Nel
mirino due Regioni. Il nuovo affare: immensi depositi di gas sotto terra,
soprattutto in zone sismiche ed aree protette (solo sulla carta geografica). Un
esempio? Il progetto di stoccaggio di gas sotto le colline di Susegana, dove saranno ammassati 800
milioni di metri cubi di gas provenienti dalla Russia. Questa ingente
quantità di gas sarà immessa in rete attraverso un metanodotto Snam attualmente in fase di costruzione
e per il quale è stata dichiarata la pubblica utilità.
Il
via libera al raddoppio della centrale del gas a Sant'Anna di Collalto è stato
dato recentemente dal Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico e
l'ampliamento è stato autorizzato senza la valutazione d'impatto ambientale.
Sul progetto, il comitato d'imprenditori veneti, “Piave 2000” aveva rivolto un appello al Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare da cui si apprende che: «La rilevazione
e la relazione dell'Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste non esprime
un parere favorevole all'impianto e ...richiede che vengano effettuati
ulteriori accertamenti utili a comprendere meglio la vulnerabilità sismica
dell'impianto di compressione».
Il
timore ben motivato - espresso dal comitato - è che non solo il territorio di
Susegana sia a rischio, ma anche i comuni limitrofi come Conegliano, San Pietro
di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Semaglia e Nervosa. “Piave 2000” ha
inviato inoltre una serie di documenti sulla questione del gas ed il rischio
sismico anche al prefetto Aldo Adinolfi,
tra i quali vi è la relazione del professor Alberto Marcellini del CNR istituto ricerca sul rischio sismico che
fece parte e poi si dimise dalla commissione comunale dell'impianto di
stoccaggio gas. Chissà se si siano
tenute in conto le segnalazioni dell'osservatorio geofisico sperimentale di
Trieste e se si sia provveduto ad effettuare ulteriori accertamenti utili a
comprendere meglio la vulnerabilità sismica dell'impianto di compressione?
Lombardia - E’ in corso una istruttoria autorizzativa che
prevede la realizzazione a Capriano e Bordolano, nella bassa bresciana, di mega
depositi di metano sotterranei. Nel parco del Monte Netto su un'area sotterranea di 24 chilometri quadrati, la Edison pomperà infatti 680 milioni di
metri cubi nel prossimo decennio. Addirittura 1,2 i miliardi di metri cubi di
gas che sarebbero iniettati dalla Eni Sogit, nelle cavità del sottosuolo a Bordolano,
a due passi da Quinzano e Borgo San Giacomo. Secondo il coordinamento dei
comitati civici lombardi, che reclama tra l'altro il coinvolgimento dei
cittadini nelle scelte energetiche sul territorio e nel sottosuolo, «in
ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione Europea di Aarhus del 1998»,
nuove scosse potrebbero mettere a repentaglio la salubrità delle falde idriche.
Il
Governo Monti intende sospendere l'attività di stoccaggio in sovra-pressione
del metano e non dar seguito agli iter autorizzativi dei nuovi giacimenti, a
partire appunto da Bordolano e Capriano?
mai sentito parlare di GALSI in Sardegna? potresti scoprire cosa c'è sotto e informarci... :)
RispondiEliminaperché non ci racconta lei cosa sa sul conto del Galsi in Sardegna? si fa prima o no?
RispondiEliminaPer l'omonimo Gianni. A proposito del "GALSI in Sardegna" ho trovato questo link http://prosardegnanogasdotto.blogspot.it/" (sicuramente piacerà a Lannes) dal titolo significativo: "Il parlamento europeo ci ascolta e continua a vigilare. ANSA e Unione Sarda distorcono le notizie da Bruxelles".
RispondiEliminaOrmai non ci si fà più caso a questo tipo di "distorsioni" (una metafora di come è ridotta l'infomazione nella nostra Itaglia che ormai sembra più non si desti, se non per sguinzagliare i minus habens onde attentare la vita ai (veri) giornalisti).
Da quel che ho capito, il progetto di questo gasdotto, che taglia quasi trasversalmente l'intera Sardegna, da San Giovanni Suergiu a Olbia (stazione di compressione) risulterebbe inaffidabile e incoerente su vari fronti, oltre che devastante per il territorio, riconducibile semmai alle “grandi opere inutili”... Il progetto GALSI risulterebbe, leggendo l'articolo, fuori delle grazie del buon senso e della legalità, ammesso che questa parola abbia ancora un significato... Infatti la conclusione dell'articolo elenca queste chiamiamole incongruenze insite nel progetto:
"
-Inosservanza della normativa europea;
-Immaturità;
-Devastante impatto ambientale, culturale e socio-economico;
-Incompatibilità con le strategie europee;
-Mancanza assoluta di coinvolgimento delle popolazioni, delle imprese e dei territori interessati;
-Inesistenza di una decisione di investimento sul progetto;
-Inaffidabilità della partnership e incertezza assoluta circa: tempi, costi e durata della realizzazione;"
Altre informazioni le leggo su Wikipedia: il Galsi (Gasdotto Algeria Sardegna Italia), la cui "entrata in servizio" è prevista per il 2014, "sarà lungo 830 km circa, di cui 270 km saranno su terra in Sardegna ed i restanti 560 km offshore nel Mar Mediterraneo. Il tracciato partirà dalla stazione di compressione di El-Kala (Draouche) in territorio algerino approdando a Porto Botte, in Sardegna". Quindi poi da Olbia approderà nei pressi di Piombino, in Toscana.
Una delle cose curiose e strane (mica poi tanto!) e che nell'articolo di cui sopra pubblicato il 29 gennaio su ProSardegnaNoGasdotto, leggo testualmente che "l’Algeria non intende" fornire il gas "alle condizioni ed ai prezzi attuali che resteranno tali chissà sino a quando. Manca quindi [paradossalmente] la materia prima da trasportare". Quindi risulterebbe un gasdotto senza gas, almeno non per l'Italia. Non c'è granché da meravigliarsi [siamo o non siamo nel paese delle meraviglie?], viste le tante opere inutili, specialmente se grandi e, quindi, più proficue... ma non certo per la popolazione e per il territorio.
Da uomo della strada, cosa ci sia sotto (ma proprio sotto) non saprei ma immagino (sicuramente bustarelle, forse ricatti, intimidazioni?... chissa!), ma già queste incongruenze descritte nell'articolo, che reputo di primo acchito piuttosto serio e impegnato, dovrebbero essere sufficienti alla comprensione della situazione, che purtroppo non riguarda solo la Sardegna.