è stato arrestato per ordini superiori.



Per fortuna sia la televisione finlandese che quella francese hanno realizzato alcuni servizi e li hanno trasmessi senza censure di sorta!



Nulla di personale, ma il giornalismo in Italia è piegato ai voleri del sistema di potere.

Ho una mezza idea di dedicare la seconda parte dell'anno in corso, alla stesura di un libro di inchiesta sul livello di infimo degrado della cosiddetta "informazione" in Italia e su come siano stati asserviti non dai soliti noti, i mass media del Belpaese (carta stampata e tv).

27.1.13

CHI CONTROLLA I CONTROLLORI TRICOLORI?


Gli spiati in gergo si chiamano "bersagli". In Italia sono mediamente oltre un milione all'anno, e nella maggior parte dei casi non hanno commesso reati. In qualità di cittadine e cittadini del popolo sovrano, chiedete pure i dati ufficiali. Attenzione: il Governo Monti però, non ha risposto neanche a certe interpellanze ed interrogazioni parlamentari. Come funziona, chi può intercettare e come? Nell'ultimo decennio, circa 12 milioni di cittadini (tra cui anche gli stessi ignari magistrati) sono stati scandagliati entrando sovente a far parte di "fascicoli galleggianti" dell'Intelligence, ossia non autorizzati dal potere giudiziario. Spesso le persone sono semplicemente sospettate, o meglio tenute d'occhio dalla lunga mano del sistema di potere, soprattutto quando si mettono in testa di difendere pubblicamente un diritto civile.  Sommando gli elenchi del ministero di Grazia e Giustizia con quelli dei Servizi Segreti italiani, in particolare del RIS (Reparto Informazioni e Sicurezza, da non confondere con i Carabinieri), vengono fuori grandi cifre.

Siamo tutti o quasi sotto osservazione telefonica? Semplicemente ascoltati o intercettati? Chi garantisce che gli interventi di violazione della privacy vengono operati solo in casi estremi e delicati? Nessuna autorità? Il Garante nazionale al ramo (designato dalle fazioni partitiche) è in grado di illuminare in materia  il popolo sovrano?

Esiste in Italia un'unica centrale abusiva ed illegale di spionaggio? Sulla materia incombe l'eterno segreto di Stato.

Qual è la linea di demarcazione tra sicurezza nazionale e libertà individuale?


24.1.13

2013: ITALIA RADIOATTIVA (1)


di Gianni Lannes




E' sempre attuale il nucleare, specie in Italia che ha rifiutato l'energia atomica con due referendum popolari (1987 e 2001). Eppure, a parte gli affari tra Stato & Mafie (a cui vengono appaltati i lavori sporchi) regna e vige il segreto di Stato. 

Camen, Cresam, infine Cisam. Alzi la mano chissà chi lo sa! E’ una centrale nucleare che sulla carta non esiste, ma nella realtà ha prodotto scorie nucleari di prima, seconda e terza categoria, o se preferite anche e soprattutto ad alta attività. In particolare ha incentivato ricerche sul nucleare, perfino sul plutonio. Oggi bastano 5 chilogrammi di questa sostanza artificiale per assemblare una bomba atomica. 

Dal reattore “militare “Galileo Galilei”, sotto impulso tecnologico USA (fornitura dell’impianto nonché di uranio) ed in collaborazione con Fiat, Ansaldo e Marina Militare italiana, è decollata  la sperimentazione segreta (collaudata in Sardegna) del primo ed unico missile (Polaris “tricolore”) a testa atomica “made in Italy”. Nonostante il divieto del Trattato internazionale di proliferazione nucleare, sottoscritto precedentemente anche dall’Italia.



Ho avuto modo di visitare questa base militare off limits per i comuni mortali, e di pubblicare alcune inchieste in passato. Due precisazioni. Nell’Ordinanza numero 3267 del 7 marzo 2003, di nomina del generale Carlo Jean (già collaboratore Aspen come il presidente uscente della Repubblica, tale Giorgio Napolitano: organizzazione che accoglie in Italia politicanti e giornalisti di ogni orientamento, finanziata dal Club Bilderberg), il piduista Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816), già in affari con le mafie (vedi Dell’Utri) elenca gli impianti atomici che esigono uno smantellamento, con il successivo stoccaggio delle scorie in un deposito unico. Che strano: in questo documento istituzionale non è menzionato il reattore Galilei, né si parla della centrale nucleare di San Piero a Grado in provincia di Pisa, e nemmeno viene elencata la Toscana tra le regioni in emergenza a causa della presenza di rifiuti radioattivi, estremamente pericolosi. Inoltre, come è stato accertato dalla Procura della Repubblica locale (andata a sbattere contro il solito/solido muro di gomma del sistema di potere NATO) qualche anno fa, dopo un’accurata denuncia di un esperto, grandi quantità di scorie atomiche sono state seppellite nella pineta in riva al Mar Tirreno. 


Il parco di Migliarino-San Rossore è un’area “protetta”, ma solo sulla carta. L’area già dieci anni fa era stata trasformata dal ministero della Difesa, in una discarica a cielo aperto, con il trasferimento addirittura di uranio impoverito proveniente da rottami di elicotteri bellici (contrappesi alari da La Spezia).


L’anno scorso ero tornato sulla vicenda proprio su questo diario pubblico, poiché i quotidiani per cui ancora lavoravo, IL CORRIERE DELLA SERA e L’UNITA’ non hanno avuto il coraggio di pubblicare alcunché, adducendo scuse pretestuose.  

Siccome, come risaputo, al peggio non vi è mai fine, adesso emergono gravi novità.  

In un’intervista rilasciata ai primi di gennaio l’ammiraglio Domenico Di Bernardo, a capo della struttura di ricerca militare, comunicava che 750 mila litri di liquidi pesantamente contaminati utilizzati per il funzionamento del reattore nucleare del CISAM (in dismissione) verranno depurati (si fa per dire) e scaricati nel canale dei Navicelli (che confluisce nel Tirreno). I livelli di radioattività di queste “acque”, assicura l’ammiraglio, saranno al di sotto dei limiti di legge. Mentre i fanghi residui, incapsulati nel cemento, saranno sepolti in pineta. I limiti di legge in Italia non sono dettati da criterio biologici, bensì da interessi politici. Il limite è Mac zero: l'inquinamento radioattivo in mare è irreversibile.


Ecco il totalitarismo che ha già cancellato nel Belpaese a sovranità inesistente, la libertà e mette a rischio la vita di milioni di persone. Vogliamo discutere di questioni importanti o soltanto di queste elezioni truccate con candidati e programmi inesistenti ed esito scontato

Vogliamo lasciare la possibilità al sistema di potere finanziario internazionale di stabilire la pessima qualità ambientale delle nostre vite, compreso il destino delle future generazioni italiane, o piuttosto combattere per ottenere libertà e democrazia?


L'inchiesta dell'anno 2012:


22.1.13

IL TERREMOTO E' NATO. L'AQUILA: «RICOSTRUZIONE ENTRO 28 ANNI»





Il terremoto è Nato. I padroni d'Italia, dall'alto dei cieli, hanno colpito un'area sismogenetica. E non si arrestano. Dolore e rabbia.  Solo speculazioni di ogni genere sulla pelle degli sfollati. Terremoto dell'Aquila, spuntano nuove intercettazioni dell'allora capo della Protezione Civile, tale Guido Bertolaso. Dialoghi dei primi giorni dopo il sisma artificiale che devastò il cuore dell'Abruzzo il 6 aprile 2009. Dalle conversazioni si comprende che le autorità del Governo Berlusconi avevano ben chiara l'entità del disastro, ma che decisero di utilizzare l'emergenza a fini propagandistici. Tra l'8 e il 10 luglio, infatti, si svolse proprio nel capoluogo abruzzese il G8.

L'8 novembre del 2009, al telefono con Bertolaso, l'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta (con una sorella ben inserita al comando della Croce Rossa abruzzese), mentre dichiarava ai giornalisti che per ricostruire il centro città "servivano dai cinque ai 10 anni", ha affermato: "Sono contento che Berlusconi venga ma il centro storico de L'Aquila non si può ristrutturare, è tutto inagibile. Non deve dire rimettiamo gli abitanti tra 28 mesi perché è un massacro. Ti dico la verità, li mettiamo tra 28 anni".

Il tutto proprio nei giorni in cui è scoppiato il 'caso Iurato', l'ex prefetto de L'Aquila, una "donna" si fa per dire, in seguito promossa ad incarichi superiori, destinataria di un provvedimento d'interdizione dai pubblici uffici emesso dal gip perché, come hanno scritto i magistrati, "scoppiava a ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani".

Da quel tragico evento, l’aquilano è ingiustamente e fortemente militarizzato.

L'unico attore, anzi regista, che non compare (ancora) in questa strage è il Patto Atlantico. Appunto, come ben sanno tutti i politicanti assoldati dal "nuovo ordine mondiale", c'era e c'è un'attività bellica segreta in atto. Si attendono improbabili smentite con riscontri probanti, dal Capo dello Stato uscente, tale Giorgio Napolitano (denunciato all'Autorità Giudiziaria per Alto tradimento della Costituzione, un soggetto che di frequentazioni criminali e segreti di Stato se ne intende), già collaboratore dell'Aspen Institute (a sua volta finanziato dal Club Bilderberg).

Anche l'autorevole e saggio magistrato, Ferdinando Imposimato, ha recentemente affermato a livello pubblico: "Il Gruppo Bilderberg è responsabile delle stragi in Italia e della strategie della tensione". Che ovviamente hanno mutato natura: non sono più di carattere convenzionale, perché rischierebbero di essere facilmente smascherate, ora che sono note certe dinamiche mafiose. E questo il sistema di potere oligarchico, non può permetterselo.

Allora, giù la maschera!  Altro che le imminenti elezioni parlamentari truccate. 

Combattiamo per la vita, la libertà e la verità. Via le basi di guerra dall'Italia.


Una rinfrescata di memoria sociale:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/09/giorgio-napolitano-mission-italy.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/04/un-avvocato-di-cagliari-denuncia-i.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/12/colpo-di-stato-in-italia.html 

 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/09/kissinger-un-criminale-di-guerra-al.html

21.1.13

ITALIA: DEPOSITO DI ARMI NUCLEARI




Ecco quello che il popolo italiano non deve sapere. I dati ufficiali del Patto Atlantico (nel caso in esame, desunti da pubblicazioni Nato) sottoposti al segreto di Stato, fanno riferimento al 1989. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, già denunciato all'Autorità Giudiziaria, per alto tradimento, amico e fedele servitore degli interessi USA, dia all’opinione pubblica italiana gli aggiornamenti sull’arsenale atomico attivo degli Stati Uniti d’America, attualmente presente nel nostro Paese.

Per fortuna (sic!), in questa campagna elettorale, tutti gli schieramenti candidati a governare il Belpaese, hanno inserito nei loro programmi questo tema, ed inoltre, l’ottenimento di libertà , indipendenza e sovranità, nonché l’immediato ritiro di questo arsenale proibito. 

Scherzi a parte.  L’Italia, ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare che vieta la presenza di questo pericolo sul suolo nazionale.

La Penisola trasformata in una portaerei nel Mediterraneo, conserva suo malgrado,  un numero di armi nucleari che supera le mille unità (bombe, missili, mine, granate). Il più grande deposito di armi nucleari è site Pluto a Longare in provincia di Vicenza, dove è conservata la maggior parte della armi nucleari dell’esercito statunitense destinate all’impiego nel teatro meridionale. A site Pluto si trova anche la 69th Ordnance Company che ha la responsabilità della manutenzione delle armi nucleari, depositate nella base scavata all’interno di una collina situata nel centro del paese di Longare.

A Palù di Orsago, in provincia di Treviso, si trova il site Algol, dove sono custodite testate per i missili Lance.
A Chiarano, sempre in provincia di Treviso, esiste un deposito nucleare per la terza brigata missili.
Ad Alvisopoli di Fossalta Portogruaro, in provincia di Venezia, esiste un altro deposito speciale, il site Castor.
Un altro deposito nucleare attivo è quello di Tormeno, in provincia di Vicenza. E’ gestito dal 22nd Field Artillery Detachment e dal 19th Explosive Ordonance Detachment (incaricato della distruzione delle armi nucleari o degli interventi di emergenza in caso di incidenti).
E’ stato invece disattivato il site Rigel di Naz, nei pressi di Bressanone. Le armi nucleari sono state trasferite.
Sono state completamente ritirate dal servizio le mine atomiche  ADM (Atomic Demolition Munitions). Anche le testate per i missili Nike Hercules non sono più nell’inventario nucleare corrente.  

Le testate dei missili Nike si trovavano presso i siti dell’Aeronautica militare italiana. 
Ad Aviano, in una zona poco distante dalla base americana, si trova il più importante deposito di armi nucleari dell’USAF del teatro meridionale.
A Rimini, presso della base del 5° Stormo, si trova un deposito più piccolo di 25 armi destinate ad essere impiegate dagli F 104S, dotati di capacità nucleare.
A Ghedi, in provincia di Brescia, presso la base del 6° Stormo, vi è un deposito simile per i Tornado che operano da questo aeroporto. La sicurezza delle armi è affidata al 7402nd Ammunition Support Squadron.
Negli aeroporti italiani con capacità nucleare sono in via di realizzazione i cosiddetti Weapons Storage and Security Systems (WS): depositi di armi nucleari sistemati al di sotto dei ricoveri in cemento armato che ospitano gli aerei italiani destinati all’impiego nucleare.
Anche se in via di smantellamento la Comiso Air Station resta tuttora una delle principali concentrazioni di armi nucleari del mediterraneo (missili Cruise del 487th Tactical Missile Wing). Attualmente, nei depositi della base si trovano ancora 64 missili con le relative testate.

Le armi nucleari per l’impiego navale si trovano invece nelle due basi di Sigonella e di Santo Stefano. All’interno della Naval Air Station 3 di Sigonella, esiste un deposito di bombe di profondità nucleari B 57 e di bombe per gli aerei imbarcati a bordo della 6th Fleet che operano nel Mediterraneo.
Alla Maddalena sia testate per missili antisommergibili Subroc sia missili da crociera Tomahawk.  Taranto Depot: è un deposito della NAMSA, l’agenzia della NATO che si occupa della manutenzione dei sistemi d’arma. Il deposito di Taranto rifornisce in particolare le unità dotate di missili Hawk che operano nel Mediterraneo (Italia, Grecia, Turchia).

Al presidente Napolitano oso chiedere: lo stato dell'arte dopo 24 anni, a parte il fatto di aver nascosto la verità al popolo sovrano. Allora, tutti gli ordigni nucleari nordamericani sono stati ritirati dall'Italia ed i siti militarizzati, in particolare Longare a Vicenza, e Santo Stefano alla Maddalena, sono stati bonificati?


NUCLEARE SEGRETO: