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| Salento, Torre-S.-Emiliano. |
di Gianni Lannes
Non c’è tregua per il Mezzogiorno. Un angolo di Mediterraneo italiano ha i giorni contati a causa di una mastodontica TAV marina a base di perforazioni a caccia di idrocarburi e, poi, gasdotti a tutto spiano. I nuovi colonizzatori del Sud del Sud parlano inglese e tedesco ed ora, incontrastati, si accingono a cancellare la storia, massacrando la geografia. Nel business c’è anche l’italiana Sorgenia del clan De Benedetti (L’Espresso, La Repubblica, eccetera) con il progetto di rigassificatore nel mare di Margherita di Savoia e nell’entroterra di Trinitapoli (dove Regione Puglia e Provincia di Foggia si accingono a dare il via libera all’ennesimo inceneritore di rifiuti). E tanto per darsi una tinteggiata di verde, Legambiente e Sorgenia - in joint venture - col pretesto delle energie rinnovabili spianano la Puglia. Che importa: è il progresso delle multinazionali basato unicamente sul profitto economico col pretesto dell’energia a portata di clic. Gli italioti restano in letargo. E i media nazionali neanche abbaiano senza il volere del padrone di turno. Il logorroico Nichi non pontifica, ma tace in materia, anche se si è autocandidato premier e si accinge a dimettersi dalla presidenza della Regione. «Vendola è il miglior governatore d’Italia»: parola di Emma Marcegaglia, regina dei rifiuti carbonizzati nei polmoni degli esseri viventi, bambini compresi.
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| Trivellazioni in mare. |
Trans-Adriatic Pipeline - E’ un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che connetterà Italia e Grecia via Albania, consentendo l’afflusso di gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio e, potenzialmente, del Medio Oriente. Il piano è stato sviluppato congiuntamente dalla svizzera EGL (Elektrizitäts Gesellschaft Laufenburg) controllata da Axpo Holding AG e dalla norvegese Statoil. Strano. L’area italiana è già interessata da altri gasdotti: Greenstream, Transmed, Galsi, Interconnettore Grecia-Italia. Quanto ai rischi ambientali, non è tutto: il Basso Adriatico, o meglio il Canale d’Otranto è solcato continuamente. Basta affacciarsi sulla costa salentina per scorgere a vista d’occhio petroliere, chimichiere, rinfusiere, carboniere, navi dei veleni e flotte militari nucleari di Nato e Russia. Come se non bastasse per i nostri “illuminati” politicanti - imposti dall’alto bypassando le elezioni democratiche - sono previsti impianti eolici direttamente in mare con il benestare di ecologisti del calibro di Grazia Francescato (già presidente del Wwf Italia al soldo dell’Eni, poi Sel di Vendola).
La pianificazione distruttiva è decollata per volere della EGL, società attiva soprattutto nel trading di elettricità, gas e prodotti finanziari energetici, che nel 2003 iniziò uno studio di fattibilità conclusosi nel 2006 con parere positivo autocertificato. Nel febbraio del 2008, la compagnia di stato norvegese Statoil è entrata in joint-venture con la EGL dando vita alla TAP AG, società controllata alla pari responsabile dello sviluppo, costruzione e gestione del gasdotto. A marzo del 2009 è stato siglato un accordo intergovernativo fra Italia e Albania per la cooperazione nei campi dell’elettricità e del gas e che individuava il TAP come progetto di interesse prioritario per entrambi i Paesi. Nel 2011 sono stati lanciati i progetti di monitoraggio del fondo marino e valutazione del percorso da seguire su terra in Albania e il 24 gennaio 2012 sono iniziati i monitoraggi e i sondaggi marini di fronte la costa di San Foca con lo scopo di raccogliere campioni dal fondale marino lungo il possibile percorso del gasdotto. L’indagine sta comportando l'utilizzo di una piattaforma sollevabile vicino alla riva per eseguire un’analisi geotecnica del terreno. La piattaforma ha completato l’adempimento tecnico, ed ora è stata sostituita da una chiatta che porterà a termine le analisi scientifiche. Il progetto TAP è nella fase di valutazione d’impatto ambientale e sociale che prevede una riduzione del percorso del gasdotto in Italia portando la sezione sulla terra ferma italiana dai 22 chilometri iniziali progettati a 20 chilometri, modificando il punto di allacciamento alla rete nazionale tramite Snam Rete Gas.
Flusso sotterraneo - TAP trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, una quantità sufficiente per alimentare circa 3 milioni di consumatori domestici. Con l’aggiunta di una terza stazione di compressione il gasdotto sarà in grado di duplicare la quantità trasportata a 20 miliardi di metri cubi/anno. Per quanto riguarda le fonti, bisogna ricordare che Stato il detiene il 25,5 per cento degli interessi e della produzione del campo gigante di Shah Deniz in Azerbaigian; il gas estratto dal settore azero del mar Caspio fluisce poi verso il territorio turco grazie al gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum e da qui verso la rete di trasmissione greca.
Soldoni pubblici - TAP fa parte dei progetti infrastrutturali in campo energetico ritenuti prioritari dall’Unione Europea ed è inserito fra i progetti cofinanziabili dall’UE tramite il programma Reti Trans-Europee dell’Energia (TEN-E). Dall’avvio del progetto il gasdotto TAP ha già ottenuto due finanziamenti dall’UE: il primo per lo Studio di Fattibilità (dicembre 2005) e il secondo per lo studio di Basic Engineering (dicembre 2006). L’Unione Europea ha messo a disposizione i fondi nel 2009 e nel febbraio dello stesso anno la Commissione europea ha confermato lo status del progetto TAP come interconnettore nell’ambito di un sistema regolatore unificato tra Grecia, Albania e Italia.
Percorsi nebulosi - Il gasdotto partirà in territorio greco vicino alla città di Thessaloniki, dove si connetterà alla rete di trasmissione greca già esistente. Sarà lungo 800 chilometri circa, di cui 115 offshore nel mar Adriatico. L’altezza massima raggiunta sarà di circa 1.800 metri sulle catene montuose dell’Albania; la profondità massima sarà di circa 820 metri. Sono previste 3 stazioni di compressione lungo il percorso (2 per la fase iniziale). È allo studio, inoltre, la costruzione di un deposito di stoccaggio in una caverna salina in territorio albanese, al fine di bilanciare l'offerta di gas diretta in Italia ed Europa. il progetto di costruzione del TAP originariamente prevedeva di portare in Italia il gas dal Caucaso, conducendo l’infrastruttura energetica a Brindisi e direttamente nella zona industriale costiera, attraverso la realizzazione di un tracciato completamente via mare (off-shore).
Per motivi in gran parte ignoti, è stata presentata una variante atta a realizzare l’attracco a San Foca (Lecce), in località denominata «Punta Cassano», per poi proseguire con un ulteriore scavo (on-shore) di circa ben 20 chilometri sulla terraferma, fino a raggiungere il territorio di San Donato, dove si allaccerebbe alla rete Snam.
Un enorme disastroso serpentone sulla terraferma, che comporta lo sventramento, danneggiamento e messa in stato di pericolo, di aree di altissima valenza insediativa, turistica, agricola, ambientale e culturale, assolutamente non industrializzate e vergini del basso Salento ed in particolare dei territori di Melendugno, Vernole, Castrì, Lizzanello, Cavallino e San Donato.
Un’enormità, superando con una trivellazione orizzontale (circa 800 metri) una falesia, quella di Punta Cassano, già interessata da fenomeni di erosione, e quindi tagliando trasversalmente una buona metà della penisola salentina, con un cantiere che avrà un'ampiezza compresa tra i 23 e i 30 metri e una profondità di 4 metri. Il tutto comporterà inevitabilmente una notevole movimentazione di terra, suolo e vegetazione, con l'interessamento di una fascia di territorio della costa e dell'entroterra massimamente protetta dai vincoli di carattere ambientale e paesaggistico previsti dal Piano urbanistico territoriale tematico (PUTT), nonché caratterizzata da elementi archeologici di cui l’Ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica di Lecce è testimonianza.
In seguito alla chiusura dei lavori, la fascia di rispetto (servitù) del gasdotto consisterebbe in 4 metri a destra e 4 metri a sinistra della conduttura (per 8 metri complessivi) che si dovrebbe mantenere scevra da qualsiasi opera o presenza arborea (in primo luogo ulivi), al fine di consentire le necessarie operazioni di manutenzione, di controllo e di intervento in caso d'emergenza con l'ulteriore conseguenza di consumo di suolo agricolo, in un'area, caratterizzata da piccoli insediamenti diffusi, con una infrastrutturazione che può comportare la nascita di centrali di deposito gas e soprattutto nuove centrali termoelettriche a gas fossile, e che va dunque conservata alla sua attuale vocazione rurale, turistica e balneare.
Danni e paradossi - L’impatto maggiore sarà determinato dal passaggio del cantiere nella porzione di territorio interessata dalla presenza di boschi di uliveto secolare «ogliarola» presenti nelle contrade Campana e Filandra, tra Castrì, Pisignano e Vernole, ulivi tutelati da un forte quadro normativo in materia. Si tratta di un'area già interessata da un oneroso progetto di impianto di 11 mega-torri eoliche, per la cui difesa i cittadini e le associazioni del Salento hanno dato vita ad un'intensissima mobilitazione proprio a partire dall'inizio del 2011. L'effetto combinato delle due opere di infrastrutturazione porterebbe ad uno sconvolgimento intollerabile dell'attuale cifra ambientale e paesaggistica dell'area e a preoccupanti ripercussioni sulla praticabilità quotidiana e sulla fruibilità di quei luoghi da parte di cittadini, agricoltori, proprietari, turisti e studiosi;
Le contrade Campana e Filandra si avvierebbero così a rappresentare il caso esemplare del paradosso energetico vissuto dal Salento: contrade attraversate da un gasdotto per il trasporto di combustibile fossile e contemporaneamente interessate da torri eoliche che dovrebbero scongiurare l’utilizzo di combustibile fossile, senza contare poi il grave impatto e consumo di nuovo suolo agricolo per la realizzazione di tutte le ulteriori necessarie infrastrutture industriali-impiantistiche e di servizio al gasdotto lungo il suo percorso; con la realizzazione dell'ultima variante del gasdotto della TAP, il basso Salento si troverebbe inoltre in una situazione di assurdo concentramento cumulativo di più gasdotti poiché un secondo gasdotto della ditta South Stream infatti è già in progetto di sbarco, sempre a partire dai Balcani, nella rada di Otranto e che dovrebbe comportare un percorso di 1,5 chilometri a terra (on-shore), che è comunque tanto considerata la ovvia pericolosità di questi gasdotti, la frequentazione di Otranto, e l'importanza archeologico-paesaggistica di Otranto.
Nella primavera del 2011, l'associazione radicale Save Salento ha segnalato la sua contrarietà all’ipotesi di variante verso San Foca, insistendo affinché TAP mantenesse la soluzione di approdo a sud di Brindisi, nei pressi di Cerano, area già interessata da infrastrutture energetiche. L ‘attuale progetto TAP prevede un tratto offshore di circa 45 chilometri e un tratto onshore di 21 chilometri, nonché l'installazione di un terminale di riduzione della pressione nel comune di Melendugno. Il tratto onshore si estenderà da San Foca fino al comune di San Donato di Lecce, interessando altresì i comuni di Vernole, Castri di Lecce, Lizzanello e Cavallino. A seguito dell'ottimizzazione del tracciato, dopo i primi 5 chilometri, Snam rete gas subentrerà a TAP per la costruzione delle condutture. L’area protetta più vicina è il SIC IT9150032 «Le Cesine», distante circa 1,8 chilometri dalla condotta. Il tracciato onshore incontra diversi vincoli paesaggistici e costieri (ai sensi degli articoli 136 e articolo 142 del decreto legislativo n. 42 del 2004 «Codice dei beni culturali e del paesaggio»; PUTT regione Puglia; vincolo paesaggistico derivante dall'ex decreto Galasso n. 431 del 1985)
Impatto devastante - La provincia di Lecce è interessata da due progetti di costruzione di condutture (pipeline) destinate a importare gas in Italia dall’estero, Poseidon e TAP, nell’ambito dell'apertura del cosiddetto «corridoio Sud», destinato a implementare e diversificare le forniture energetiche dei mercati europei.
Un primo progetto di metanodotto, presentato da Edison a partire dal 2005, prevede di importare gas dai giacimenti del Mar Caspio e dal Medio Oriente attraverso una connessione che, collegando Grecia e Italia, renda disponibili circa 8 miliardi di metri cubi anno di gas naturale (circa 10 per cento dei consumi nazionali). Questo progetto di pipeline Grecia-Italia ha preso il nome di «Poseidon» e prevede un collegamento onshore-offshore-onshore tra le città di Stavrolimenase (in Grecia) e Otranto (in provincia di Lecce). In Puglia, Poseidon prevede un tratto sottomarino di 33 chilometri (dal limite delle acque territoriali al punto di spiaggiamento, localizzato a sud dell’area portuale del comune di Otranto) e di 3 chilometri su terra (dal punto di spiaggiamento alla cabina di misura del gas, quest'ultima dell'estensione di 100 x 65 metri e da situare in località San Nicola).
Il progetto di Edison ha beneficiato della firma dell'accordo intergovernativo tra Italia e Grecia, nel novembre 2005, e di un ulteriore accordo intergovernativo tra Italia, Grecia e Turchia nel luglio 2007.
L’11 giugno 2008 Edison e Depa (società greca per la distribuzione del gas naturale) hanno dato origine alla società IGI Poseidon. Il progetto «Interconnessione Italia-Grecia» è stato inserito nell'ambito del più ampio progetto d'interesse europeo «Interconnessione Turchia-Grecia-Italia» rientrante nell'asse prioritario NG3 del programma «Trans-European energy network».
In territorio nazionale, il tracciato offshore del metanodotto IGI-Poseidon attraversa un’area protetta (sulla carta), ovvero il «SIC IT9150011 - Alimini» per circa 640 metri, mentre il tracciato onshore procede parallelamente al confine occidentale del «SIC IT9150002 - Costa Otranto e Santa Maria di Leuca» e del Parco naturale regionale «Costa di Otranto, Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase». Tuttavia, la valutazione di incidenza ha evidenziato solo limitate interferenze, tali da poter essere eliminate e/o mitigate attraverso l’adozione delle misure previste nel progetto IGI Poseidon. Altrettanto limitate sono state definite le interferenze sull’ISA 147 «Costa tra Capo d’Otranto e Capo Santa Maria di Leuca».
Autorizzazioni - Anche la Regione Puglia dell’ecologista a chiacchiere morte Nichi Vendola ha espresso parere favorevole (Delibera di giunta regionale numero 1085 del 26 aprile 2010, mai pubblicata sul Bollettino regionale, in violazione della legge sulla trasparenza). Il 2 agosto 2010, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare decretava giudizio favorevole con riferimento alla compatibilità ambientale del progetto IGI Poseidon. Infine, in data 2 maggio 2011, il Ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la costruzione del gasdotto IGI Poseidon.
Controsenso - L’ Italia ha assunto in ambito europeo gli impegni del 20-20-20 ma non ha mai stabilito una ripartizione su base regionale, degli obiettivi di riduzione del 20 per cento delle emissioni climalteranti rispetto alle emissioni del 1990. Negli obiettivi del PEAR Puglia 2007 si trova, tra le linee d'azione, questa dicitura: «Favorire ipotesi di gasdotto che realizzino collegamenti tra le sponde del bacino dell'Adriatico se inserite nel quadro di riequilibrio delle fonti fossili (pag. 343)». Secondo dati ARPA 2009 la produzione energetica della regione Puglia già supera l’87 per cento del fabbisogno regionale».
Padroni stranieri - Il gruppo EGL oggi ha sede a Dietikon nei pressi di Zurigo, ma opera direttamente attraverso proprie consociate in 20 paesi europei ed è attiva nelle principali borse elettriche del continente. Confluita all’interno del gruppo Axpo (il maggior produttore e distributore di energia elettrica in Svizzera) è quotata alla borsa di Zurigo. Il principale mercato per il gruppo EGL è l’Italia dove dal 2000 è attiva EGL Italia S.p.A. L’azienda, che ha sede a Genova, si posiziona tra i primi operatori del mercato libero italiano dell’energia elettrica e del gas naturale.
A partire dal 2007 EGL ha sviluppato un articolato piano industriale dotandosi anche in Italia di una propria capacità produttiva attraverso la realizzazione di un parco di centrali a ciclo combinato. La prima centrale del Gruppo, gestita dalla società progetto Calenia Energia e situata a Sparanise in provincia di Caserta, è stata inaugurata nel 2007. Alla proprietà dell'impianto da 760 MW di potenza partecipa anche la multiutility emiliana Hera (15%). La centrale Rizziconi Energia controllata al 100% da EGL è attiva dal 2008 a Rizziconi in provincia di Reggio Calabria. L’impianto è sempre un ciclo combinato da 760 megawatt di potenza installata. EGL detiene inoltre il 49% della centrale EniPower SEF di Ferrara.
La Statoil, invece, era un’azienda petrolifera norvegese. Nonostante fosse quotata nel listino della borsa di Oslo e della borsa di New York, lo stato norvegese ne manteneva la maggioranza per una quota pari al 70.9% . Il primo ottobre 2007 la compagnia si è fusa con la Norsk Hydro, divenendo StatoilHydro, la maggiore compagnia offshore di petrolio e gas del mondo.
La Norsk Hydro è una compagnia con una forte presenza dello stato norvegese (43,82%) prevalentemente incentrata sulla produzione petrolifera, quella dell’alluminio e dei fertilizzanti. Nel 1999, Hydro ha acquistato un'altra azienda norvegese del gas e del petrolio, petrolio Saga e nel 2002 Hydro ha acquistato il produttore tedesco principale dell'alluminio dalla società di servizi tedesca. Ha anche acquisito dal gruppo Eni tutta la produzione di fertilizzanti in Italia acquisendo un ruolo dominante in Europa. Hydro ha impianti in circa 40 paesi intorno al mondo ed è attivo su tutti i continenti.
Dieci domande a Monti - 1) Per quali motivi sia stata proposta la variante dell’originario progetto che prevedeva l’attracco del gasdotto a Brindisi e direttamente nella zona industriale costiera? 2) Se e quali azioni si intendono promuovere per evitare, secondo una logica di opportunità tecnica e geologica, di economicità, ed ambientale la realizzazione dell’ultima variante progettuale del gasdotto della TAP inerente il passaggio lungo la terraferma, nel cuore del territorio salentino, del pericoloso e impattante gasdotto? 3) Se e quali iniziative si intendano promuovere per la riconversione delle centrali Cerano-Federico II di Enel e Brindisi Nord di EdiPower dal fossile al gas? 4) Se siano all'esame soluzioni alternative all’approdo del gasdotto della ditta South-Stream, sempre a partire dai Balcani, nella rada di Otranto. 5) Se i due progetti sono alternativi e concorrenti e, in caso affermativo, quali siano i criteri sottesi alla scelta tra TAP e IGI Poseidon? 6) Quali siano i tempi, le procedure e le scadenze attraverso cui si addiverrà alla scelta dei metanodotti da costruire? 7) Se non si ritenga che l’attraversamento onshore di 21 chilometri determinato dall’opzione San Foca, individuata dalla TAP, sia eccessivamente impattante sugli equilibri ambientali e territoriali del Salento e se quindi il Governo non ritenga di stabilire che l'approdo del gasdotto vada riportato, come da ipotesi iniziali, nel brindisino ed in particolare presso la centrale elettrica di Cerano? 8) Se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga, in merito al progetto IGI Poseidon, di rivedere il giudizio favorevole con riferimento alla compatibilità ambientale, espresso in data 2 agosto 2010, in considerazione delle interferenze, seppur limitate, del progetto rispetto ad aree protette? 9) Se il Governo intenda, ed in che tempi, definire la ripartizione su base regionale, degli obiettivi di riduzione del 20 per cento delle emissioni climalteranti rispetto alle emissioni del 1990 e se e come il Governo intenda operare affinché il gas che arriverà nel Salento contribuisca ad abbassare la quota di fonti fossili utilizzate nella produzione energetica regionale? 10) Se il premier intende dimettersi a breve poiché non eletto democraticamente?
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| Protesta. |
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| Gasdotti. |
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| Salenti, ulivi. |
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| Torre S.Emiliano (Salento). |
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| Nichi Vendola. |








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