di Gianni Lannes
E’ prossima la fine dell’euro?
L’Italia potrebbe presto rispolverare le lire? Non è un’ipotesi fantascientifica o
catastrofista. A certificare l’elevato rischio del crac, nero su bianco, è un
rapporto della seconda banca italiana consegnato il 4 gennaio 2012 alla Consob. L’analisi emerge da un
documento ufficiale: il prospettivo informativo che ha fissato il prezzo
dell’aumento di capitale a 7,5 miliardi.
«Le
preoccupazioni relative all’aggravarsi della situazione del debito sovrano dei
paesi dell’area euro potrebbero portare alla reintroduzione, in uno o più paesi
di valute nazionali o, in circostanze particolarmente gravi, all’abbandono
dell’euro» si legge nel report. Inoltre, da pagina 66 in poi: «L’uscita o il rischio di uscita dell’euro
da parte di uno o più paesi dell’area euro e/o l’abbandono dell’euro quale
moneta, potrebbero avere effetti negativi rilevanti sia sui rapporti
contrattuali in essere, sia sull’adempimento delle obbligazioni da parte del
Gruppo UniCredit e/o dei clienti del Gruppo UniCredit, con conseguenti effetti
negativi rilevanti sull’attività e sui risultati operativi e sulla situazione
economica, patrimoniale e/o finanziaria del Gruppo UniCredit».
È la prima volta che un atto ufficiale
di una potente banca italiana parla di una tale ipotesi decidendo di mettere in
guardia i risparmiatori anche da una possibile dissoluzione della moneta unica.
UniCredit poi lo fa proprio nel momento in cui ha chiesto denaro ai propri
azionisti. L’Istituto bancario vale oggi la metà di quanto capitalizzava a fine
ottobre 2011. Il valore della banca si aggira attualmente attorno a 8,6
miliardi. I tempi in cui l’UniCredit in Borsa valeva circa 100 miliardi (primavera
2007), sembrano appartenere ad un’epoca remota.
Del resto questi prospetti sono
regolati da precise normative: risulta dunque molto più difficile e pericoloso
dissimulare certi rischi che non possono più essere ignorati. Questo prospetto
non ha lo scopo di rendere note le previsioni del Gruppo rispetto ai mercati,
bensì di avvertire l’investitore degli eventuali rischi dell'investimento.
E per l’ex capo economista del Fondo
Monetario Internazionale (Fmi), Raghuram
Rajan, intervenuto sulla Cnbc, « l’area
euro potrebbe non sopravvivere alla crisi così come è, ovvero come un blocco».
Balle di governo - «Monti:
l’euro protegge l’Italia dai tassi. L’euro fa da scudo ai conti
pubblici è grazie alla moneta unica
europea se i problemi delle finanze pubbliche e l’incertezza politica in Italia
non si riflettono sull’andamento dei tassi d’interesse» aveva dichiarato Mario
Monti 7 anni fa (Il Sole 24 ore, 17
aprile 2005). A conti fatti da quando il cameriere di Goldman Sachs è premier, senza essere stato eletto dal popolo
sovrano «il debito pubblico è aumentato
di ben 59 miliardi di euro» certifica la Ragioneria dello Stato. Anche la
disoccupazione non fa sconti: «oltre un
milione di posti lavoro in meno tra i giovani» attesta l’Istat.
Storia insabbiata - Il primo
gennaio 2002 in Italia fu introdotto fisicamente l’Euro (a livello
interbancario aveva già iniziato ad essere usato dal 1999, solamente come
moneta scritturale). La nuova valuta ci fu imposta dall’allora Governo Prodi, con il plauso di quasi tutta
l’opposizione, “come la panacea di tutti i mali cronici della nostra nazione”.
I bassi tassi d’interesse, la riduzione dell’inflazione, la stabilità dei
cambi, la forza economica dei Paesi aderenti all’unione monetaria,
l’eliminazione dei costi sulle transazioni valutarie dei Paesi Ue, avrebbero
dato sicuramente slancio all’economia e all’occupazione del nostro Bel Paese. Per
quello storico evento venne fatta anche pagare una tassa agli italiani, la “tassa sull’euro”, che non venne poi mai
restituita del tutto, nonostante le promesse dei politicanti di allora.
Dopo due lustri l’Italia ha risolto, se non tutti, almeno una
parte dei suoi problemi economici, finanziari e sociali? L ’esito è stato
senz’altro negativo. In particolare: il
costo reale della vita, ad oggi - nell’arco di 10 anni - è aumentato in media
dell’85%, in alcuni settori anche del 100%, nonostante le inattendibili,
inaffidabili e poco trasparenti rilevazioni dell’Istat che ci raccontavano il
buon andamento dell’economia, almeno fino a quando nel 2008, anche l’Ente
pubblico ha dovuto ammettere che effettivamente “il caro vita ha avuto
incrementi maggiori di quelli pubblicati”. Lo Stato e le principali amministrazioni
pubbliche subito dopo l’introduzione dell’euro, hanno aumentato le tariffe
postali, quelle dei pubblici servizi, dei trasporti, hanno permesso l’incremento
delle bollette energetiche e non hanno attuato nessun tipo di controllo sui
prezzi. Ciò ha naturalmente legittimato anche le altre categorie private ad
attuare le identiche manovre speculative.
Trattato di Maastricht - Le Banche Centrali delle singole nazioni
europee, prima del Trattato di Maastricht, avevano un’indipendenza dal potere
politico variabile tra il 40 e il 65%; attualmente, dopo l’introduzione
dell’Euro, l’indipendenza si aggira intorno al 95%. Dunque, mentre nessuna
influenza può giungere dal potere politico alla Bce, dai vertici monetari
giungono invece ai nostri governanti continue indicazioni, parametri cui
attenersi, rigidi vincoli che coinvolgono l’intera vita e l’economia delle
nazioni. Inoltre, l’articolo 4 del Trattato non menziona la Bce tra le Istituzioni della Comunità
(Parlamento Europeo, Consiglio, Corte di Giustizia, Corte dei Conti e
Commissione); alla Bce però il Trattato conferisce personalità giuridica e lo Statuto ne riconosce la più ampia capacità
di agire all’interno di ciascuno degli Stati membri. Sotto il profilo
giuridico-formale, la Bce non è dunque un’Istituzione Comunitaria, ed i singoli
Paesi aderenti all’Unione Monetaria non possono interferire in alcun modo con
la sua politica economica; essa può quindi fissare a suo arbitrio il livello
del tasso ufficiale di sconto, la quantità di denaro da immettere sul mercato,
decidere la disponibilità ed il costo del finanziamento del sistema bancario e
qualsiasi altra azione di sua competenza, in modo indipendente (articolo 7 del
Protocollo Sebc: “Indipendenza”). Oltretutto, le riunioni del Consiglio
Direttivo della Bce sono assolutamente segrete. Infine i dirigenti della Bce godono di una sostanziale immunità: non sono
infatti previste, all’interno della Bce, sanzioni per comportamenti impropri
degli stessi dirigenti (articolo 12 del Protocollo: “Responsabilità degli
organi decisionali”). Senza esagerazioni, il Trattato di Maastricht ha fatto di
loro membri intoccabili di una Società privata, autonoma e segreta, che
condiziona Stati e Popoli.
Democrazia defunta - I singoli Stati dell’Unione Monetaria hanno
perso la sovranità monetaria e legislativa in campo monetario. Numerose Banche
Centrali sono di proprietà delle stesse Banche “controllate”. L’esempio
eclatante è offerto dalla Banca d’Italia, il cui pacchetto
azionario è posseduto per oltre il 90% da Banche private (Intesa-San Paolo e
Unicredit-Capitalia possiedono oltre il 40% delle azioni di Banca d’Italia). A questo punto, ogni cittadino, sano di mente
voterebbe per l’uscita dell’Italia dall’Euro, ma purtroppo nel Belpaese sono
dichiarati anticostituzionali i referendum che hanno come oggetto materia
fiscale e finanziaria. Non dimentichiamo che la classe politica, sia per
ignoranza in materia, sia perché è controllata dal potere finanziario (che
sponsorizza le loro campagne elettorali ed altro), è alquanto restia prendere iniziative su queste tematiche. Non è
tutto: l’Italia è al 75° posto della classifica mondiale di libertà di
informazione. Va in onda ogni giorni da decenni, non è un mistero, la
disinformazione e chi non si adegua muore o finisce nei guai. Nello
Stivale vige una forte censura da parte dei media e dei principali quotidiani
(quasi tutti partecipati a livello azionario, in misura più o meno ampia, da
una o più Banche) su questa materia. Allora,
a quando il risveglio della coscienza collettiva ed una mobilitazione popolare
che ristabilisca la democrazia?
PROSPETTO UNICREDIT

io non credo più ormai...anche la grecia era prossima al fallimento alla fine l'hanno salvata (per modo di dire).
RispondiEliminaAlla fine dei conti mettendo le mani in tasca alle persone aggiustano tutto so tutte fandonie purtroppo