di Gianni Lannes
Ora basta con la commedia perché la
retorica anestetizza la realtà. Gomorra non è la Bibbia, non è un libro sacro,
intoccabile: eppure il solito palcoscenico dei professionisti dell’antimafia
italiota ha santificato questo testo mediocre, aggiustato alla meglio in
Mondadori da tale Franchini &Co. per creare in laboratorio il “fenomeno”
editoriale. Sono in errore sig. Saviano? Ci illumini lei con la versione
autentica dei fatti sulla genesi editoriale del cosiddetto fenomeno.
Come ha scritto Roland Barthes: “la
funzione sociale della parola letteraria (quella dello scrittore) è appunto
trasformare il pensiero in merce”. Può la letteratura opporsi alle distorsioni
del potere? In Italia, come sanno i furboni, le vie del doppiogioco sono
infinite.
Cos’ha detto di così scandaloso su
Roberto Saviano il sociologo Alessandro Dal Lago? Semplicemente: esiste una
coincidenza fra il protagonista di Gomorra, un personaggio romanzesco,
letterario, in sella al suo vespino nel feudo dei Casalesi, e l'autore del
libro, che vediamo in televisione, santificato dai media ma che non è in grado
di incidere fino in fondo sulla realtà per cambiarla, dove lo spettacolo si
confonde con una legalità mitizzata, in un pericoloso moralismo autoassolutorio
che sconfina nel taumaturgico. Il caso Saviano è tutto dentro i meccanismi del marketing commerciale.
Questo autore “ha scritto” di cose
note a tutti, riciclando alcune leggende metropolitane (le epiche gesta di
Schiavone, detto Sandokan, &C.) che piacciono ad un ambiente ben circoscritto (sinistra giustizialista e
bacchettona)e viene da loro pompato con i critici letterari organici e così via
alle vendite. Se poi aggiungiamo che Saviano è pubblicato da Mondadori (casa
editrice berlusconiana) tutto diventa chiaro: mega operazione commerciale,
camuffata da crociata.
Il filo israeliano nonché filoamericano Saviano, già ammiratore del
razzista Giorgio Almirante, non è Peppino Impastato e tantomeno Pasolini. E
quella in onda non è una sinistra, bensì uno schieramento affaristico in
concorrenza con il piduista di Arcore, nonostante il pacato buonismo di Fazio
che saccheggia e si appropria di De Andrè come se l’avesse creato lui.
I personaggi alla Saviano - o alla
Travaglio oppure Grillo, se preferite, ma la sostanza non cambia - vanno in tv
a fare i “maestri”. Impastato non lo invitava nessuno: lo Stato non lo ha
protetto. Anzi, i carabinieri hanno depistato le indagini sul suo cruento
assassinio. Impastato combatteva il potere, Saviano si esibisce, cerca il
consenso con argomenti politicamente corretti sogna di essere bello e famoso
come la Fallaci, e suscita soltanto l’invidia di gente frustrata. La discesa in
campo del clan “culturale” tricolore (vedi Eco) in difesa di questo personaggio
di profilo discutibile mette tristezza.
Ma sono i tempi correnti.
Ora siamo alla farsa: Saviano propina
un discorso moralistico e vagamente consolatorio, una cantilena buona per tutte
le stagioni, tutti i contesti; una voce buona per veicolare elenchi qualunquistici.
Allora, fans e tifosi mettetevi bene
in testa che Saviano è un autore soggetto a critiche: non siamo ancora al
pensiero unico.
Un cantautore del calibro di Daniele
Sepe in Cronache di Napoli ha detto:
“Roberto Saviano bugiardo e imbroglione, costruttore del proprio mito, showman
interessato più al diritto d’autore che al dovere della verità”.
Scusate ma questo “eroe” di carta ha
subito mai qualche attentato o avvertito almeno una seria minaccia di morte?
Saviano ha mai sfiorato il sistema di potere imperante?
Ecco perché in Italia non le cose non migliorano: perché se qualcuno decide di raccontare dei fatti veri, viene additato come uno che lo fa per la fama. Finché in Italia non diventi un martire, non vieni ucciso per quel che dici, sei un cazzone che lo fa per fama, per il pubblico, per i soldi. D'altra parte anche Falcone è stato additato al tempo: si è beccato le peggiori critiche, anche a lui hanno detto che lo faceva per fama. Non sto paragonando Saviano a Falcone in essere - svolgono due lavori diversi -, ma semplicemente spiegare che personaggi che vanno controcorrente in Italia son sempre criticati fortemente.
RispondiEliminaPrego: fatti e non commenti. Saviano non ha denunciato alcunché. Ha semplicemente riciclato articoli di cronaca nera che bravi giornalisti campani avevano pubblicato precedentemente! Saviano non sa di cosa parla. Qualcuno alla Mondadadori dovrebbe spiegare alla tifoseria la genesi di Gomorra. Tradotto: chi ha realmente messo mano ed aggiustato il brogliaccio impresentabile di Saviano. Si attende un'improbabile smentita di tal Franchini & Co. Se non esiste la verità certamente esistono le menzogne a buon mercato! Per dirla con Vladimiro Giacché (autore del saggio La fabbrica del falso): "La menzogna è il grande protagonista del discorso contemporaneo".
RispondiEliminaGianni Lannes