30.1.12

CORRIERE DELLA SERA:
"Hai famiglia, non rompere più con l'ecomafia"

di Alessandro Sala

http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_30/giornalista-denuncia-ecomafia-e-riceve-minacce_350f33c2-4b42-11e1-8fad-efe86d39926f.shtml

BALLATA DELLE SHOAH

Lager nazista.
di Gianni Lannes

«Mi avvicino, il portone è aperto, mi faccio coraggio e busso due volte. Il cuore mi scoppia in gola e mi soffoca. Sono Elisa Springer e in questa casa ho lasciato la mia giovinezza per seguire un mondo di disperati e di innocenti che andavano al rogo».
L’ebrea Elisa Springer, era nata a Vienna nel 1918 e viveva in Italia dal 1947. Era  scampata ai forni crematori nazisti, conoscendo, ad Auschwitz,  Anna Frank.
Appunto, la memoria torna a galla e annichilisce il silenzio.
L’avevo incontrata a Manduria, in provincia di Taranto, undici anni fa, dove si era rifugiata prima di morire il 20 settembre 2004. “Beh, arrivata a una certa età, ho capito che dovevo parlare anche per i giovani. Perché il futuro è nelle loro mani. Perché il genocidio non avvenga più, come invece purtroppo accade”.

27.1.12

ULTIMO AVVERTIMENTO MAFIOSO

Caorso, centrale nucleare, Ecoge.

di Gianni Lannes

Sono un giornalista freelance, libero e indipendente. Ho semplicemente scoperto che la Sogin (dal 1999 ha il compito di "bonificare" il nucleare italiano), ovvero lo Stato, ha appaltato qualche anno fa lo smantellamento di una parte della centrale nucleare di Caorso alla Ecoge: una srl con sede a Genova  di proprietà della famiglia Mamone. Secondo alcuni rapporti della Direzione investigativa antimafia si tratta di una società, o meglio di un clan organico alla ‘ndrangheta immersa da anni nel business dei rifiuti pericolosi. Tempo fa avevo richiesto alla Sogin di poter visitare alcuni siti nucleari italiani per portare a termine una serie di inchieste giornalistiche. Non mi è stata fornita alcuna risposta, così dopo una lunga attesa nel 2008 sono riuscito a penetrare nella più importante centrale atomica italiana. Lì ho scoperto la presenza di camion della Ecoge che caricavano container. Ho chiesto conto alla Sogin, ma un dirigente mi ha invitato a non rivelare questa situazione. Il 12 dicembre 2009 ho raccontato a Palermo, accanto a Salvatore Borsellino nel corso di un incontro pubblico la portata di questa scoperta. Nel 2009 ho subito alcuni attentati: in particolare il 2 luglio, è saltata in aria l'auto di mia moglie. Successivamente il 5 novembre ignoti hanno dato alle fiamme la mia auto. Nel maggio 2010, ignoti si sono introdotti nella mia abitazione rubando un computer e un hard disk portatile. Lo stillicidio di avvertimenti si è riversato su mia moglie per tutto il 2011. Ho presentato numerose denunce all’autorità giudiziaria ma senza alcun esito. Ieri, nell'auto di mia moglie c'era un biglietto con il seguente avvertimento: "HAI UNA FAMIGLIA NON ROMPERE PIU' I COGLIONI CON LE STRONZATE ECOMAFIA". 

26.1.12

ROTTE A RISCHIO:
IL GOVERNO MONTI NICCHIA

Salerno.
di Gianni Lannes

Il governo italiano che dopo aver promesso, a seguito di un incidente che “non doveva capitare”, regole immediate sulle rotte di navigazione, chiede adesso accordi volontari a Confitarma e all’associazione europea delle imprese che gestiscono le navi da crociera. Rivolgendosi proprio ai responsabili di incidenti come quello del Costa Concordia.

Basta una rapida analisi del database del Lloyd’s Register per verificare che l’impresa USA proprietaria del marchio Costa Crociere - la Carnival corporation & plc - ha all’attivo 225 incidenti, di cui 38 a carico di navi della flotta Costa. Se in questi anni le compagnie avessero voluto impegnarsi “volontariamente” in misure serie di prevenzione, avrebbero avuto tutto il tempo necessario per farlo.


A SUD IL MOSE' ITALIANO

Ebreo garganico.
di Gianni Lannes

Quei contadini pugliesi che si convertirono all’ebraismo nel momento in cui scattarono le persecuzioni antisemite


Il giorno della memoria. rimossa ma non estinta. ‘Italya’ in ebraico vuol dire “isole delle meraviglie”. E ‘Negba’ nell’antico idioma significa “verso Sud”. Appunto: in direzione di una pagina memorabile del Mezzogiorno sconosciuta o quasi. Quei ‘cafoni’ del Gargano si convertono all’ebraismo proprio nel momento in cui entrano in vigore le persecuzioni antisemite. Essere ebrei poteva essere soltanto un destino non una scelta. E invece. Addirittura braccianti e artigiani, allo stremo per la fame osano, mettere al sicuro, sotto il naso dei nazisti, giovani ebrei fuggiti dalla Toscana e aiutano sfacciatamente quelli al confino.

Donato Manduzio.

25.1.12

AL SUPERMERCATO DEGLI AFFARI OSCURI

 Moscarella ai ferri con la giunta.
di Gianni Lannes


“La mafia in Puglia non esiste”: parola di Nichi Vendola in persona. La realtà pugliese è ben altro che una narrazione artificiosa dettata a tavolino in tv. Basta leggersi le sentenze di condanna dei clan collusi con la politica del malaffare per mettere a tacere in via definitiva il guru di Terlizzi. Già i colletti bianchi: chi li ha mai sfiorati in un contesto dove tre quarti del sistema lavorativo è caratterizzato dall’assenza della più elementare tutela giuridica; dove imperversa il lavoro nero, super sfruttato e precario, dove la disoccupazione raggiunge picchi vertiginosi e attecchiscono speculazioni e usura. L’importante è fare man bassa del denaro pubblico: è il caso degli 82 milioni di euro elargiti a pioggia nella regione senza alcun controllo rigoroso. Allora, bentornati ad Orta Nova in provincia di Foggia, beneficiata da una fetta sostanziosa di questa torta. Il pretesto formale? I “Programmi integrati di riqualificazione delle Periferie”. Sei anni fa la giunta Vendola (compresi i compagni di merende Frisullo e Tedesco) ha indetto un bando regionale (deliberazione numero 870 del 19 giugno 2006, poi modificata con atto numero 1542 del 13 ottobre 2006). Nel Bollettino Ufficiale (numero 81 del 29 giugno 2006, da pagina 10788 in poi) è spiegato che «I PIRP sono finalizzati alla rigenerazione delle periferie urbane (…) includono la riqualificazione dell’ambiente costruito (attraverso il risanamento del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici), la riorganizzazione dell’assetto urbanistico (attraverso il recupero e/o la realizzazione di urbanizzazioni primarie e secondarie integrate alla residenza e alle altre attività di servizio), il miglioramento della qualità ambientale, la promozione dell’occupazione e dell’iniziativa imprenditoriale locale, il contrasto all’esclusione sociale (…) I PIRP sono elaborati con la partecipazione attiva degli abitanti, finalizzata a garantire interventi che rispondano ai loro bisogni, desideri e aspettative, a migliorarne la qualità della vita e la sicurezza (…)». Intenti nobili, non c’è che dire. Allora perché la giunta Vendola ha elargito ben due milioni di euro per finanziare la speculazione su terreni comunali? Due in particolare: il gruppo tedesco Rewe che controlla la catena dei supermercati “Penny Market” e l’impresa Festa Costruzioni Generali srl che ha costruito appartamenti privati beneficiando di suoli pubblici. 

Penny Market.

24.1.12

ITALIA: SE NON ORA QUANDO

Gandhi sui tetti di Roma.

di Gianni Lannes


Per dirla con Albert Einstein: «Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai dei malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. La coscienza è al di sopra dell’autorità, della legge, dello Stato». L’Italia ha bisogno di una rivoluzione non di semplici spettatori che pontificano comodamente dal salotto televisivo. Una rivolta sacrosanta apre solo la resa dei conti; occhio, però alle strumentalizzazioni. L’obiettivo è unire sulle cose fondamentali, anziché dividere sulle strumentali. Cogliamo l’essenza dei veri problemi: il popolo a dover improntare l’agenda sociale, non le banche e i loro maggiordomi a Palazzo Chigi.

Come aveva felicemente intuito tempo fa Giorgio Gaber, il problema non è destra, sinistra o centro, ma il sistema di potere che domina lo Stivale al di sopra dei partiti che pure hanno occupato illegalmente lo Stato. Il popolo italiano è stato espropriato di ogni sovranità: ci trattano come analfabeti: al massimo possiamo esprimere una croce per candidati imposti dall’alto. E poi ci distraggono continuamente. Sudiamo fatica e sangue per mantenere una pletora di sanguisughe che dettano legge e pretendono ad ogni costo di rappresentarci. Berlusconi, Bersani, D’Alema, Vendola, Bossi, Fini, Casini, Di Pietro, Monti e compagnia bella - solo per citare i nomi più noti - devono restare a casa per sempre e dedicarsi al giardinaggio.

Chissà se riusciremo a costruire un Paese dove contano i valori etici: essere e non apparire o avere. Chissà se daremo vita ad una comunità giusta e solidale dove sia privilegiata l’azione educativa verso i bambini, vale a dire la futura generazione. Chissà se riusciremo ad approntare un luogo dove le future generazioni smettano di sopravvivere consumando nel vuoto i giorni e l’intelligenza; dove i vecchi non siano abbandonati al dolore. Chissà se avremo mai un habitat ripulito dall’inquinamento dove l’assistenza sanitaria gratuita è il fiore all’occhiello; un territorio dove l’agricoltura dia i frutti migliori e a ciascuno sia assicurato un reddito sicuro. Chissà se daremo vita ad un paese dove non ci sia più sfruttamento verso l’essere umano. Già, l’Italia, dove nessuno è straniero.  

Chissà quante generazioni ci vorranno perché approdi una nuova leva di italiane e italiani che sappiano scrollarsi per sempre dal dna la rassegnazione. Come se l’ex giardino d’Europa, fosse soltanto una  nauseabonda torta da spartirsi: appalti, subappalti, commesse e posti al sole.

Chissà se riusciremo a seminare quel seme buono a far germogliare di nuovo la sapienza delle madri, il coraggio dei padri, l’abnegazione dei nonni, di quelli che hanno fatto grande l’Italia, prima che l’egoismo e il criminale calcolo del privato profitto la riducesse in polvere. Chissà se riusciremo a rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà.

Insieme possiamo piantare un seme importante. Insieme possiamo mutare le cose. Insieme possiamo disintegrare la rassegnazione. Le nostre straordinarie risorse sono storia, natura ed esseri umani. Possiamo fare qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere contagioso. A questo serve la cultura. L’unico modo di combattere la paura di tanti è costruire speranze per tutti.

Altro che crisi economica. Basta fermarsi in tanti per paralizzare pacificamente il Belpaese ormai moribondo, invece di mugugnare e darci addosso l’uno con l’altro per stupidi protagonismi.

Gandhi l’ha insegnato al mondo intero con il suo concreto esempio. Ricordate lo sciopero del sale? Gandhi ha piegato con la non violenza l’impero britannico, ottenendo l’indipendenza per l’India. Allora, Italia, se non ora quando?

23.1.12

SUD: DEPORTAZIONE INFINITA

Partigiani catturati.

di Gianni Lannes

I lager non sono un’invenzione dei nazisti: già 150 anni fa i Savoia, hanno massacrato in Piemonte e Lombardia migliaia di soldati borbonici, rei di non essersi sottomessi al loro dominio. Vi dice qualcosa Fenestrelle? In seguito, i savoiardi pensarono di estendere il trattamento all’intero   Mezzogiorno recalcitrante. Comunque “i meridionali dovrebbero essere deportati in un luogo disabitato e lontano migliaia di chilometri dall’Italia. In Patagonia, per esempio”. Non si tratta dell’ultima provocazione leghista delle rozze sanguisughe razziste Bossi e Borghezio. E’ una cosa seria ammantata ancora oggi dall’eterno segreto di Stato. Provate a fare richiesta di atti e documenti in materia al Ministero degli Esteri. Intenzioni e progetto portano la firma di un Presidente del Consiglio italiano: Luigi Federico Menabrea (che era nato nell’estremo Nord Italia, a Chambéry, oggi in territorio francese). Imperversa il 1868: l’Italia “unita” con la violenza, il saccheggio, l’inganno e il denaro dei massoni inglesi - certo non i Mille di Garibaldi - muove i suoi primi passi e deve affrontare il brigantaggio al Sud. Nemmeno la pena di morte senza processo (con la famigerata legge Pica) sembra dissuadere i briganti, vale a dire i partigiani dell’epoca che sempre più numerosi si riuniscono in bande. Così il governo italiano, avendo già sterminato interi paesi, compresi i neonati (ad esempio: a Casalduni e Pontelandolfo) decide di cambiare strategia: deportare i briganti e loro sostenitori dall’altra parte del globo terrestre, in modo da recidere affetti e rapporto con il territorio. Un progetto perseguito per oltre un decennio e che fallì solo per la ritrosia dei Paesi stranieri a cedere aree per impiantare mattatoi per meridionali italiani. 

Partigiani Meridionali.

21.1.12

IL RISCATTO DEL SUD


di Pino Aprile

Ogni volta che il Sud protesta, e vi assicuro che ha tonnellate di ragioni per farlo, si trova sempre qualche motivo per infamare le ragioni della protesta. Io a questo movimento ho dedicato un capitolo del mio ultimo libro Giù al sud, quando non ne parlava nessuno. Li avevo incontrati alla scuola di politica di Filaga sui monti Sicani, creata da padre Ennio Pintacuda, e avevo scoperto un mondo di cui l’Italia non sa nulla, perché se il Sud non è mafia, non è camorra, non è notizia.

Mi raccontarono che in 3 anni, su 200 mila aziende agricole, 50 mila erano state sequestrate, messe all’asta; mi raccontarono di gente che da generazioni coltivava quelle terre, che era scomparsa dall’oggi al domani in silenzio per pudore; tragedie vissute nel silenzio, all’interno delle famiglie. Qualcuno mi si avvicinò e mi disse: noi siamo alla disperazione, pronti alle armi, ci manca solo un leader e io risposi: guardate che non ho fatto neanche il militare.


20.1.12

PARTI PILOTATI:
IN ITALIA SI NASCE E SI MUORE A COMANDO


di Gianni Lannes 

Un ragazza di 18 anni, Rita Spina, nativa di San Giovanni in Fiore (Cs) è deceduta nelle prime ore di questa mattina nel reparto rianimazione dell’ospedale civile San Giovanni di Dio a Crotone. La ragazza, nella mattinata di mercoledì, era stata sottoposta al taglio cesareo e aveva partorito un maschietto. Le sue condizioni di salute, tuttavia, si sono complicate e ieri è stata ricoverata d’urgenza nel reparto di rianimazione dello stesso nosocomio. Sulla vicenda ha aperto un’inchiesta la Procura della Repubblica della città di Pitagora che dovrà accertare le cause della morte. Era una ragazza “in perfetta salute” Jessica Rita Spina, la diciottenne deceduta questa mattina nel reparto rianimazione dell’Ospedale Civile di Crotone, due giorni dopo il taglio cesareo cui era stata sottoposta. A ribadirlo sono i familiari della giovane che hanno presentato denuncia all’autorità giudiziaria chiedendo che “siano accertate le reali cause della morte”. Il pubblico ministero di turno, Enrico Colagreco, ha disposto il sequestro della cartella clinica mentre gli agenti della squadra mobile stanno  interrogando tutti i sanitari e il personale paramedico che hanno seguito il caso. La donna è stata ricoverata mercoledì 18 gennaio in ospedale, le mancavano tre settimane per completare i nove mesi di gravidanza, quindi è stata sottoposta al taglio cesareo. Il giorno successivo al parto, dopo aver dato alla luce un maschietto di 2 chili e 600 grammi, che gode di buona salute, Jessica ha cominciato a stare male. Ai familiari ha detto che non riusciva a respirare e a urinare; i parenti hanno interpellato i medici ma - secondo il loro racconto - solo dopo altre 24 ore la ragazza è stata sottoposta a visita da uno pneumologo che ha segnalato il collasso di un polmone e un blocco renale disponendo l’immediato trasferimento di Jessica dal reparto di ginecologia a quello di rianimazione, avvenuto nella giornata di ieri. Nel frattempo la giovane ha subito anche un arresto cardiaco ma i medici sono riusciti a rianimarla. Questa mattina all’alba, tuttavia, la ragazza è deceduta. “Non è possibile che la cosa più normale del mondo, la cosa più bella del mondo come un parto, si trasformi in una tragedia”, ha commentato uno zio di Jessica Spina che ora, a nome della famiglia, chiede che sia fatta piena luce sulla vicenda “per lei ma anche per tutte le donne che si rivolgono all’ospedale per avere un figlio”. Ha tenuto fra le braccia il bimbo che aveva appena partorito solo per un minuto: Jessica Rita Spina non ha avuto il tempo di assaporare fino in fondo la gioia per quel figlio. Jessica avrebbe dovuto conseguire quest’anno il diploma al liceo socio biologico Gravina. Quel bambino lo ha chiamato Antonio, come il padre, agente di polizia penitenziaria, morto un anno fa per un male incurabile.  

100 MILIARDI DI EURO:
EVASIONE DI STATO ITALIANO

(foto web)

di Gianni Lannes


Affari a gonfie vele e puzzo di mafie dai colletti inamidati. Il Parlamento della casta neanche sfiora questo gioco di potere, pur di mantenere i privilegi. Ecco cosa accade quando il gioco d’azzardo è legalizzato dallo Stato ai concessionari. Avanti con la lista dei grandi evasori: la società Atlantis dell’onorevole Amedeo Laboccetta (An, poi Pdl) deve all’Erario ben 31,5 miliardi. Seguono: Cogetech (9,4 miliardi di euro), Snai (8,1 miliardi di euro), Lottomatica (7,7 miliardi di euro), Cirsa (7 miliardi di euro), Hbg (7 miliardi di euro), Codere (6,8 miliardi di euro), Sisal (4,5 miliardi di euro), Gmatica (3,1 miliardi di euro) e Gamenet (2,9 miliardi di euro).  A distanza di 6 anni le sanzioni non sono state ancora pagate, mentre lo Stato, o meglio, il governo Monti si accinge a fare il maxi sconto, nonostante un processo in corso. Il totale fa quasi 100 miliardi di euro, considerando che le cifre sono arrotondate per difetto e vanno calcolati gli interessi di mora e le sanzioni sul mancato prelevamento del Preu, il prelievo che i Monopoli dovevano esigere su ogni giocata delle slot machine. E senza tenere conto delle sanzioni che erano state richieste nei confronti dei vertici dell’amministrazione dei Monopoli e che potrebbero essere confermate. Cifre a nove zeri, basti pensare che al direttore Giorgio Tino è stato contestato un danno per 1,2 miliardi di euro. Dulcis in fundo: le sale Bingo gestite da compagni del Pd. Vero Bersani? Chissà se Prodi, Visco e compagnia bella rammentano il clamoroso inghippo e la relazione della Commissione Grandi.

PARLAMENTARI: 1000 EURO AL MESE
E ZERO PRIVILEGI

Camera dei Deputati.
di Gianni Lannes

Che ne dite di un referendum popolare per cancellare radicalmente i privilegi della casta? La politica è una missione al servizio della collettività. Allora, vuoi fare il politicante a Roma? Accontentati di un migliaio di euro al mese, altrimenti a casa. Niente di nuovo: lo ha già dettato la Costituzione. Lo stipendio equo per senatori e deputati italiani è 1.138 euro netti al mese. Lo hanno stabilito i costituenti con la legge 9 agosto 1948, numero 1102: «Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento». Le firme sono tutte di uomini d’altri tempi e tempra. La prima è quella di Luigi Einaudi, la seconda è quella di Alcide De Gasperi, la terza è quella di Ezio Vanoni, ministro del Bilancio e delle Finanze, e la quarta quella di Giuseppe Pella, ministro del Tesoro. Timbro posto dal guardasigilli Giuseppe Grassi. 

19.1.12

FRANCESCO SCHETTINO
NON E' UN MOSTRO.
DENUNCIA GREENPEACE

di Gianni Lannes

Imprudente, incapace, sconsiderato. Questi gli aggettivi con cui il Gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, definisce Schettino nell’ordinanza di scarcerazione. Quel capitano che da giorni viene demonizzato, reso un mostro, e che nell’immaginario collettivo è stato  nominato colpevole assoluto. Indubbiamente le sue colpe restano e sono molto gravi: manovra sbagliata, alta velocità della nave, allarme ritardato, latitanza nei soccorsi.

Però Montesarchio, giudice donna, ha il merito di mettere ordine nell’isteria collettiva che si è creata attorno alla tragedia. Sa ricomporre il puzzle dell’incidente con freddezza chirurgica, scrollandosi di dosso la facile emotività che in questi giorni percorre l’Italia. Smentisce che il capitano fosse ubriaco o che volesse scappare: non si è mosso dallo scoglio davanti alla nave dove viene raggiunto telefonicamente dalla Capitaneria di porto di Livorno. Il Gip esclude il pericolo di fuga, visto il comportamento dell’ufficiale a tragedia ormai consumata: si è trattenuto sull’isola e poi si è consegnato alla guardia costiera. Nessun pericolo, poi, di inquinamento delle prove o condizionamento dei testimoni. Insomma, la detenzione in carcere è eccessiva, ma serve comunque una limitazione della libertà con gli arresti domiciliari, consentendo comunque a Schettino di raggiungere senza scorta la propria casa: qui dovrà restare fino a diversa decisione dell’autorità giudiziaria, intrattenendo rapporti esclusivamente con i familiari.  


IL TAR AZZERA LA GIUNTA DI CERA

Angelo Cera.
di Gianni Lannes

Quando la legalità fa capolino. Ecco due buone notizie dalla Puglia. Il Tribunale amministrativo ha annullato il decreto di nomina della giunta di San Marco in Lamis in provincia di Foggia, presieduta dall’onorevole Angelo Cera dell’Udc (coordinatore provinciale del partitino di Casini), a causa del mancato rispetto della norma sulla parità di genere. Insomma, non c’erano donne nella compagine di centro. Il Tar, inoltre, ha condannato l’amministrazione comunale fresca di nomina, ma uscente alla rifusione delle spese di giudizio. Il deputato Cera, già condannato per truffa ai danni della Regione Puglia, in primo grado ad un anno e sei mesi di reclusione, si era distinto la scorsa primavera per aver esaltato durante la campagna elettorale Totò Cuffaro (condannato in via definitiva a 7 anni di reclusione visto il reato di associazione mafiosa) e per aver minacciato pubblicamente un giornalista. Lo stesso Cera ad Orta Nova alleato della sconosciuta Calvio aveva inserito alcuni candidati come l’ex assessore Dino Russo (con un passato moscarelliano e una denuncia per “truffa ed estorsione” ai danni di povere famiglie) nel listone di Iaia (PD).

Moscarella, ammanettato.

NAUFRAGIO COSTA CONCORDIA:
BUONI E CATTIVI?

di Gianni Lannes


Ancora vittime umane. Il prezzo è come sempre elevato per l’ennesima strage in Italia. Insulsa codardia? Troppo facile, troppo semplice: il capro espiatorio da dare in pasto alla folla inferocita per rabbonirla. La telefonata tra De Falco e Schettino non vuole dire tutto, anche se rivela codardia. Scusate: ma non è una violazione palese del segreto istruttorio? E poi non ha senso estrapolare un frammento di una complessa dinamica per condannare senza appello un individuo. E’ una vecchia tecnica del sistema di potere - indirizzare la rabbia collettiva verso un unico obiettivo, che però ora non funziona. La retorica dell’eroe che affronta e sconfigge il cattivo di turno. Adoro le favole, ma ora si sta esagerando, non vi pare?
Il comandante Francesco Schettino non è l’unico responsabile di questa tragedia preannunciata, sfiorata impunemente per anni. Infatti, il Gip non ha convalidato l’arresto ma ha disposto i domiciliari. Ci sono altre responsabilità da accertare. In primis: la Costa, o meglio, quella di Roberto Ferrarini (Marine operator director della società Costa) che ha impartito ordini a Schettino. Poi, la Guardia Costiera, al corrente ed accomodante da tempo dei passaggi ravvicinati di questi  giganti del mare a ridosso di isole. Nella fattispecie: il comandante della Direzione marittima livornese, il contrammiraglio Ilarione Dell’Anna ed il suo secondo Lorenzo Cantore. Pronto Maricogecap: ma il Vessel Traffic Service (sistema di monitoraggio del traffico marittimo) non funziona?

ITALIA: SOMMERSA DAI VELENI

Taranto, inquinamento Ilva.

di Gianni Lannes

L’ex giardino d’Europa inquinato a più non posso in aree dove vivono 16 milioni di persone. Bonifiche al palo e speculazioni inarrestabili. Malattie, morte, distruzione: il vero lusso ormai è la salute.

I dati ufficiali anche se approssimati per difetto, parlano chiaro: 40 mila morti e oltre mezzo milione di malati ogni anno, numero in crescita. Queste sono le vittime delle sostanze tossiche che la popolazione italiana mangia, beve e respira. 7 mila chilometri quadrati solo sulla terraferma irreversibilmente avvelenati, escludendo il mare dove da un buon trentennio gli industriali e i militari seppelliscono rifiuti chimici e scorie radioattive senza essere sfiorati dalla magistratura. 16 milioni di esseri umani che sopravvivono in aree a rischio sanitario. Un disastro eluso dai mass media che prospera con denaro pubblico sperperato da decenni sulla pelle viva degli ignari cittadini.

L’Italia che non finisce in cartolina ma naufraga silenziosamente nell’indifferenza generale. Priolo, per esempio: un angolo di Sicilia dove puoi tuffarti in un limpido mare al mercurio. A Rosignano lo scenario di morte - targato Solvay - non cambia anche se ha preso il nome di “spiagge bianche”. Una gita in barca nel lago Maggiore e tocca infilare i remi nel ddt. E se passando dal golfo di Genova per caso vi trovaste a Cogoleto, allora non lasciatevi sfuggire un bicchiere d’acqua al cromo esavalente, quello scaricato impunemente dalla Stoppani nelle falde acquifere. Una rinfrescatina per rimediare alla calura estiva? Un bagno al largo di Arenzano potrebbe costarvi un’intossicazione da idrocarburi: la petroliera Haven, infatti dopo 21 continua a vomitare greggio sui fondali. 

Melilli-Priolo.

18.1.12

ITALIA: MARI E PORTI NUCLEARI

Sardegna. Hartford (sommergibile avaria).
di Gianni Lannes

In attesa della catastrofe finale è meglio non far sapere alla popolazione italiana la situazione reale. E’ tutt’altro che teorico il rischio di emergenza nucleare in una dozzina di porti del belpaese - Augusta, Brindisi, Cagliari, Gaeta, Castellammare di Stabia La Spezia, Livorno, Messina, Napoli, Taranto, Trieste, Venezia, Ancona - dove attraccano o transitano navi e sommergibili a propulsione ed armamento atomico  
 
Di Chernobyl ne abbiamo almeno sei in navigazione nei mari italiani, in transito e sosta in 12 città dello Stivale. Immaginate una serie di centrali nucleari di vecchia generazione (stile Unione Sovietica) che senza controllo, vanno a spasso per il Mediterraneo e che, di tanto in tanto, approdano nei porti della Penisola; poi immaginate che queste centrali nucleari siano in movimento e continuo inseguimento, cariche di missili a testata atomica. Non è fantascienza, accade realmente. Addirittura, secondo Greenpeace «Tra gli 8 e i 22 reattori a bordo di sottomarini e portaerei delle flotte militari di USA, Francia e Gran Bretagna percorrono ogni giorno il Mediterraneo alla ricerca di nemici ormai immaginari, visitando periodicamente i porti italiani. Il rischio di incidenti al reattore in mare è elevatissimo». Transitano nei mari d’Italia, attraversando i corridoi marittimi più trafficati come lo stretto di Messina, incrociando petroliere, navi con carichi pericolosi e perfino navi da crociera. Per le loro soste scelgono le popolatissime baie ai piedi di due vulcani, l’Etna e il Vesuvio, accanto a depositi di carburante e munizioni, raffinerie e industrie chimiche. Si tratta dei sottomarini a propulsione nucleare della marina militare USA, impianti antiquati. Di sicuro, perché avvistata: c’è anche una portaerei francese, la Charles De Gaulle (anno di immatricolazione: 1989). A cui si aggiungono un’unità britannica, una russa ed una israeliana. Tutte a propulsione nucleare. Sono reattori di vecchia generazione, pre-Chernobyl per intenderci, tutti privi di sistemi di protezione e sicurezza e per di più impegnate in operazioni di guerra su cui vige il massimo segreto militare. Queste unità sono perennemente dedite agli inseguimenti e alla sperimentazione di sofisticate armi a comando remoto. E’ quanto è avvenuto dal 5 febbraio 2011 nelle acque siciliane del Mar Ionio con l’esercitazione aeronavale denominata “Proud Manta 201” a cui hanno partecipato dieci nazioni dell’Alleanza atlantica. Ogni 6 mesi la flotta atlantica statunitense prevede lo schieramento di un gruppo di battaglia nel Mediterraneo, comprensivo di una portaerei, due sottomarini e altre navi da guerra.  

Gaeta. Nave Usa.

17.1.12

DISASTRI INSABBIATI

Livorno. Foto: Renata Fontanella.

di Gianni Lannes

Una tragedia preannunciata torna utile per addormentare ulteriormente la soporifera coscienza collettiva. Le 2.400 tonnellate di carburante contenute nelle cisterne della Costa Concordia minacciano l’intero arcipelago toscano. «Dipende da come si muove il mare» ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Fino a giovedì-venerdì il moto ondoso nella zona «sarà debole o moderato», rileva l’istituto di biometeorologia Ibimet del Cnr. Ma per 36 ore la visibilità non sarà al massimo. Qualche chiazza oleosa è già stata rilevata attorno alla nave, ma si tratterebbe di combustibile «leggero», da attribuire ad acque reflue di sentina. Intanto però Clini ha annunciato che il Consiglio dei Ministri dichiarerà lo stato di emergenza per l’area interessata al disastro.   Anche se «la speranza di trovare in vita i dispersi è ormai ridotta al minimo», come ha spiegato il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli. Preoccupa anche la posizione della Concordia, che poggia su un fondale basso ma dista solo 20 metri da un gradone profondo 90 metri. Si teme che con la mareggiata la nave possa perdere la stabilità provvisoria che finora ha consentito i soccorsi. E sul numero dei dispersi è giallo. Le Capitanerie riferiscono che, secondo la Prefettura di Grosseto, i mancanti all’appello sono 29, 4 membri dell’equipaggio e 25 passeggeri». Il rischio è che se anche una minima parte del carburante che ora si trova intrappolato nella nave dovesse fuoriuscire, dovremmo parlare di disastro ambientale. Per distruggere la costa e il tratto di mare basterebbero davvero poche tonnellate, altro che le 2.400 che si trovano nella nave. Il carburante ucciderebbe il 90 per cento delle specie e le possibilità di riproduzione degli animali che popolano l’ecosistema del Tirreno centrale, un tipo di ambiente delicatissimo che non esiste più in nessuna parte del Mediterraneo. Qual è ora la prima cosa da fare? Per evitare un possibile spostamento in acque più profonde dovrebbero subito ancorarla con cavi adeguati alla terra ferma ed aspirare subito il combustibile. Visto che lo squarcio non è sommerso, si potrebbe chiudere e riparare in loco. Con un numero adeguato di rimorchiatori si mette in posizione di galleggiamento. Altrimenti, se si perde ancora tempo va a finire come le 40 tonnellate di petrolio che lo scorso gennaio finirono in mare nel Golfo dell’Asinara.  

Foto: Renata Fontanella.

16.1.12

ARCIPELAGO TOSCANO:
GIOCHI DI GUERRA?

Elicottero Pegaso.

di Gianni Lannes

C’entra qualcosa la presenza bellica della Nato nell’Alto Tirreno con una serie di sinistri che hanno funestato l’ex santuario dei mammiferi marini? Le continue esercitazioni militari dell’Alleanza atlantica, ma non solo, in questo mare italiano, con l’uso di potenti radar ma soprattutto l’abuso di dispositivi per la guerra elettronica ha qualche peso? Per la cronaca: si sono spiaggiati delfini e balene a causa di embolie gassose a livello coronarico. Negli ultimi dodici anni nell’area compresa tra l’Isola del Giglio e la  terraferma ricadente nel territorio di Grosseto si sono verificati alcuni incidenti. Il 9 ottobre 2001 durante un volo notturno l’elicottero Pegaso del 118 si schianta sulle colline di Poggio Ballone, nei pressi di Grosseto. Muoiono cinque persone. 

UN NAUFRAGIO A SCATOLA CHIUSA

Foto: Tg24.
di Gianni Lannes

Non ci sono parole se non il cordoglio per le vittime umane. Ma tanti dubbi su questa ennesima tragedia italiana che non ha bisogno di una condanna preventiva e senza appello. Ergo: a cuccia i tuttologi da salotto e i moralisti da strapazzo a caccia di notorietà a buon mercato. Non si rinuncia al rigore logico, alla disamina nuda e cruda dei fatti. Chiunque abbia conseguito una patente nautica, non dico un lupo di mare, sa che una delle prime regole è quella di navigare “franchi”, cioè a distanza di sicurezza da riva e dalle zone con bassi fondali e scogli affioranti. Beninteso, il comandante ha tutta la responsabilità di conduzione della nave. Gli scogli incriminati, le scole, sono ben indicati su tutte le carte e le pubblicazioni nautiche. Ho notato un dettaglio: ho dato un’occhiata al sito della nave affondata ed ho visualizzato le webcam rilevando che sono state disattivate alle ore 20:31:4 del giorno 13 gennaio. Perché? Sarà stato il comandante Francesco Schettino? O qualcun altro? Oppure c’è stata un’avaria? La nave si era avvicinata all’isola del Giglio con rotta 276 e velocità 15/16 nodi e poi a circa due miglia ha accostato puntando sul porto. Il naufragio si è consumato con la prua verso sud, mentre la nave era diretta a nord. C’è stata quindi una notevole inversione di rotta. Sicuramente il comandante o chi per esso ha peccato molto di leggerezza. Qualora avesse voluto passare così sotto costa avrebbe dovuto prima controllare la posizione della nave sulla carta. Il GPS fornisce le coordinate geografiche istante per istante, l’unica operazione da fare è quella di leggerle e trasportarle sulla carta ed una volta trasportate gli scogli si vedono bene. Era sufficiente eseguire questa operazione anche solo 10 minuti prima. Esistono inoltre le carte elettroniche per cui su più di uno schermo radar si può vedere la nave che scivola in mare e dove cammina. Questi dispositivi di sicurezza permettono di eseguire manovre delle navi all’interno dei porti, quindi in spazi ristretti, anche in caso di nebbia. Il masso infilato nella carena è quasi sulla linea di galleggiamento e questo sta a dimostrare che gli scogli erano affioranti. Il resto è tutto da verificare. La nave procedeva in senso contrario rispetto al verso che ha attualmente. Infatti il comandante, dopo l’impatto (avvenuto sulla fiancata sinistra, cioè quella rivolta verso l’isola al momento dell’impatto) ha invertito la rotta tornando indietro, nell’intento di avvicinare il più possibile la nave alla terra ferma e facilitare in tal modo l’evacuazione. Vale a dire: la nave è stata fatta naufragare sottocosta. Il masso e le lesioni sono sulla fiancata sinistra, quindi l’impatto con gli scogli è avvenuto quando la nave si muoveva in direzione nord ed in zona poppiera, dopo la pinna stabilizzatrice, che è estratta ed integra. Si desume che l’azione di avvicinamento della Costa Concordia alla riva possa aver evitato un bilancio più pesante nel conto delle vite umane. Se fosse successo tutto pochi metri più in là, la nave che imbarcava acqua in abbondanza sarebbe affondata rapidamente, con un bilancio di vittime notevolmente superiore.

ONDA NERA

Mediterraneo.
di Gianni Lannes

Il Mare Nostrum è inquinato da grandi quantità di petrolio e lo avvelenano valanghe di sostanze chimiche. In Italia a rischio anche le aree protette: al largo della Toscana il governo Berlusconi ha autorizzato un rigassificatore. Greenpeace: “Veleni a galla”  

E’ l’impasto dei colori a folgorare il viaggiatore che sbarca in questa trentina tra isole e isolotti di natura incontaminata. L’acqua blu cobalto si illumina di turchese sotto costa, là dove accarezza il verde acceso della macchia e le scogliere di granito rosato modellate dal maestrale. Le cinque e miglia e mezzo di mare che separano l’isola di Razzoli (Parco Nazionale della Maddalena dal ’96) da quelle di Lavezzi si trovano sulla rotta di grande navigazione che da Marsiglia, per lo Stretto di Messina scende al Canale di Suez e si dirige nell’estremo Oriente. Chi ha esperienza di navigazione sa che queste acque sono difficili a cause di secche, scogli e venti tesi. Ecologisti, scienziati e navigatori concordano nel ritenere che lungo la Penisola italiana sono particolarmente a rischio di inquinamento petrolifero proprio le Bocche di Bonifacio (fra Sardegna e Corsica), la laguna di Venezia e lo Stretto di Messina. Si tratta di zone di incalcolabile valenza naturalistica e grande importanza storica per l’umanità: ecosistemi sensibili che vanno protetti dal verificarsi di incidenti le cui conseguenze sarebbero catastrofiche. Ogni giorno è inquinato da grandi quantità  di petrolio e lo avvelenano fiumi di sostanze chimiche. Mentre sono numerosi i traffici illegali di scorie nucleari - spesso inabissate - a solcare i suoi mari. Sono alcune gravi emergenze del Mediterraneo. Un mare sempre in bilico tra vita e morte e che non smette mai di stupire. Greenpeace sta combattendo dall’Italia la sfida per poterlo salvare, appuntando l’attenzione sul Santuario dei Cetacei (nato nel 1999 - un triangolo marino protetto a parole che si estende dalla Liguria alla Toscana fino alla Sardegna e include la Corsica. L’ultimo rapporto - “Veleni a galla” - sulla base di una solida documentazione scientifica non fa sconti: «Da anni Greenpeace denuncia che la mancanza di norme specifiche e controlli rigorosi hanno portato l’area a uno stato avanzato di degrado. Dal 2010 l’inquinamento da sostanze pericolose oltre a contaminare l’ambiente sta avendo un impatto negativo anche sulla catena alimentare. - I guerrieri dell’arcobaleno non scherzano e sono ben documentati - Tra i fattori che maggiormente minacciano il Santuario troviamo inquinamento, traffico marittimo, contaminazione da batteri fecali e dulcis in fundo, l’imminente costruzione di un rigassificatore di fronte alla costa di Pisa-Livorno». A cui si sommano le ininterrotte esercitazioni belliche della Nato - con unità a propulsione ed armamento nucleare - e delle varie forze armate italiane, da nord a sud della penisola, isole ed aree marine “protette” (sulla carta) ben incluse. Diamo i numeri: solo nel 2011 l’Unep ha rilevato “un migliaio di sversamenti deliberati di greggio”. Un milione di tonnellate ogni santo anno: è la quantità di “oro amaro” che inghiotte  suo malgrado la culla della civiltà occidentale, a causa di incidenti e perdite fisiologiche. Anche se la Convenzione di Barcellona - in vigore dal 1976 - li vieta espressamente, gli scarichi nocivi si moltiplicano. Il Mare Nostrum è la rotta di navigazione preferita per il trasporto di petrolio dai paesi produttori a quelli industrializzati. Pur rappresentando appena lo 0,8 per cento della superficie marina mondiale, è interessato dal 35 per cento del traffico marittimo planetario. In cifre: 400 milioni di tonnellate annue - secondo stime UNCTAD (la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo) - che potrebbero diventare circa un miliardo nel 2012. Ogni giorno - attesta il Centre of Documentation Reaserch on Accidental Water Polluction - in questo bacino naturale, che impiega 80 anni per il ricambio delle sue acque superficiali circolano 250 - 300 petroliere (il 70 per cento ancora monoscafo). L’assenza di un sistema di controllo VTS (Vessel Traffic Service) integrato per l’intera area mediterranea non consente di acquisire dai centri di controllo notizie in anticipo sulle navi in difficoltà come avviene in Canada. 

Mediterraneo.

15.1.12

COSTA CONCORDIA:
ERRORE UMANO O SABOTAGGIO?

Costa Concordia.
di Gianni Lannes

Tragedia nelle acque dell’Arcipelago toscano dove la nave da crociera Costa Concordia si è incagliata venerdì sera 13 gennaio in una secca di Punta Gabbianara, imbarcando acqua, duecento metri al largo dell’Isola del Giglio. La nave è inclinata su un lato di 90 gradi e non affonda solo per i fondali bassi. I morti accertati sono tre uomini, tutti annegati, i feriti una sessantina (due gravi), ma il bilancio potrebbe salire. Sono 41 le persone che mancano all’appello. E' quanto si ricava dai dati forniti dalle relazioni esterne del Comando generale della Capitaneria di porto. Il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, è stato trasferito al carcere di Grosseto in stato di fermo in attesa dell’udienza di convalida che dovrebbe svolgersi all’inizio della prossima settimana. Al comandante della Costa Concordia Francesco Schettino e al primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio, sono stati contestati reati che vanno dall’omicidio colposo plurimo al naufragio, al disastro, all’abbandono della nave con altri passeggeri ancora da mettere in salvo. Il comandante della Costa Concordia «si è avvicinato molto maldestramente all’Isola del Giglio, la nave ha preso uno scoglio che si è incastrato sul fianco sinistro, facendola inclinare ed imbarcare tantissima acqua nel giro di due, tre minuti». Lo ha detto il procuratore di Grosseto Francesco Verusio. I sommozzatori della Capitaneria di Porto hanno recuperato la scatola nera della nave Costa Concordia. L’urto contro lo scoglio che ha squarciato la chiglia della Costa Concordia è avvenuto probabilmente alcune miglia prima dell'isola del Giglio, attestano fonti investigative. La nave, pur imbarcando acqua, ha proseguito la navigazione e solo successivamente ha invertito rotta puntando verso il porticciolo Giglio. Nella prima segnalazione fatta alla Capitaneria di Porto, è stato, infatti, riferito che la nave «imbarcava acqua». L’equipaggio ha probabilmente immaginato, in un primo momento, di poter gestire l’emergenza. Quando ciò è parso impossibile, il comandante ha ordinato di cambiare rotta e di dirigere verso l’Isola del Giglio. Proprio l’avvicinamento alla terraferma - secondo molti soccorritori - ha impedito che l’incidente avesse conseguenze ancor più tragiche e che la nave si inabissasse. Sulla nave ci sono state vere e proprie scene di panico con il passare dei minuti e delle ore. Molti passeggeri, infatti, hanno temuto che la nave potesse affondare e si sono gettati nelle acque gelide del Tirreno di gennaio. Verosimilmente le vittime sono decedute a causa dell'ipotermia, per il freddo del mare, per annegamento o per malori. Sul luogo dell’incidente diverse imbarcazioni dei Vigili del Fuoco di Civitavecchia e Livorno, oltre ai sommozzatori di Grosseto, e le unità delle Capitanerie di Porto. A bordo 4.231 persone, compresi i membri dell’equipaggio. Il procuratore Verusio ha spiegato che l’impatto sullo scoglio è avvenuto alle 21:45 di ieri “ma non è stata avvertita subito la capitaneria”.  Una manovra maldestra? “Non ci sono rotte di navigazione definite su quel tratto di mare” spiega il portavoce della capitaneria di porto, capitano di corvetta, Emilio del Santos. “L'ipotesi più probabile - aggiunge - è che si possa essere trattato di un problema tecnico che ha portato all’'incagliamento. Ma per tutto questo attendiamo le registrazioni della nave”. Non può esservi dubbio: la nave ha preso uno scoglio. Le indagini dovranno stabilire perchè: può essersi trattato di errore umano o di avaria degli apparati elettronici.

14.1.12

NAVI DEI VELENI: IL VASO DI PANDORA

Nave rifiuti.


di Gianni Lannes


Nel registro dei sinistri navali in carico alla Direzione Marittima della Guardia Costiera di Livorno, la litania di incidenti e affondamenti sospetti  si apre 34 anni fa: Safra Prima (21/03/1978), Theonika (07/08/1978), Phenix (31/1271979), Jadran Frigo (06/12/1982), United Bounty (10/1271982, Sioux (31/0171983), Corona Boreale (27/07/1983), Latex (23/11/1988), Capo Miseno (20/12/89), Roberta Foresi (20/12/1989), Aralda (03/03/1991), Kithnos (08/01/1994), Msc Lucy (09/10/1995), Champagne I (02/08/1999), Cielo del Canada (23/10/1999), Ahmet Sariahmetoglu (27/12/1999), Margaretha (14/03/2000), Marika (08/06/2001), Acrux (19/10/2001), Venus (24/10/2002), Sider Sirio (22/05/2003), Jolly Blu (12/09/2003), Ivory Ice (17/11/2007), Joran (27/07/2009). Una menzione particolare merita l’incidente occorso al peschereccio Scarlino Primo e alla nave battente bandiera Usa denominata Export Patriot (25/11/1984). Ma soprattutto, va ricordata la Sudan che il 24/12/1990 registrò la perdita di container. 

NATURA NOMADE: IL "FATTORE ULISSE"

In viaggio.

di Gianni Lannes

Cosa spinge un individuo ad avventurarsi in luoghi sconosciuti, ad affrontare zone della Terra inesplorate? Qual è la molla che fa scattare il desiderio di lasciare tutto quanto di sicuro è intorno a noi per vivere un’esperienza ai limiti del possibile, per inseguire un sogno ritenuto irrealizzabile? Un gruppo di scienziati israeliani ha approfondito l’argomento. Hanno così  scoperto che in alcuni individui è presente una mutazione nel Dna che li predispone all’avventura e all’esplorazione e l’hanno battezzata “fattore Ulisse”. Ecco spiegato scientificamente perché ci sono esseri umani sedentari e altri invece votati all’avventura. Ma il viaggio non è solo esplorazione geografica, non è spostarsi fisicamente da un luogo all’altro: è anche e soprattutto un percorso interiore, una scoperta continua di se stessi a contatto con le meraviglie della natura.

13.1.12

ARCIPELAGO TOSCANO: BUCHI NERI


di Gianni Lannes

Partiamo dall’unica buona notizia, se così si può definire: il contrammiraglio Ilarione Dell’Anna, oggi ha risposto: «Gentile dottor Lannes, come Le sarà certamente noto, in ordine alla dinamica ed alle eventuali responsabilità del sinistro marittimo che ha provocato la morte di un pescatore (attualmente il secondo marittimo è tecnicamente disperso) sono in corso gli accertamenti previsti dalla legge sia da parte di questa Amministrazione marittima (inchiesta amministrativa di cui al Codice della navigazione) che dell’Autorità giudiziaria (indagine preliminare di cui al Codice di procedura penale). Ciò posto, con riferimento agli elementi di conoscenza di cui si dispone, il luogo ove si può presumere perduto, il 17 dicembre scorso, il carico da parte della motonave “Eurogargo Venezia” dista, dal punto dell’affondamento del motopeschereccio “Santa Lucia II”, circa trenta miglia. Il punto più vicino tra la rotta seguita dalla predetta motonave ed il luogo ove si è inabissato il motopeschereccio è, invece, di circa cinque miglia. Allo stato, le ridette oggettive evidenze tendono a far escludere correlazioni tra gli eventi. Nel ringraziarLa per l’interlocuzione, Le porgo cordiali saluti. - Firm.to   Il Direttore Marittimo di Livorno - Contrammiraglio (CP) Ilarione DELL’ANNA». 

CAMPANIA DI TUMORI

Salerno, nave rifiuti radioattivi, 2 agosto 2010.
di Gianni Lannes

A riflettori spenti il nome più azzeccato è ricettacolo d’Europa: il terzo mondo del vecchio continente dove non manca il guru alla moda che ha fatto fortuna commerciale con la narrazione dell’acqua calda imbevuta di disgrazie altrui. Rifiuti tossici inabissati in fondo ai laghi, scorie radioattive seppellite in cave “apri e chiudi”, ma più spesso perfino nei terreni coltivati o sotto nuove costruzioni e strade. E per chiudere in bellezza: inceneritori a più non posso che minano il futuro di chi si è appena affacciato alla vita. Avete già dimenticato il caso della nave Frelon battente bandiera maltese sbarcata a Salerno il 2 agosto 2010, proveniente dalla Francia con un  carico di “materiale” radioattivo, rapidamente trasportato a Potenza? In loco, la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Ma basta il fragile argine della magistratura e un codice penale inadeguato? La realtà non fa sconti: i soldi facili i furbi al potere li accumulano sulla pelle della gente comune, senza pietà. Tangentopoli tradotta nel senso comune equivale ad uno spietato aumento del 20 per cento delle patologie oncologiche dovute all’inquinamento, aspettativa di vita di due anni inferiore al resto d’Italia, tumori alla mammella registrati anche sotto i 20 anni: questa è Napoli e la Campania. Ecco cosa ha prodotto l’emergenza rifiuti che ha ingrassato la casta politica col braccio armato della camorra. Per comprendere il danno che l’inquinamento ha causato alla popolazione campana, abbiamo chiesto lumi al professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell’Ospedale Pascale di Napoli. «Soltanto negli ultimi anni le patologie oncologiche dovute con ogni probabilità agli sversamenti tossici sono aumentate del 20 per cento - spiega il professore - i cancri alla mammella nelle donne sono il doppio rispetto al resto d’Italia come sono aumentati in modo esponenziale i carcinomi al testicolo negli uomini campani che detengono ora il triste primato di avere il minor numero di spermatozoi di tutti i maschi del Belpaese. Le donne campane non hanno alcun vantaggio nel fare lo screening alla mammella sopra i 40 anni visto che più di una donna su 7 ha il cancro prima dei 40 anni e spesso addirittura sotto i 20 anni. A questo proposito trovo vergognoso che oncologi come Umberto Veronesi inneggino alle grandi capacità della medicina e non piangano sul fatto di dover registrare questi dati a causa dell’inquinamento».

Salerno, rifiuti radioattivi, 2 agosto 2010.

CAMPANIA D'AMIANTO

Campania, amianto discarica.
di Gianni Lannes

Non solo fabbriche e raffinerie: anche ospedali, abitazioni, scuole, manicomi, carceri e caserme. Un’autentica polveriera con tanto di miccia innescata. «La Campania presenta una delle situazioni di maggior concentrazione del rischio amianto in Italia, condizione di primato negativo resa ancor più allarmante da una mancata attuazione di un piano per la prevenzione e la fuoriuscita dal pericolo. Programma che doveva essere varato almeno dal 1992 in base alla legge 257 del ’92, come da tempo si dovevano attrezzare le aziende sanitarie locali per seguire quelle migliaia di lavoratori esposti al pericoloso minerale». L’Osservatorio nazionale amianto non esagera. La sua denuncia è cruda, rivela il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni: «In Italia sono dislocate numerosissime imprese le cui lavorazioni implicano ancora oggi l’uso di materiali contenenti amianto, con conseguenti danni alla salute dei dipendenti e alla popolazione civile esposta». L’elenco delle aziende - secondo una ricognizione della Cgil - dove la presenza della fibra cancerogena supera il livello di guardia è corposo. Si parte dal comparto ferroviario: dalla famigerata Sofer (Breda-Menarini), all’Ansaldo, all’Avis, alla Firema, alla Sepsa, alle Ferrovie dello Stato, all’Isochimica di Elio Graziano. Ma coinvolti sono un po’ tutti i settori: il navalmeccanico (Italcantieri, Camed, aziende e aziendine dell’indotto portuale, compagnie di navigazione), il siderurgico (Ilva, Wagi, Partenofond), il petrolchimico (Q8), il cemento-amianto (Eternit, Nuova Sacelit, Tecnotubi). Soltanto a Napoli si va da numerosi edifici scolastici ad altrettanti nosocomi, dai quartieri popolari all’ex palazzone Sip nel bel mezzo della città. E il pericolo amianto non risparmia nemmeno l’ambito pubblico: dall’ex Atan (oggi Azienda napoletana mobilità) all’Actp. E pensare che la circolare 45 del Ministero della Sanità predisponeva già nel 1986 una rilevazione sempre a cura delle Regioni, di scuole e strutture sanitarie in cui vi fosse presenza del minerale letale. Invece non n’è fatto niente. Con i rischi facilmente comprensibili e, per sovrapprezzo, con le cifre dell’Istituto superiore di Sanità, che indicano la Campania come la regione più a rischio per il mesotelioma, l’incurabile patologia che colpisce la pleura e il peritoneo. Sono numerose le leggi e le circolari che in passato hanno stabilito anche in Italia direttive per la fuoriuscita dal rischio amianto.

12.1.12

LA CORTE COSTITUZIONALE
BOCCIA I REFERENDUM

Foto: idocentiscapigliati.com
di Gianni Lannes
Prove di regime. Il sistema di potere traballa, anche per via della sconvolgente crisi economica. Allora, si procede senza riguardi per la legalità. La Consulta ha bocciato entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale: sia quello che chiedeva l’abrogazione totale della Calderoli, sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti.

L’Italia si avvia sempre più verso una pericolosa deriva antidemocratica. Ora la Corte Costituzionale è arrivata addirittura al punto di impedire al popolo italiano di scegliere quale legge elettorale vuole, la scelta sul secondo quesito non ha nulla di giuridico o costituzionale ma solo politico.