di Gianni Lannes
Il sindacalista socialista scomparve la sera 10 marzo 1948 attirato con un tranello e poi non si seppe più nulla. Dopo 64 anni la Polizia Scientifica di Palermo ha risolto uno dei misteri più inquietanti legati alla mafia di Corleone.
Il Dna lo hanno estratto da una tibia dello scheletro trovato in una foiba di Roccabusambra, a Corleone, vicino a una cintura e a una moneta di 10 centesimi coniata negli anni Venti. Gli esami effettuati sui resti hanno accertato infatti che quelle ossa appartengono proprio al sindacalista ucciso per la sua avversione alla criminalità organizzata, ammazzato dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. La scientifica ha comparato lo scheletro con le ossa riesumate per l’occasione del padre Carmelo. Dell’omicidio di Placido Rizzotto fu accusato Luciano Liggio, a quel tempo campiere dell’allora capomafia cortonese don Michele Navarra.
Liggio fu però assolto dalle accuse per insufficienza di prove. Ad assistere casualmente all'omicidio fu un giovane pastore, Giuseppe Letizia, che per questo motivo fu eliminato poco tempo dopo con un'iniezione letale fattagli dal boss e dottore Michele Navarra, il mandante del delitto di Placido Rizzotto.
Sogno spezzato -Quel sogno spezzato la sera del 10 marzo 1948 quando scomparve nel nulla il Segretario della Camera del Lavoro di Corleone, Placido Rizzotto. Per uno strano caso del destino, attorno alla sua scomparsa vi fu il convergere di una serie di giovani che in seguito diventeranno importanti, per un verso o per l’altro, nella storia dell’Italia contemporanea: l’allora capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, che fece le indagini e arrestò gli assassini di Rizzotto; il giovane studente universitario Pio La Torre, che sostituì Rizzotto alla guida dei contadini. E dall’altra parte, Luciano Liggio (l’assassino di Rizzotto) e tutti gli uomini della sua banda, che in seguito diventeranno i padroni della mafia siciliana.
Biografia in pillole - Nacque a Corleone da Giovanna Moschitta e Carmelo Rizzotto. Primo di sette figli, perse la madre quando era ancora bambino. Dopo l’8 settembre del ’43 si unì ai partigiani delle Brigate Garibaldi come socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l’incarico di presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Le indagini sull’omicidio furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti, vennero arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio. Grazie alla testimonianza di Collura fu possibile ritrovare alcune tracce del sindacalista ma mai il corpo. Criscione e Collura, insieme a Liggio che rimase latitante fino al 1964, furono assolti per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione in sede processuale. Nel 2000 il regista Pasquale Scimeca ha dedicato a Rizzotto un film.
Mafie al potere - L’amministrazione comunale di Corleone recentemente ha conferito la cittadinanza onoraria a Renato Schifani. L’attuale presidente del Senato ha sponsorizzato l’inutile e pericolosa arteria stradale che distruggerà il bosco della Ficuzza ed un’area archeologica. Schifani è accusato di collusione con la mafia di Cosa Nostra, già dai tempi delle sue consulenze con la Sicula Brokers.
«A Corleone - ha ribadito il nipote di Rizzotto, che porta lo stesso nome del sindacalista - i mafiosi hanno tutti una tomba nel cimitero. Placido Rizzotto ancora no».
Placido Rizzotto si batteva a muso duro per i diritti dei contadini.

una buona notizia, nella speranza che il sindacato di oggi ritrovi quel coraggio.
RispondiEliminaUn mafioso alla presidenza del senato!!! Ed il resto?
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