29.3.12

MAFIA: OMICIDIO MARCONE,
17 anni senza un colpevole, eppure…

Francesco Marcone.
di Gianni Lannes

Con l’avvocato Giorgio Ambrosoli - ammazzato l’11 luglio 1979 con 4 colpi di 357 magnum ha condiviso la difesa della legalità in cambio della vita. Francesco Marcone, un funzionario dello Stato assassinato 17 anni fa con due proiettili - sparati alla nuca e alle spalle - da un killer ignoto che impugnava  un revolver calibro 38, per la ‘giustizia italiana’ è solo un caso archiviato il 10 febbraio 2005. Per la Repubblica Italiana è una medaglia d’oro insignita dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il 31 maggio 2005  al Merito Civile alla memoria: «Funzionario dello Stato, sempre distintosi per la salda preparazione professionale e l’alto rigore morale, costantemente impegnato a garantire il rispetto delle leggi e a contrastare ogni possibile tentativo di illegalità, veniva barbaramente assassinato nell’androne della propria abitazione in un vile agguato». Nulla più: niente giustizia. Insomma, un caso dimenticato in tutta fretta, anzi volutamente accantonato. Ora, grazie alla tenacia di uno scavo giornalistico di chi non si arrende mai - nonostante attentati e minacce di morte - si apre uno spiraglio di verità inspiegabilmente elusa dagli inquirenti. Al caso fu applicato anche il magistrato (attuale parlamentare del Pd) Gianluca  Carofiglio, ma senza alcun risultato positivo.
Marcone aveva denunciato alla magistratura speculazioni finanziarie ed edilizie, nonché evasioni fiscali miliardarie, impattando in pratiche maledette: Foar e Sicilsud (su quest’ultima aveva  indagato Giovanni Falcone) prima di essere massacrato con sua moglie e la sua scorta  dall’esplosivo fornito a Cosa Nostra dalla Sacra Corona Unita (come hanno stabilito recentissime indagini scientifiche della Polizia di Stato). I responsabili (mandanti ed esecutori materiali) del delitto Marcone, anche a causa di ritardate e anomale indagine giudiziarie - insabbiate in un porto delle nebbie - non sono ancora stati individuati. 

Stefano Caruso.

28.3.12

ABRUZZO: DIGHE A RISCHIO CROLLO

di Gianni Lannes

«Oggi tuttavia non si può soltanto piangere. E’ tempo di imparare qualcosa» ha scritto la giornalista Tina Merlin, ai tempi della strage del Vajont (9 ottobre 1963) . Al bando gli allarmismi, ma dopo la catastrofe preannunciata di tre anni fa, l’incubo torna e si materializza in un pericolo che gli esperti chiamano risveglio delle faglie sismiche attive. I rischi risultano sottovalutati dopo che il Servizio nazionale dighe e il Registro nazionale dighe sono stati soppressi dal governo Berlusconi? Secondo uno studio del Servizio Sismico Nazionale in un lembo d’Abruzzo è concentrata la maggior parte delle sorgenti sismogenetiche del Belpaese. Si parte da Campotosto, transitando per Assergi - sotto il traforo del Gran Sasso - Campo Imperatore, valicando i monti Marine e Pettino. Senza tralasciare il sistema di faglie del Fucino. «Questo pericoloso fenomeno - attesta Fabrizio Galadini, direttore dell’Ingv di Milano, nonché paleosismologo di chiara fama - ha un’azione di taglio violentissima in grado di distruggere qualsiasi struttura». In una lettera inviata alla Protezione Civile da Francesco Iadevaia,  direttore generale del Ministero Infrastrutture si legge: «Gli esperti della Commissione (Nazionale Grandi Rischi della Protezione Civile, ndr) hanno evidenziato che la sequenza sismica registrata negli ultimi giorni mostra l‘attivazione della  faglia che lambisce il lago di Campotosto a profondità comprese tra 5 e 10 chilometri, assegnando ad esse una potenziale magnitudo compresa tra 6 e 7».


24.3.12

MAFIA: AIELLO SCARCERATO
perché intollerante al menù della patria galera

Michele Aiello.

di Gianni Lannes

Che diamine: è una questione di rispetto, anzi di diritto d’onore, anche se non contemplata nel codice penale. In Italia se rubi un panino per fame vai dritto in prigione a marcire, come tanti poveracci attualmente in fin di vita. Ma se rimedi una condanna definitiva, hai quattrini accumulati illecitamente e sei addirittura affiliato a Cosa Nostra in posizione di vertice, puoi farla franca scansando la galera. Basta un referto medico al momento opportuno e un occhio togato di riguardo.  

Infatti, qualche giorno fa è stato scarcerato dal carcere di Sulmona l’imprenditore Michele Aiello (59 anni), condannato a 15 anni di reclusione nel processo denominato Talpe alla direzione distrettuale antimafia in cui fu coinvolto anche l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro (in quota Udc di Casini) che sta scontando 7 anni di prigione a Rebibbia. Aiello è il socio del famigerato boss Bernardo Provenzano, meglio noto per la trattativa intavolata dallo Stato tramite il generale dei carabinieri Mario Mori. L’ennesimo accordo occulto della prima repubblica per cui persero la vita il 19 luglio 1992, a Palermo, il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta di  Polizia (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina). Per la cronaca: ai genitori della Loi, assassinata in servizio, l’inqualificabile Stato italiano ha addebitato il trasferimento dei poveri resti dalla Sicilia nella terra natìa.

Strage via D'Amelio - 19 luglio 1992

23.3.12

VIA LIBERA DI VENDOLA:
2 GASDOTTI E SALENTO “KAPUTT”

Salento, Torre-S.-Emiliano.

di Gianni Lannes

Non c’è tregua per il Mezzogiorno. Un angolo di Mediterraneo italiano ha i giorni contati a causa di una mastodontica TAV marina a base di perforazioni a caccia di idrocarburi e, poi, gasdotti a tutto spiano. I nuovi colonizzatori del Sud del Sud parlano inglese e tedesco ed ora, incontrastati, si accingono a cancellare la storia, massacrando la geografia. Nel business c’è  anche l’italiana Sorgenia del clan De Benedetti (L’Espresso, La Repubblica, eccetera) con il progetto di rigassificatore nel mare di Margherita di Savoia e nell’entroterra di Trinitapoli (dove Regione Puglia e Provincia di Foggia si accingono a dare il via libera all’ennesimo inceneritore di rifiuti). E tanto per darsi una tinteggiata di verde, Legambiente e Sorgenia - in joint venture - col pretesto delle energie rinnovabili spianano la Puglia. Che importa: è il progresso delle multinazionali basato unicamente sul profitto economico col pretesto dell’energia a portata di clic. Gli italioti restano in letargo. E i media nazionali neanche abbaiano senza il volere del padrone di turno. Il logorroico Nichi non pontifica, ma tace in materia, anche se si è autocandidato premier e si accinge a dimettersi dalla presidenza della Regione. «Vendola è il miglior governatore d’Italia»: parola di Emma Marcegaglia, regina dei rifiuti carbonizzati nei polmoni degli esseri viventi, bambini compresi.

Trivellazioni in mare.

22.3.12

'NDRANGHETA: ANCHE IL GOVERNO MONTI
NON RISPONDE SUL NUCLEARE

Caorso, centrale nucleare, container rifiuti Ecoge.

di Gianni Lannes


In Parlamento giace dal 4 ottobre 2010  una scottante interrogazione parlamentare (numero 4-08890) indirizzata da ben sei deputati radicali (prima firmataria Elisabetta Zamparutti) al presidente del consiglio, ed inoltre, ai ministri di interno, ambiente e sviluppo economico. Nonostante ben 11 solleciti, l’ultimo il 15 febbraio scorso, sia il governo Berlusconi sia quello Monti non hanno trovato ancora il tempo di fornire una benché minima risposta. Eppure il tema, di rovente attualità, tocca la sicurezza dello Stato nonché la mafia. Di che si tratta? Semplice: il parziale smantellamento della centrale nucleare di Caorso, affidato dalla Sogin, cioè dallo Stato italiano alla società Eco Ge di Genova. La ditta risulta amministrata da Ines Capuana, moglie di Gino Mamone.

Gino Mamone.

TANGENTI A GENOVA:
CONDANNATO MAMONE DELL'ECO.GE

di Gianni Lannes

Il tribunale di Genova  condanna a 3 anni di reclusione Gino Mamone, titolare della società di demolizioni e bonifiche Eco.Ge e a tre anni e mezzo l'ex assessore comunale allo Sport, in quota alla Margherita, Paolo Striano, entrambi accusati di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita dell'area dell'ex oleificio Gaslini. Il pm Francesco Pinto aveva chiesto 3 anni e 6 mesi per Mamone e 4 anni per Striano.
I due sono accusati di avere dato vita ad un giro di mazzette legato alla compravendita del complesso industriale di Rivarolo, mentre l'immobiliarista milanese Michelino Capparelli era stato prosciolto ancora in fase di indagine e l'ex consigliere comunale e avvocato civilista Massimo Casagrande aveva patteggiato chiudendo il processo senza andare in aula.
Secondo l’accusa Casagrande e Striano - in qualità di componente della Commissione per l'urbanistica - si sarebbero offerti di cambiare la destinazione d'uso da industriale a commerciale del complesso di Rivarolo già in possesso di Mamone, e dunque di orchestrarne la vendita all'immobiliarista lombardo Capparelli.
In cambio dei loro "servigi" i due avrebbero chiesto tangenti a Capparelli. L'operazione di compravendita aveva un valore di 13 milioni di euro e non è mai andata in porto.
Secondo la Direzione Investigativa Antimafia  l’ “Eco.Ge è una società organica alla ‘ndrangheta”. Proprio alla ditta Mamone - sotto il governo Berlusconi - la Sogin aveva affidato un parziale smantellamento della centrale nucleare di Caorso.
Gino Mamone (classe 1961), figlio di Luigi Mamone e Alba Raso, fratello di Caterina e Vincenzo - per citarne alcuni - coniugato con Ines Capuana è parente di Silvio Criscino sposato con Angela, sorella di Luigi, socio della Fratelli Mamone & C. ormai chiusa, amministratore della Eco.Ge srl e socio di altre imprese.

21.3.12

RAFFAELE CIRIELLO: Cartoline dall’inferno


di Gianni Lannes

Dieci anni esatti dal suo omicidio in Palestina:  ucciso brutalmente da piombo israeliano. Un carro armato contro una macchina fotografica. Raffaele Ciriello era un medico che ha dedicato la sua breve esistenza alla fotografia in prima linea. Nel 1993 la Somalia devastata da guerra e siccità gli offre la prima occasione d’avvicinarsi all’attualità: documenta la tragedia e ritrae gli inviati della Rai, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin poco prima della loro uccisione. Nel 1998 realizza “Postcards from Hell - Cartoline dall’Inferno” il sito web che da quel momento raccoglierà tutte le sue immagini e le riflessioni di viaggio. I suoi reportage in Rwanda, Sierra Leone, ex-Jugoslavia, Albania, Kosovo, Iran, Cecenia e Afghanistan sono stati pubblicati sui maggiori giornali di tutto il mondo, dal Corriere della Sera al New York Times. Viaggia più volte con Maria Grazia Cutuli, l’inviata del Corriere della Sera assassinata in Afghanistan. Nel 2002 decide di tornare in Palestina per raccontare la seconda Intifada, ma il 13 marzo a Ramallah, mentre sta documentando un rastrellamento dell’esercito israeliano, viene falciato da una raffica di mitraglia partita da un tank. Muore a 43 anni filmando la propria uccisione.  Il governo di Tel Aviv, nonostante la rogatoria internazionale della magistratura italiana, che ha aperto un fascicolo penale, di far conoscere il nome dei militari che compongono l’equipaggio del carro armato, non collabora nonostante il trattato di collaborazione giudiziaria tra i due paesi. Il procedimento penale viene quindi archiviato. Nel maggio 2009, il bravo collega Daniele Biacchessi scrive la storia di Raffaele Ciriello nel suo libro PASSIONE REPORTER.

ILARIA E MIRAN: assassinati dallo Stato italiano

Relazione parlamentare.

di Gianni Lannes

«Il procedimento giudiziario per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio il 20 marzo 1994, ha registrato con la deposizione del direttore del Sisde elementi nuovi, che potrebbero risultare determinanti ai fini dell’accertamento della verità, consistenti nel fatto che “fonti” ritenute attendibili dal servizio di sicurezza sono a conoscenza dell’identità dei mandanti del duplice assassinio; nella stessa deposizione ci si è avvalsi della facoltà di non rivelare l’identità della fonte per motivi di sicurezza; è venuta così a determinarsi una situazione per cui lo Stato attraverso il potere esecutivo conosce i presumibili assassini, ma rinuncia a perseguirli attraverso il potere giudiziario sottraendogliene la possibilità; siamo di fronte ad una lesione grave di diritti fondamentali rappresentati in primo luogo dalla necessità di rendere giustizia a chi ha perso la vita per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati e realizzare così concretamente il diritto alla libertà d’informazione». Così l’interrogazione parlamentare a risposta orale numero 3-01046, presentata il 10 giugno 2002 da Piero Ruzzante e Giuseppe Giulietti (seduta 155), indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi Silvio, sollecitata il 19 marzo 2003, e a tutt’oggi che non ha ancora ottenuto una risposta governativa.  Il generale Mario Mori a cui si fa riferimento -  direttore del  Sisde dall’ottobre 2001 al dicembre 2006 - già sotto processo per la trattativa Stato & mafia non vuota il sacco. Mario Mori è una vecchia conoscenza attualmente sotto processo penale per la trattativa intercorsa fra Stato e Cosa Nostra, che ha portato all’eliminazione dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sono transitate due legislature, ma la farsa di regime continua, pur di occultare il lucroso commercio in salsa tricolore, in cui banchetta l’immarcescibile gruppo di comando. Nel giugno del 1992, poco prima di essere disintegrato da un ordigno con la sua scorta di Polizia, il pentito Leonardo Messina - come ha confermato l’ex procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna - rivelò al giudice Borsellino che nella miniera di Pasquasia in Sicilia erano state occultate dallo Stato - con la complicità remunerata di Cosa Nostra - micidiali scorie radioattive. Niente di nuovo, prima petrolio, poi armi e rifiuti scottanti: il sistema di potere operante in Italia, grazie alla complicità dello Stato e dei vari governi tricolore, ha eliminato prima Enrico Mattei, poi Mauro De Mauro ed infine Pier Paolo Pasolini.

Ilaria e Miran (foto Raffaele Ciriello).

20.3.12

ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN:
DELITTO DI STATO ITALIANO

Targa anteriore.
di Gianni Lannes

Mogadiscio, 20 marzo 1994: omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Traffico di armi e rifiuti pericolosi dal belpaese al terzo mondo africano. Biglietto di sola andata senza giustizia. Ecco il movente che ha subito depistaggi di carattere istituzionale, a partire dalle menzogne di Carlo Taormina, sparate in qualità di presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta (23 febbraio 2006): «Nessuno scoop messo a tacere con la morte. I cittadini devono sapere fin da ora che mai nessuno ha inteso uccidere i due giornalisti, vittime di una manica di banditi senza che i banditi sapessero di chi si trattasse e agendo unicamente in un contesto di ritorsione criminale. La gente, inoltre deve sapere che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non erano depositari di alcun segreto nelle materie che un giornalismo d’accatto per dodici anni ha invece tentato di propinare. E’ falso che i due giornalisti fossero a conoscenza di cose inenarrabili nei campi della cooperazione, del traffico d’armi, del trasporto di rifiuti. I due giornalisti nulla mai hanno saputo e in Somalia, dove si recarono per seguire la partenza del contingente italiano, passarono invece una settimana di vacanze conclusasi tragicamente senza ragioni che non fossero quelle di un atto delinquenziale comune».

Menzogne premeditate - Nel 2005 ho avuto modo di intervistare l’ex Onorevole di Forza Italia, a più riprese nel suo studio romano di via Cesi, nei pressi del palazzaccio. All’estero è conservata, in mani sicure, la registrazione di queste sue dichiarazioni preconfezionate con largo anticipo: «Ilaria e Miran erano andati a passare una vacanza in Somalia… uccisi nel corso di una rapina da fondamentalisti islamici…» riferì nel corso dell’intervista concordata.
L’ex Sottosegretario del governo Berlusconi non aveva dubbi: «La dinamica si basa sull’analisi balistica dell’auto. Abbiamo fatto una perizia al balipedio della polizia di stato e quindi abbiamo potuto ricostruire al millimetro ogni cosa. Nessun colpo alla nuca, a contatto. Nessuna esecuzione» disse testualmente.
In realtà, Ilaria e Miran, vennero assassinati poiché in procinto di rivelare, in diretta al tg 3 nazionale, il coinvolgimento dello Stato italiano nel traffico illecito di scorie e di armi.
E’ un grave reato penale anticipare di oltre un anno - la Relazione della Commissione sarebbe stata chiusa e votata solo il 23 febbraio 2006 - dichiarazioni depistanti senza attendere l’esito dei lavori di indagine.
Carlo Taormina.

ADDIO MARCEGAGLIA

Ravenna, piattaforma raccolta rifiuti pericolosi.
di Gianni Lannes

Semplici incassatori di denaro pubblico o criminali in guanti di velluto ben surrogati dal sistema di potere? Il clan Marcegaglia controlla un impero economico con interessi in Italia e all’estero. I familiari di spicco sono il geometra Steno (genitore) ed i figli Antonio ed Emma. L’ultimo fatturato ufficiale ammonta a 6 miliardi di euro. Hanno stabilimenti anche in Cina, Russia, Polonia, Brasile.

Pedigree - Il 13 dicembre 2006 il tribunale di Brescia ha condannato Steno Marcegaglia, imputato nel processo Italcase-Bagaglino, a 4 anni e un mese per il reato di bancarotta preferenziale e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Grazie all’indulto, la pena detentiva è ridotta di tre anni. È stato poi assolto in secondo grado dalla Corte d’Appello di Brescia l’11 maggio 2009.

Marcegaglia, documentazione incenritore.

19.3.12

ENICHEM: ASSOLUZIONE
PER STRAGE DI STATO ITALIANO

Enichem Manfredonia.
di Gianni Lannes

Morti di lavoro, danni irreversibili al territorio e inquinamento per le prossime due generazioni, eppure nessun colpevole. 17 operai deceduti a causa dei tumori a polmoni e laringe. Senza contare i malati e gli assassinati tra la popolazione civile. Per i media la notizia non esiste. La quarta sezione penale della Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi della Procura generale di Bari e di tre parti civili e sigilla sul piano giudiziario una vergognosa ingiustizia. Così l’hanno fatta franca 10 ex dirigenti dell’Enichem agricoltura (Mario Campelli, Massimo Monti, Paolo Visioli, Marcello Fulgenzi, Mario Lanfranchi, Armando Mortara, Luigi Farris, Annibale Del Bue, Italo Ragni, Gino Pagano) e 2 esperti di medicina del lavoro (Luigi Ambrosi e Vito Foa).

Atto d’accusa - Solo l’operaio Nicola Lovecchio ha avuto il coraggio di denunciare la situazione (settembre  1996). Oggetto dell’inchiesta non è mai stata l’esplosione di un serbatoio dell’Anic-Enichem, avvenuta il 26 settembre 1976, con conseguente fuoriuscita di 10 tonnellate di arsenico sulla città di Manfredonia. Secondo la Procura gli imputati, dirigenti della multinazionale chimica, oltre ai due medici del lavoro, avevano omesso di adottare una serie di contromisure per limitare i danni causati dal prolungato contatto degli operai con il veleno cancerogeno. Quell’esposizione aveva provocato tumori a polmoni, laringi e colicisti, ed innumerevoli decessi, ma si è indagato solo su pochi casi, nonostante la diretta esposizione di almeno 1900 lavoratori nel periodo 1976-1982.
L’accusa contestava agli imputati a vario titolo: non aver informato gli operai dei rischi causati dall’esposizione all’arsenico; non aver impiegato personale specializzato nella bonifica dell’area; non essersi assicurati che gli operai usassero maschere protettive con filtri cambiati quotidianamente e tute impermeabili a tenuta stagna; non aver monitorato ciclicamente l’area per verificare il livello di concentrazione dell’arsenico nei limitrofi terreni agricoli.

Enichem Manfredonia.

18.3.12

Saviano critica Gramsci, polemiche a sinistra


di Daniele Cardetta

STRAGE USTICA:
SOSPESI RISARCIMENTI PER LE VITTIME

Recupero rottami - Rottami veivolo.
di Gianni Lannes

Per avere una risposta dallo Stato dovranno attendere ancora tre anni i familiari delle 81 vittime, trucidate la sera del 27 giugno 1980. Ancora tre anni si aggiungono ai 31 già trascorsi dalla strage provocata dall’aviazione israeliana, grazie alla compiaciuta disattenzione dell’Aeronautica tricolore e dei padroni Usa. La corte d’appello che dovrà decidere se confermare o meno la condanna milionaria dei ministeri dei Trasporti e della Difesa ha rinviato al 2015 il processo. Ma intanto ha deciso il congelamento del verdetto di primo grado: i parenti di chi nella tragedia dell’Itavia perse la vita, per ora, non incasseranno i risarcimenti. Sospesi in attesa della pronuncia sull’impugnazione del verdetto che riteneva colpevole lo Stato italiano, di non aver garantito la sicurezza del volo e di avere negato a chi la chiedeva la verità sul disastro. “Un’impugnazione che - secondo la corte - non sarebbe manifestatamente infondata e che richiederebbe un’accurata valutazione”. 

17.3.12

AMIANTO, BANDO DI CARTA

Cementificio di Anhovo.

di Gianni Lannes

Sull’altra sponda dell’Adriatico c’è un’altra fabbrica della morte. A Vranjic, un piccolo centro costiero a 5 chilometri da Spalato, la Salonit di Jozo Curkovic produce tubi e rivestimenti di cemento-amianto. L’associazione italiana “Esposti Amianto” ha censito 300 vittime tra gli operai e numerosi casi di mesoteliomi, asbestosi e carcinomi negli abitanti della zona. In lista d’attesa per entrare nell’Ue, la Croazia è obbligata a mettere al bando la cosiddetta “lana delle salamandre”. Il vincolo è ribadito da una direttiva del 2003. In base all’accordo di “stabilizzazione e associazione” sottoscritto con Bruxelles, la Croazia deve armonizzare le sue leggi con quelle dell’Unione. Eppure la produzione continua alacremente, su tre turni e senza alcuna protezione per gli operai. «Nell’Ue vi sono ancora paesi che importano ed utilizzano l’amianto nei processi produttivi (Portogallo, Grecia, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna e Lussemburgo).  

15.3.12

“ASSUMI L'AMICO DI EMILIANO”

Emiliano sindaco di Bari - Foto: barisera.net
di Gianni Lannes

Champagne, vino, ostriche imperiali. E tanto altro a spese dell’ignaro contribuente. E’ il contenuto del pacco dono per Natale recapitato al sindaco pro tempore di Bari, Michele Emiliano. Mittente: Gerardo Degennaro, l’ex consigliere regionale del Pd arrestato per lo scandalo degli appalti truccati. Nelle intercettazioni dell’inchiesta barese: “Quello va assunto per forza, è un amico del sindaco”.

Emiliano e Vendola - Foto: barisera.net

SICILIA: RIFIUTI NUCLEARI A PASQUASIA


di Gianni Lannes

I rapporti ENEA certificano il fatto compiuto a danno dell’ignara popolazione. Incompatibili con qualsiasi forma di vita: “tesori” nascosti che regalano malattie e morte a larghe mani, con la benedizione dello Stato tricolore. Le scorie nucleari sono state affondate illecitamente non solo in mare, bensì nascoste anche all’interno della terraferma. Le viscere dell’isola non sono state risparmiate. Siamo a ridosso della miniera di Pasquasia, un’area di 70 ettari, in provincia di Enna, a circa 22 chilometri da Caltanissetta. Quello che un tempo prefigurava un sospetto,  è realtà inconfutabile. Per assassinare questo angolo di sud, il paravento è scientifico. Ecco qualche pagina in materia: ‘Studi nella cavità sotterranea di Pasquasia. Scienze e tecniche nucleari’ (rapporto Eur 11927 IT, anno 1988); oppure, ‘Studi nella cavità sotterranea di Pasquasia. Rapporto finale’, edito sempre nell’88, addirittura dalla Commissione delle Comunità europee (European Nuclear Energy Agency). E ancora il più recente: ‘Le ricerche condotte dall’Enea fra il 1976 ed il 1991 sul confinamento geologico delle scorie radioattive a lunga vita e ad alta attività’ (Report RSE/2009/128, a firma di Francesco Zarlenga). Ma diamo un’occhiata alla pubblicazione intitolata ‘Indirizzi generali e pratiche di gestione dei rifiuti radioattivi’, pubblicata dall’Enea nel 1990. A pagina 189 e seguenti si legge: «…L’Enea aveva da tempo avviato attività preparatorie per la realizzazione di un bacino centralizzato di immagazzinamento di combustibile irraggiato (…) L’Enea è, infatti, l’organo nazionale deputato per legge all’individuazione di soluzioni per l’eliminazione dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia. A tal fine l’obiettivo generale delle ricerche condotte dall’Enea sin dalla fine degli anni ’60 è stato quello di qualificare una o più formazioni geologiche, suscettibili di offrire le migliori condizioni di contenimento plurimillenario dei rifiuti. Fra le numerose formazioni geologiche con caratteristiche generali adatte allo smaltimento dei rifiuti, l’Italia ha scelto prioritariamente i depositi argillosi plio-quaternari (…) Dal punto di vista tecnico, la scelta è giustificata dai caratteri intrinseci delle formazioni argillose, che assicurano la disponibilità di un’efficace barriera alla potenziale migrazione dei radionuclidi dai depositi profondi della biosfera».
Ecco il succo negato: «sono state avviate le azioni per la costruzione, in collaborazione con l’Italkali di Palermo, di un laboratorio sperimentale sotterraneo nella miniera attiva di sali di Pasquasia (EN). Il laboratorio viene costruito nella rampa di accesso ai depositi minerari, ad una profondità di 160 mt. (…) Esistono al momento in Italia le tecnologie per il trattamento e condizionamento, mentre per la custodia di questi rifiuti la saturazione dei magazzini di stoccaggio esistenti e la recente sospensione delle operazioni di affondamento in mare, condotte sotto l’egida della Nea, rendono improrogabile il reperimento di siti di smaltimento su suolo nazionale».

14.3.12

VENDOLA FINANZIA i “magna magn...”

Sindaco Calvio.
di Gianni Lannes

Benvenuti in Puglia. Il partito trasversale degli affari privati con denaro pubblico poteva limitarsi ai finocchi e ai broccoletti. Invece sta spolpando perfino i cavoli, mentre l’agricoltura va in malora. Fuor di metafora: cricche e clan, in barba alla legalità, fanno man bassa di città e territori nell’ex isola felice, approfittando delle generose elargizioni di soldi comunitari, statali e regionali, erogati in base accordi di programma stipulati tra il governatore e i sindaci beneficiari. Il motto è “spendi e spandi: nel segno dell’impunità”.

Eldorado del malaffare - Orta Nova, in provincia di Foggia conta all’anagrafe 18 mila anime, esclusi i migranti trattati peggio delle bestie e, sbattuti all’indice del razzismo più bieco dal medico Gerardo Tarantino, ex vice sindaco ed attuale consigliere comunale del Pdl. Questo paese che vanta una passività pari a 14 milioni di euro, maturata sotto il regime di Giuseppe Moscarella (Msi, An, Pdl), è la cartina tornasole dello squallore amministrativo in cui primeggiano al Sud i soliti squali, a danno della collettività. Ecco un esempio documentato di malaffare: il PIRP “Reale Sito”, ovvero 2 milioni di euro scuciti per conto terzi dal governatore e contorno di suoli comunali concessi ai soliti compari.

Foto: archivio Gianni Lannes - Fitto, Moscarella e Giannatempo.

13.3.12

articoli



La giustizia italiana non va in rete

12 marzo 2012

«Hai famiglia, non rompere più con l'ecomafia» Alessandro Sala

http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_30/giornalista-denuncia-ecomafia-e-riceve-minacce_350f33c2-4b42-11e1-8fad-efe86d39926f.shtml

30 gennaio 2012

 

Contro l'inquinamento luminoso, proposti i parchi delle stelle

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_agosto_10/inquinamento-luminoso-lannes_a9bfe6d2-c33c-11e0-989a-eed57ce4aa2c.shtml

10 agosto 2011

 

Puglia, quando l'ecomostro
è di proprietà della Regione

http://www.corriere.it/ambiente/11_luglio_24/puglia-ecomostro-lannes_4ab40296-b602-11e0-b43a-390fb6586130.shtml

24 luglio 2012

 

L'Asia e il fantasma del plutonio

http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_17/asia-nucleare-giappone-corea_466577bc-5093-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml

17 marzo 2011


Giornalisti minacciati dalla criminalità:
« Vivere con le pistole puntate contro»

http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_11/magazine-giornalisti-minacciati_0cedca5c-cead-11de-9c90-00144f02aabc.shtml

11 novembre 2012

BASILICATA: INQUINAMENTO ENI

Lucania, inquinamento invasi acqua potabile.

di Gianni Lannes

In Lucania oltre alla rapina “legalizzata” di idrocarburi, è in atto da lungo tempo un inquinamento di acqua, terra ed esseri viventi. Ma a chi interessa l’ennesimo incidente minimizzato dai boiardi di Stato del cane a sei zampe? Presso Metaponto sabato scorso si è verificato  una fuoriuscita di petrolio dall’oleodotto dell’Eni in località Pizzica-bivio Giulianello.  Lo sversamento dell’oleodotto Viggiano-Taranto ha interessato un’area molto estesa che ha raggiunto le falde acquifere. Secondo  l’Eni che al solito minimizza si tratta di “circa 6 mila metri quadri”; in realtà la zona colpita è molto più grande. 

11.3.12

TAV: DITTATURA A TUTTO SPIANO

Corrado Clini, ministro dell'Ambiente.

di Gianni Lannes

«La Tav si farà, bisogna rimanere agganciati all’Europa» ordina Mario Monti il premier non eletto dalla democrazia. «Tav: non mette a rischio l’ambiente»: parola di Corrado Clini, il ministro in salsa ecologica. Questo scatena le dure reazioni del mondo ambientalista, che insorge compatto contro il ministro. Proprio non sono andate giù ai Verdi e agli altri contestatori del progetto le parole con cui l’Alta Velocità è stata definita “un caso di scuola di ingegneria sostenibile in difesa dell’ambiente”. Non si è fatta attendere la critica di Angelo Bonelli dei Verdi, che accusa il ministro dell’Ambiente di non conoscere realmente i mandati del suo dicastero: «Il ministro non conosce gli atti del suo ministero. Sul progetto della Torino-Lione gravano ben due ricorsi al Tar da parte delle associazioni ambientaliste per violazione delle normative ambientali».

Giornalisti.
Cancellieri chiarisca su revoca scorta a Lannes



10.3.12

TAV: INUTILE, COSTOSO E PERICOLOSO


di Gianni Lannes

Nel Belpaese va in onda l’eclisse totale della democrazia. «La Tav si farà, bisogna rimanere agganciati all’Europa» dichiara a reti unificate l’eterodiretto mister Mario Monti, il premier che non ha eletto il popolo italiano, ma è stato imposto dal sistema di potere internazionale. Il tracciato rientra nel Progetto prioritario 6 (Lione-Trieste-Divaccia/Capodistria-Divaccia-Lubiana-Budapest-confine ucraino) della Rete ferroviaria trans-europea (TEN-T). Strano. La Rete però non stabilisce per questa direttrice la realizzazione di una ferrovia ad alta velocità/capacità, bensì di un asse ferroviario di tipo tradizionale, realizzabile ammodernando il tracciato esistente. 
Nell’ambito dei corridoi TEN-T, l’Unione Europea considera la Torino-Lione come un “asse ferroviario ordinario” che non deve necessariamente realizzato ex-novo in modalità alta velocità.  L’Europa non prevede la realizzazione fra Torino e Lione di una linea completamente nuova e ad alta velocità né pertanto vincola necessariamente i finanziamenti a queste caratteristiche. Infatti, la linea Torino-Lione si inserisce originariamente come ferrovia ordinaria nel corridoio 5, definito dall’Unione Europea.

9.3.12

LO SCHELETRO DI PLACIDO RIZZOTTO
RITROVATO A CORLEONE

di Gianni Lannes

Il sindacalista socialista scomparve la sera 10 marzo 1948 attirato con un tranello e poi non si seppe più nulla. Dopo 64 anni la Polizia Scientifica di Palermo ha risolto uno dei misteri più inquietanti legati alla mafia di Corleone.
Il Dna lo hanno estratto da una tibia dello scheletro trovato in una foiba di Roccabusambra, a Corleone, vicino a una cintura e a una moneta di 10 centesimi coniata negli anni Venti. Gli esami effettuati sui resti hanno accertato infatti che quelle ossa appartengono proprio al sindacalista ucciso per la sua avversione alla criminalità organizzata, ammazzato dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. La scientifica ha comparato lo scheletro con le ossa riesumate per l’occasione del padre Carmelo. Dell’omicidio di Placido Rizzotto fu accusato Luciano Liggio, a quel tempo campiere dell’allora capomafia cortonese don Michele Navarra.
Liggio fu però assolto dalle accuse per insufficienza di prove. Ad assistere casualmente all'omicidio fu un giovane pastore, Giuseppe Letizia, che per questo motivo fu eliminato poco tempo dopo con un'iniezione letale fattagli dal boss e dottore Michele Navarra, il mandante del delitto di Placido Rizzotto.

8.3.12

ITALIA: DONNE SENZA LAVORO E DIRITTI

Corte Europea Diritti, Strasburgo.

di Gianni Lannes

Parole di carta e proclami di eguaglianza al vento. Insomma, retorica a più non posso per celare la feroce realtà in cui tutt’al più si consuma il corpo femminile. Altro che 8 marzo in una società volgarmente maschilista. Tutto si risolve, o meglio, si consuma in una tragica farsa a base di cenoni. Hanno una marcia in più eppure nel Belpaese le donne arrancano, annichilite dalle discriminazioni, dalla violenza e dalla precarietà. Le donne del Mezzogiorno poi, contano meno di niente. Un recente studio Svimez conferma la tragica realtà: nel Sud del Sud ammantato di tricolore “sono 560 mila le disoccupate occulte, vale a dire quelle che sfuggono alle statistiche ufficiali e che innalzano la percentuale della disoccupazione reale al 30,6 per cento” (dati aggiornati all’anno 2010). L’orientamento negativo aumenta: altre 575 mila donne, pur disponibili ad intraprendere un’attività, risultano scoraggiate a cercare lavoro. E, infine, coloro che un’occupazione ce l’hanno, devono accontentarsi di un salario inferiore del 30 per cento rispetto a quello dei lavoratori maschi del centro nord.

7.3.12

C'E' UN MONDO CHE SI MUOVE

di Luca Bassanese

MP3

C’è un mondo che si muove, che parte dalla gente e non può essere fermato, dopo anni di storia sonnolenta, di lamentele davanti al telecomando, c'è un mondo che si muove. È un mondo che non ha età, non ha colore, non ha poteri da difendere se non la propria dignità.

C’è un mondo che si muove, figli nuovi e passati, per abbattere il muro degli ex idealisti accomodati in morbide poltrone con l’obbiettivo vacanze, morte psicologica e corporale di un'umanità che ora grida e fugge.

C’è un mondo che si muove, nei sorrisi mano nella mano di uomini, donne e bambini nei cortei improvvisati per l’urgenza di sapere, di conoscere la realtà toccandola con mano.

6.3.12

UN TRENO CHE VIAGGIAVA LENTO...

Foto: notav.info - Partigiani in Val di Susa
di Renata Fontanella

Nei primi anni ’50,ero una bambina molto piccola, che viveva in un’altrettanto piccola stazione della linea Novara-Varallo, in un paese bagnato dal fiume Sesia,che dava il nome alla valle, la Valsesia.
Mio padre era il capostazione di una stazioncina, la gente scendeva e saliva dai pochi treni che transitavano, sempre puntuali, silenziosi, allegri nella loro corsa tra il fiume le case.
Il piccolo mondo che i treni portavano con sé, era unico, irripetibile, variegato nella sua semplice vitalità. Le maestre, il dottore, le famiglie…tutti insieme in un viaggio lento, senza stress, e con possibilità di conoscenza e dialogo.
Quel piccolo mondo,che appartiene ai miei ricordi, oggi non potrebbe sicuramente sopravvivere, alcune di quelle stazioni sono state chiuse, le corse sostituite spesso da autobus.