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| Francesco Marcone. |
di Gianni Lannes
Con l’avvocato Giorgio Ambrosoli - ammazzato l’11 luglio 1979 con 4 colpi di 357 magnum ha condiviso la difesa della legalità in cambio della vita. Francesco Marcone, un funzionario dello Stato assassinato 17 anni fa con due proiettili - sparati alla nuca e alle spalle - da un killer ignoto che impugnava un revolver calibro 38, per la ‘giustizia italiana’ è solo un caso archiviato il 10 febbraio 2005. Per la Repubblica Italiana è una medaglia d’oro insignita dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il 31 maggio 2005 al Merito Civile alla memoria: «Funzionario dello Stato, sempre distintosi per la salda preparazione professionale e l’alto rigore morale, costantemente impegnato a garantire il rispetto delle leggi e a contrastare ogni possibile tentativo di illegalità, veniva barbaramente assassinato nell’androne della propria abitazione in un vile agguato». Nulla più: niente giustizia. Insomma, un caso dimenticato in tutta fretta, anzi volutamente accantonato. Ora, grazie alla tenacia di uno scavo giornalistico di chi non si arrende mai - nonostante attentati e minacce di morte - si apre uno spiraglio di verità inspiegabilmente elusa dagli inquirenti. Al caso fu applicato anche il magistrato (attuale parlamentare del Pd) Gianluca Carofiglio, ma senza alcun risultato positivo.
Marcone aveva denunciato alla magistratura speculazioni finanziarie ed edilizie, nonché evasioni fiscali miliardarie, impattando in pratiche maledette: Foar e Sicilsud (su quest’ultima aveva indagato Giovanni Falcone) prima di essere massacrato con sua moglie e la sua scorta dall’esplosivo fornito a Cosa Nostra dalla Sacra Corona Unita (come hanno stabilito recentissime indagini scientifiche della Polizia di Stato). I responsabili (mandanti ed esecutori materiali) del delitto Marcone, anche a causa di ritardate e anomale indagine giudiziarie - insabbiate in un porto delle nebbie - non sono ancora stati individuati.
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| Stefano Caruso. |


































