30.12.11

ISOLA DI GORGONA:
BIDONI TOSSICI IN MARE


di Gianni Lannes

Il santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno diventa una discarica in mare aperto di rifiuti. Come sempre il silenzio delle autorità è tombale. La notizia esplosiva è emersa  per caso soltanto ora. Il 17 dicembre l’eurocargo Venezia della compagnia Grimaldi Lines, ha perso nel tratto di mare tra Gorgona ed il Banco di Santa Lucia, alcuni semirimorchi carichi di merce pericolosa non meglio specificata. Si tratta di bidoni metallici.  Il numero dei fusti non è stato reso noto. Secondo una comunicazione ufficiale della Guardia Costiera di Livorno «Il prodotto è contenuto all’interno di sacchi di plastica nera racchiusi in fusti metallici di colore azzurro della capacità di 200 litri. Il materiale diventa pericoloso a contatto con l’aria scaldandosi fino ad alte temperature e producendo fiammate bluastre e liberando polveri e gas tossici». Paolo Gangemi del circolo centro di Rifondazione comunista si chiede “Perché non è stata attivata la protezione Civile” e invita le autorità “a chiarire alla popolazione se sapevano della vicenda e cosa stanno facendo per evitare ulteriori danni alle persone e all’ambiente”. Nonostante la gravità della situazione bocche cucite sia del contrammiraglio Ilarione dell’Anna a capo della direzione marittima livornese, che del comandante in seconda Lorenzo Cantore. Presidente Monti farà come Berlusconi e la Prestigiacomo che hanno insabbiato tutto il fenomeno, oppure affronterà seriamente il grave problema delle navi dei veleni inabissate nei mari italiani?

IL TEMPO VA OSATO...

di Gianni Lannes

2011: anno di incontri e di arrivederci. Ma anche di addii. Cancellare nomi dalla rubrica perché compagni/e di strada ci hanno prematuramente lasciati, è l’azione più dolorosa.

È inevitabile. Se guardiamo all’anno che va, li vediamo tutti. Dal primo all’ultimo. Non sappiamo perché. Certo è che non sono un peso, ma una leva… per andare avanti.

Di questi tempi… il tempo che è stato è forza e ricchezza. Due cose necessarie per scrutare il tempo che viene, incerto e avaro.

DEBITO PUBBLICO E SIGNORAGGIO
DIVORANO L'ITALIA

di Gianni Lannes

Megatruffe, strani suicidi (Mario Cal: alla voce Verzè, Vendola, San Raffaele, Fintecna, Stato italiano), qualche crac miliardario, fallimenti bancari che diventano segreti di Stato, i privilegi del Vaticano e dello Ior, denaro virtuale e fondi neri (eterni). Strano: in Italia non si parla mai seriamente del vero potere e dell’imbrigliamento progressivo dei nostri diritti. I famosi “cani da guardia” miagolano alla luna: Travaglio quando non copia spudoratamente il lavoro altrui si definisce di destra e filoisraeliano, Gabanelli toppa di brutto attaccando sindacati e articolo 18 (per non dire il resto), il comico Grillo apprezza il governo Monti ma ha già smesso di far ridere da un pezzo. Insomma, non c’è più un santone, neppure un guru o una star a buon mercato a cui rivolgersi, dopo l’eclissi di Santoro e del piduista Costanzo. E’ sotto gli occhi di tutti: muore il 2011. Ciò che non si vede, ma oggettivamente risulta innegabile è l’innominabile signoraggio bancario. Roba che si mangia? Purtroppo è il contrario: il fenomeno latente (mica tanto) ci divora e cancella il futuro. Di che si tratta? In termini tecnici: la differenza tra il costo di produzione del denaro e il valore nominale. Dopo aver perso la sovranità territoriale (l’Italia è una colonia Usa dal 1945), ci è stata sottratta la sovranità finanziaria, complice anche l’euro. Non ho ricette facili ma vorrei indurvi ad usare la vostra testa, ad aprire gli occhi, anzi a spalancarli (come ci aveva esortato a fare in materia il professor Auriti un po’ di tempo fa), anche perché i vip in circolazione, compresi i pifferai dell’informazione (da Mentana alla Gabanelli), o meglio i divi dell’antisistema (ad esempio Saviano) non sfiorano mai questo tema cruciale.

29.12.11

L'OMBRA DEL GRILLO

Mario Monti e Alberto Quadrio.
di Gianni Lannes

Niente complotti, né dietrologie. Non ci vuole granché per smascherare l’approvazione di Beppe Grillo per il premier Monti. Il canale si chiama Aspen Institute e ci porta direttamente allo spietato gruppo di potere Bilderberg e alla Commissione Trilaterale. Tradotto: Fmi, Bce, multinazionali, eccetera. Vi ricordate la mappa del potere esibita dal comico? Domanda non concordata. Perché non vi compare nessuno della Casaleggio Associati né la società stessa che gestisce il blog di Grillo? In particolare Enrico Sassoon, attuale responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia (rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato), Presidente di Leading Events (The Ruling Companies Association) e Presidente di Global Trends, società di studi, ricerche e comunicazione. Il giornalista Sassoon - socio Casaleggio - è soprattutto il director della Camera di Commercio Usa in Italia. Al suo interno figurano personaggi che all’epoca avevano ruoli di rilievo: il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato della Twentieth Century Fox home entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s, Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs. Micromega nel 2010 segnalava che «oggi nell’American chamber of commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centrodestra o al centrosinistra».

Parola dello Zio Sam - Nel sito dell’Aspen Institute si legge: «Identità. Aspen Institute Italia è un’associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro caratterizzata dall’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori. La comunità Aspen è composta di Soci Sostenitori, Soci Ordinari, Amici di Aspen e, dal 2001, dagli Aspen Junior Fellows. Dai loro contributi l’Istituto trae le risorse necessarie per il proprio funzionamento. Il network internazionale Aspen è composto da altri centri di attività - indipendenti ma coordinati - con sede negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Giappone, India, Romania e Spagna. The Aspen Institute nasce negli Stati Uniti nel 1950 per iniziativa di un gruppo di intellettuali e uomini di affari americani convinti della necessità di rilanciare il dialogo, la conoscenza e i valori umanistici in una realtà geopolitica internazionale complessa e in evoluzione, appena uscita dalla devastante esperienza della Seconda Guerra Mondiale. In Italia l’Istituto inizia la propria attività nel 1984 con una forte caratterizzazione transatlantica, oggi ancora ugualmente molto presente.  

ARMENI, AMNESIA DI UN GENOCIDIO

Amnesia.
di Gianni Lannes

Il XX secolo forse è stato il più doloroso per la storia dell’umanità, con guerre e conflitti che hanno provocato 250 milioni di vittime. Tra gli episodi più drammatici ci sono purtroppo da annoverare i tanti genocidi, non solo di zingari ed ebrei. Alcuni notissimi, altri rimossi dalla memoria collettiva, ricoperti da un oblio che vale come nuova offesa per tutte le vittime. Come il primo genocidio del secolo breve, quello compiuto dal governo ottomano a maggioranza turca contro il popolo armeno, dal 1915 al 1917. E prima ancora gli eccidi dell’agosto-settembre 1894. Quasi centomila armeni furono massacrati in un solo colpo, nell’agosto 1896 e nel 1909. Un terzo della popolazione armena di Turchia, è stato barbaramente trucidato, un altro terzo deportato e l’ultimo terzo ha potuto fuggire ed emigrare.

In fuga - Gli Armeni sono numerosi in Grecia, Siria, Egitto, Bulgaria, Romania, Francia, Inghilterra, Due Americhe e India. Ma la loro persecuzione ha radici molto più remote, rintracciabili in Italia. Sull’isola veneta di San Lazzaro, infatti, c’è un convento che accolse una piccola colonia di profughi già nel diciottesimo secolo. Quella divenne una delle comunità più importanti, sia dal punto di vista economico che intellettuale. Come dimostrano i reperti ancora custoditi nel convento. Fuggivano dalla Morea invasa dai Turchi, i monaci armeni che nel 1717 approdarono a Venezia. Li guidava il nobile Mechitar, fondatore dell’Accademia che da lui prende nome. Mechita, così chiamato secondo il termine assunto in religione, che vuol dire “consolatore”. Era un giorno di nebbia quando i padri misero piedi sull’isoletta di San Lazzaro, concessa loro dal governo della Serenissima. Il fazzoletto di terra che aveva ospitato lebbrosi e appestati della repubblica veneta, divenne da allora la patria degli armeni in esilio, il punto di riferimento della cultura e dell’identità nazionale del popolo armeno. La comunità religiosa crebbe attorno al prezioso patrimonio che i monaci mechitaristi riuscirono a sottrarre alla furia dell’impero ottomano.

Venezia.

AFRICA SACCHEGGIATA
PER IL PARQUET ITALIANO

Greenpeace: foreste.
di Gianni Lannes

L’Italia è uno dei maggiori importatori di legno africano. E dal continente nero arriva spesso illegalmente, distruggendo le foreste primarie di quella terra. Nel bacino del Congo, le operazioni forestali distruttive e fuorilegge sono diffusissime: dallo sfruttamento incontrollato delle concessioni al mancato rispetto dei piani di gestione, dalla scarsa demarcazione dei confini territoriali alla falsificazione dei documenti. «Tra queste compagnie - denuncia Greenpeace - La Sefac (Societé d’Exploitions Forestieres et Agricolesdu Cameroun) controllata dall’italiana “Vasto Legno” ha più volte violato la legislazione forestale: le operazioni di taglio si svolgono in foreste di grande importanza ambientale e alcune delle concessioni si trovano in un’area particolarmente sensibile ai confini dell’area protetta di Lobéké. «La Sefac è stata più volte colpita da sanzioni per taglio illegale e i suoi disboscamenti minacciano attualmente le colture di diverse comunità locali, la cui vita dipende dall’integrità della foresta e mettano a serio rischio le residue popolazioni di specie minacciate, quali l’elefante di foresta, il gorilla e lo scimpanzé» denuncia Sergio Baffoni, coordinatore della campagna foreste di Greenpeace. «Malgrado le nostre denunce significativi quantitativi di legno targato Sefac sono stati individuati in Italia, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Finlandia e Spagna Ogni impresa che acquista legno Sefac deve sapere che sta contribuendo alla distruzione delle foreste primarie del Camerun». La campagna di Greenpeace per salvare le foreste primarie del mondo va avanti da tempo. 

28.12.11

MESSAGGIO DI BRINDANI A GRILLO


BEPPE GRILLO:
VAI A QUEL PAESE E RESTACI!

di Gianni Lannes

Giornalisti andate a fanculo”: scrive Beppe Grillo. Oggi è il turno di un imbonitore di successo, un fulgido esempio per tenore e stile di vita. O meglio: un prepotente che solo perché ha tanti soldi offende gratuitamente chi gli capita a tiro, che non risponde alle domande scomode, non dà spiegazioni e si permette il lusso di mandare “al diavolo” un giornalista reo di aver svolto correttamente il suo lavoro (Roberto Alessi). Grazie anche all’indifferenza dell’Ordine silente dei giornalisti. Grillo non solo è un recidivo, ma è allergico in qualità di “vip” - proprio come Berlusconi o Guido Maria Barilla - alle domande senza peli. Già qualche anno fa, Alessandro Gilioli, caporedattore del settimanale L’Espresso, aveva scritto sul suo blog di aver proposto un’intervista senza veli a Grillo. Secondo quanto riferito con riscontri da Gilioli, il comico aveva inizialmente accettato, ma successivamente si era rifiutato di rispondere dopo aver letto le domande ed essersi accorto che le risposte a quest’ultime potevano essere anche solo parzialmente trascritte, incentrate sulle sue critiche ai giornali e averle ritenute indegne. Gilioli ha commentato la vicenda arrivando alla conclusione che Grillo teme il confronto, che “ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura” e che usa lo strumento del blog per evitare appunto il dibattito pubblico”. Grillo in seguito, in un’intervista concessa a un magazine, aveva replicato alle critiche di Gilioli: “Il giornalista dell’Espresso, mi voleva fare un’intervista che io non avevo voglia di fare: voleva dimostrare qualche cosa che a me non interessava. Io con l’Espresso ho sempre avuto un buon rapporto. Probabilmente era un infiltrato di Panorama che voleva farmi litigare con l’Espresso”.

Xenofobia - «I Rom sono una bomba a tempo. Va disinnescata»: frase di Beppe Grillo, pescata dal titolo “I confini sconsacrati”. Correva l’anno 2007. Scusate, l’avevo persa questa perla oscurantista: ero all’estero ad occuparmi di guerre e colonialismo del terzo millennio. Comunque, il post - sempre d’attualità - ben campeggia tutt’ora nella vetrina luccicante del pluriomicida ligure (con sentenza di condanna passata in Cassazione nel 1988) gestita dagli associati in marketing Casaleggio. Certe parole che toccano la patria, si trasformano in armi. Secondo Gad Lerner “Grillo è capace di prendere applausi solleticando i pregiudizi della gente”. Chissà. Il problema cruciale è la corte memoria sociale italiana. Il comico ligure ha gettato la maschera più volte. Già, ma chi se n’è accorto in un belpaese alla frutta marcita? Dunque, il razzismo. Il Grillo non si premura di distinguere tra criminalità rumena che non proviene dai rom e rom rumeni che sono arrivati in Italia perché nel loro paese sono vittima di ogni sorta di ingiustizie e privati dei più elementari diritti civili. Il predicatore ligure omette di rammentare che sono proprio le politiche espulsive, praticate dall’Italia verso la Romania, attraverso i famigerati centri di permanenza temporanea, che hanno fatto lievitare la criminalità rumena, sottraendo all’esecuzione della pena in carcere centinaia di rumeni che avevano commesso reati e che fino al dicembre del 2006 sono stati espulsi verso il loro paese, piuttosto di scontare in Italia il loro debito con la giustizia. Tra questi romeni appartenenti ad organizzazioni criminali non c’erano rom. I rom rumeni sono vittime e non compartecipi di quel clima diffuso di illegalità che conviene tanto ai nuovi partner commerciali europei della Romania. Ancora una volta i rom definiti un pericolo per la convivenza e la sicurezza degli Italiani. Il discorso vale per i rom rumeni, che sono cittadini comunitari ma nella sua logica sottesa costituisce il pretesto per un ennesimo attacco agli altri rom, che non sono cittadini comunitari, e a tutti gli immigrati, dopo le campagne estive contro i lavavetri ed i venditori ambulanti. Si dimentica, ancora una volta, che nella Costituzione italiana, la responsabilità penale è individuale e che il contrasto della criminalità su base etnica, riproduce solo pregiudizi che non giovano né alle indagini né alla punizione dei veri - e non dei presunti - colpevoli. Grillo Beppe non menziona gli imprenditori italiani che in Romania fanno accordi con le mafie e speculano sul lavoro schiavistico di uomini e donne pagati con una elemosina; nessuna riflessione sul fatto che la popolazione Rumena sta risentendo della liberalizzazione selvaggia conseguenza di un ingresso accelerato in Europa imposto dalle ragioni del mercato globale. Nessun pensiero per le donne e le bambine rumene vendute sui marciapiedi agli italiani benpensanti, così attenti alla loro famiglia, alla loro sicurezza ed alle loro case.

PIFFERAI DI CARTA VELINA

di Gianni Lannes

Nel belpaese abbondano gli esperti - dalla mafia al calcio, transitando per l’ambientalismo d’accatto - ma pascolano soprattutto gli intoccabili pifferai (Vendola, Travaglio, Grillo, solo per citare un esempio). Il loro verbo non si discute, si ingurgita come oro colato, punto e basta. Ne sa qualcosa lo studioso Alessandro Dal Lago che ha scritto Eroi di carta. Il sociologo ha decostruito il meccanismo Gomorra: “Il caso Saviano è un esempio di costruzione letteraria che assolve una certa funzione, in fondo consolatoria e rassicurante, in un mondo in cui il conflitto politico è stato sostituito dalle contrapposizioni morali o moralistiche. I lettori di destra, centro e sinistra, dopo aver letto Gomorra - conclude Dal Lago - si convinceranno di aver contribuito alla lotta contro il crimine organizzato, potranno dormire sonni tranquilli e tornare alle loro occupazioni. Ma come è noto, le mode vanno e vengono”.

27.12.11

LETTERA DI STEFANO MONTANARI
A GIANNI LANNES

Lettera a Gianni Lannes da STEFANO MONTANARI

Caro Gianni,
Ho visto il filmato su YouTube. Non so per quanto tempo sarà ancora disponibile. C’è solo da sperare che Beppe Grillo e/o Il Fatto Quotidiano non abbiano qualche interesse a farlo  sparire (http://www.youtube.com/watch?v=qqQ0IqHrzII).
Forse non sei stato informato, ma io faccio indagini non giornalistiche ma scientifiche su di un argomento che è per gran parte sovrapponibile a quello che tu tratti. La Comunità Europea, la Camera dei Lord, persino il Dipartimento di Stato USA e la NATO s’interessano, e molto, a quello che noi facciamo. E allora? E allora Beppe Grillo ci ha fatto sparire il microscopio elettronico che ci è indispensabile per smascherare i personaggi contro cui tu t’infiammi e la magistratura se ne infischia ("fa il suo corso") e i cosiddetti “mezzi d’informazione” tacciono.
Pensa un po’: Il Fatto Quotidiano si è visto cancellare degli abbonamenti perché si rifiuta d’informare i suoi ingenui lettori sulla prodezza di Grillo. Ma che importa? L’ordine è tacere e a certi ordini si ubbidisce e basta.
Tu dici di vergognarti per i tuoi colleghi giornalisti. Ne hai facoltà e dovere.
Stefano Montanari
http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2143-lettera-agianni-lannesw.html

GRILLO E DI PIETRO
MA A CHI LA DATE A BERE?



















di Gianni Lannes

Non ho alcuna simpatia per Berlusconi, ma come si fa ad approvare Monti, al servizio del sistema di potere imperante? Recita un vecchio adagio pugliese: “dall’ e dall’ e ci tiech’ pure u’ metall’ ”. Tradotto: a furia di ripetere a mò di litania tutto ed il contrario di tutto, anche le cose anche più assurde, qualcuno finisce per crederci. E’ appena nata una polemica circa alcune dichiarazioni di Beppe Grillo sul governo Monti. Il comico genovese non ha perso tempo e attraverso il suo blog ha accusato i giornalisti. Ecco il comunicato: «Certi giornalisti leggono il blog per affermare l’esatto contrario di quello che scrivo. E’ il loro mestiere. Io ho detto in un incontro pubblico, in una libreria, che “Monti è una brava persona”, una frase che è stata trasformata in un appoggio incondizionato al Governo (alla Bersani style per intenderci). Ho detto che Monti deve fare tre cose: cambiare la legge elettorale, risolvere i conflitti di interesse e bloccare l’aumento del debito. E anche che deve dare ascolto ai movimenti. Lo farà? Ne dubito, ma se lo facesse non potrei criticarlo per questo. Ho anche detto che chiunque può fare meglio del precedente governo. Oggi voglio fare il portavoce di me stesso e inviare un messaggio ad alcuni giornalisti “Andate a fanculo”. Per favore, non travisatelo. Ps: Non ho rilasciato alcuna intervista al settimanale Oggi». Eppure il numero 51 pubblicato il 21 dicembre 2011, del newsmagazine RCS, riporta testualmente 4 pagine di un’intervista a Grillo. Il “servizio” è intitolato «Io vi dico: Monti non è male». Tra l’altro a pagina 38 il giornalista intervistatore (Roberto Alessi) pone la seguente domanda: “Abbiamo un governo tecnico. Sarebbe stato meglio andare alle elezioni?”. Risponde Grillo: «Io credo che ora questo Paese abbia bisogno di persone credibili, come lo è Monti, per traghettare questo paese alle elezioni del 2013, cambiando la legge elettorale, il conflitto di interessi e bloccare il debito. Non ha iniziato male, io non mi permetto di dare un giudizio negativo su di lui…». Insomma: Beppe Grillo appoggia il governo Monti, con parole inequivocabili. Ho chiesto un chiarimento personale al predicatore web, ma non risponde. Il guru ligure si iscrive così, di fatto, come ultima ruota del carro, alla maggioranza politica di governo. Al fianco dello “Psiconano”, del “Pidimenoelle”, e di tutti i partiti “morti”. E vi si iscrive non nel momento dell’euforia postberlusconiana, del voto di fiducia di mister Di Pietro, dell’apertura di Nichi Vendola. No, vi si iscrive nel momento del massimo disincanto popolare, quando la manovra lacrime e sangue del governo eterodiretto dallo “Zio Sam” colpisce le pensioni da fame, aumenta la benzina, bastona la prima casa, colpisce i diritti di chi lavora, annienta la speranza dei giovani e di chi ha perso il lavoro. Uno si chiede: ma Grillo ci è oppure ci fa? A quanto pare Grillo ci è, e pure, ci fa. E’ il suo mestiere di comico-affarista: in effetti la battuta sul Monti nemico del conflitto di interessi dopo che ha assegnato a Banca Intesa tutte le leve dell’economia, sbaraglia, quanto a comicità, ogni possibile concorrenza di Crozza. A conti fatti, chi è Grillo? Un ricco borghese, che non può comprendere cosa significa la manovra Monti per la povera gente: persone in carne e ossa che non raggiungono la fine del mese. Lavorare più anni per prendere una pensione più povera, aggiungere al mutuo la tassa sulla prima casa, sommare un insostenibile prezzo del carburante ad una nuova addizionale Irpef... riguarda milioni di lavoratori (compresi cassintegrati e disoccupati, immolati oggi come ieri sull’altare del capitalismo e della sua crisi). Ma non riguarda il ricchissimo Beppe Grillo, né il suo business aziendale, né la sua concezione del belpaese. A lui interessa che Monti vada avanti con la macelleria antipopolare sino al 2013, quando il Movimento 5 Stelle avrà pronte le proprie liste. Naturalmente di “Opposizione” tra virgolette. Ma “opposizione” a chi? Ai partiti, risponde sicuro il  Beppe tricolore. Ma i partiti non sostengono forse il governo Monti, al pari di Beppe Grillo? «Monti è una persona credibile» afferma Grillo. Ha ragione. E’ infinitamente più credibile Monti per banchieri e industriali, di quanto lo sia Grillo per lavoratori, inoccupati e pensionati.

BARBONE "IN CARBONE"

di Gianni Lannes

I poveri non fanno distinzioni geografiche. Muoiono nell’indifferenza generale anche al nord, perfino a Natale. Che imprudenza. Giovanni Valentin, 66 primavere, voleva scaldarsi e affrontare la gelida notte natalizia, ma le fiamme lo hanno divorato causandogli ustioni mortali. E’ morto la scorsa notte nel centro di Bolzano, il più noto “clochard” della città altoatesina. 

22.12.11

NARALA:
LIBRI, PERSONE E STORIE DI SARDEGNA

Tre giorni di laboratori in lingua sarda per bambini, incontri con editori, autori e artigiani sardi ed un Concorso letterario sul "fantasy sardo",  ecco la proposta della Libreria Odradek per la fine dell' anno.

NARALA: libri, persone e storie di Sardegna

27/28/29 Dicembre 2011

Biblioteca Comunale piazza Tola Sassari

In una tre giorni che impasta parole e materia, Narala intende creare un primo importante momento di confronto e di dialogo tra editori autori e lettori. L’idea, infatti, è quella di coinvolgere editori e autori locali che, conducano il lettore nella scoperta di un patrimonio culturale ricco di storia, fascino e infinite peculiarità. Ad affiancare il libro, protagonista indiscusso dell’intera iniziativa, saranno presenti alcuni degli artigiani più originali e innovativi della Sardegna che hanno saputo reinterpretare la tradizione sarda con produzioni connotate da contaminazioni esterne.

PREMIO LETTERARIO “NARALA 2012”
Per attirare e coinvolgere attivamente i talenti isolani, il concorso letterario è incentrato su una produzione originale e poco battuta nell’Isola, il fantasy sardo. Alla base del concorso la volontà di stimolare il mercato editoriale sardo nel dare attenzione ad un "nuovo genere".  Per questi motivi il premio del concorso viene individuato nella pubblicazione del romanzo più accattivante che verrà pubblicato dalla casa editrice “Voltalacarta” e distribuito sull’intero territorio regionale.

IN BASILICATA RAPINA DI IDROCARBURI

Proteste contro ENI.
di Gianni Lannes

Addio per sempre a salute e territorio, grazie alla mafia delle multinazionali del crimine che la magistratura non osa sfiorare, almeno per ora. Accade in un parco nazionale (istituito con legge 426 nell’anno 1998), sulla carta istituzionale un’area protetta. Scoppi a ripetizione e aria irrespirabile: l’ultimo incidente noto a livello ufficiale si è consumato il 30 dicembre 2009. Eni e Total puntano al raddoppio dei pozzi petroliferi. Il cane a sei zampe che sfrutta 55 pozzi ha raggiunto la quota di 125 mila barili giornalieri. E dal 2015 la Total E&P Italia Spa, a Tempa Rossa estrarrà dalla terra ogni giorno 50 mila barili , 250 mila metri cubi di gas naturale 267 tonnellate di gpl e 60 tonnellate di zolfo. E’ un business stimato attualmente 30 miliardi di dollari: ovviamente sulla pelle degli autoctoni, in gran parte silenti ed ossequienti alle rapine che calano dall’alto con la benedizione dello Stato (e dei governi dell’intero arco parlamentare). Che importa se dalle sorgenti delle “aree protette” sgorgano scarti chimici e radioattivi - residui delle perforazioni e delle reiniezioni nelle viscere della terra - mescolati all’acqua un tempo cristallina. L’ecomafia è a pieno titolo nell’affare: a valle del processo di produzione dei rifiuti. A nessuno frega della salute dei lucani (forse neanche a tanti di loro), a cui non vanno neanche le briciole delle royalties. A conti fatti, l’oro nero frutta vantaggi solo ai potentati dell’oro nero e ai politicanti di turno. Un solo dato agghiacciante: numerosi comuni non hanno ancora un impianto di depurazione della fognatura.

21.12.11

GIANNI LANNES DIFENDE I CONTADINI




































L'Unità, 12/12/2011
http://img696.imageshack.us/img696/3943/unit12dicembre201122.pdf


20.12.11

AMIANTO: CONFLITTI D'INTERESSE INTERNAZIONALI

Amianto, discarica a cielo aperto.
di Gianni Lannes

La prima utilizzazione industriale dell’asbesto risale agli ultimi decenni dell’800. L’incremento nell’estrazione e nell’impiego si traduce in un progressivo accumulo nell’ambiente di vita e di lavoro. Materiale poco costoso, duttile, ignifugo e resistente agli attacchi chimici, è stato utilizzato in ogni settore dell’industria, dalla cantieristica alla tessile. L’asbesto è un minerale naturale a struttura fibrosa appartenente alla classe chimica dei silicati e alla serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. E’ presente in molte parti del globo terrestre e si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento in miniere a cielo aperto. I rischi dell’amianto erano già chiaramente indicati nella prima edizione dell’Enciclopedia dell’International Labour Office (ILO), “Occupation and Health”: «Tutte le manipolazioni dell’amianto, dall’estrazione in poi, implicano indubbiamente un rischio notevole, e le compagnie assicurative americane e canadesi generalmente non accettano i lavoratori dell’amianto a causa delle note deleterie condizioni di lavoro». In Italia un decreto regio del 1909 stabilisce la pericolosità dell’amianto, nel 1943 l’asbestosi venne dichiarata “malattia professionale”. Nel 1977 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) pubblicò un documento sull’argomento. Il testo concludeva che «l’amianto in tutte le sue forme era cancerogeno, e che non era possibile identificare un livello di esposizione per gli umani al di sotto del quale non si verifichi un aumento del rischio di ammalarsi di cancro». Nel 1986 l’ILO diede alle stampe la Raccomandazione 172 e la Convenzione 162 sulla sicurezza nell’uso dell’amianto. 

ETERNIT: MORTI E MALATI VENDUTI
PER 18,3 MILIONI DI EURO

Siracusa.

di Gianni Lannes

Solo a giugno di quest’anno il sindaco Demezzi affermò solennemente che «a Casale certe proposte non potrebbero nemmeno essere prese in considerazione». Invece: “pecunia non olet”. E’ bastata
una porcata notturna. Alle 2.30, quando il sindaco Giorgio Demezzi ha appena finito la sua replica, una voce si alza dal pubblico: «Non conosco i regolamenti, ma posso parlare?». Nessuno osa dire di no a Romana Blasotti Pavese, presidente dell’Associazione Familiari Vittime Amianto e simbolo della battaglia Eternit. Così Romana si esprime: «Sono stanca e addolorata, dopo trenta anni di battaglie e dopo sessanta udienze del processo di Torino a cui chiunque avrebbe dovuto assistere. E ribadisco quanto sempre sostenuto: vogliamo giustizia, non soldi. Per me l’offerta del signor Schmidheiny è una vigliaccata, è una proposta subdola di chi non ha mai capito nulla della tragedia che ha provocato. Mi auguro che chi vota questa notte abbia la coscienza a posto».
I politicanti hanno un prezzo, vero sindaco Giorgio Demezzi? Nonostante 1.700 vittime acclarate dalla magistratura - metà delle quali non hanno mai varcato il cancello della famigerata fabbrica elvetica in Piemonte - e chissà quante altre, l’amministrazione comunale di Casale Monferrato ha deciso di accettare denaro in cambio del ritiro della costituzione di parte civile nel processo. L’Osservatorio nazionale amianto non usa mezzi termini. Scrive prontamente a questa specie di “primo cittadino”, il vice presidente Aldo Guerrera: «Siamo a conoscenza delle ragioni per le quali la SV si è determinata, con la maggioranza del Consiglio Comunale della Sua città, ad accettare la proposta formulata da Stephan Schmidheiny, che con il versamento nelle casse comunali dell’importo di euro 18.300.000,00 verrebbe ritirata la costituzione di parte civile nel processo innanzi il Tribunale di Torino, che sarà definito alla prossima udienza del 13.02.2012, nel quale sono costituiti parte civile migliaia di Suoi concittadini, ed alcuni iscritti della nostra associazione. Non intendiamo certo entrare nel merito delle opzioni della Sua amministrazione, tuttavia, l’associazione e tutti i suoi iscritti in questo particolare momento non può non esprimere solidarietà alle vittime e a tutti i cittadini di Casale Monferrato, città martire dell’amianto, che con questo accordo da simbolo, conferisce a Stephan Schmidheiny la patente di benefattore e la possibilità di ottenere attenuanti nel procedimento penale in corso, e nei futuri, che dovranno essere istruiti e al tempo stesso rivolgerLe un appello affinché si giunga ad un ripensamento di questa decisione». 

19.12.11

AL MERCATO DELLA CARNE UMANA

Barbone.
di Gianni Lannes

Già, il Santo Natale e la nostra ipocrisia. Destino inesorabile. Il grande freddo ha mietuto la prima vittima a Roma: un uomo di circa 60 anni. Basta fare un giro notturno attorno a San Pietro per toccare con mano le centinaia di senza tetto afflosciati sui cartoni ad un soffio dal Santo Padre che dorme sonni beati in un regale appartamento extralusso. Chissà quanti altri ne moriranno di “barboni” nell’indifferenza generale. L’importante è il buon esempio: ovvero pontificare dal pulpito. L’ultimo rapporto della Caritas attesta la presenza in Italia di almeno dieci milioni di persone che sopravvivono al di sotto della soglia di povertà materiale. Scene mai viste per chi oggi ha 40 anni: vecchi pensionati all’uscita dei supermercati a mendicare un tozzo di pane o un pacco di pasta. Ma è scioccante che in tempi di vacche magre si registrino difficoltà economiche anche per la casta politica: Vendola, poverino, fatica a campare con 12 mila e 800 euro al mese (s’intende: esclusi i benefit da governatore, le varie prebende e i 4 milioni di euro di rimborso elettorale). Comunque, disoccupati e precari si arrangino, l’importante è osannare il nuovo pifferaio. In fondo: “Pugliamo l’Italia” col tenore di vita alle stelle.
Fatica.

18.12.11

PAROLAIO ROSA


di Gianni Lannes

Ecco chi le spara grosse, tanto il popolo credulone ingurgita le panzane. Nichi Vendola, il nuovo arrivato - solo da 17 anni in politica - ha dichiarato durante la trasmissione “Servizio Pubblico” del 15 dicembre, che il suo partito, SEL, NON GODE di finanziamenti pubblici.
Vendola, come al solito ha detto spudoratamente il FALSO, tanto i giornalisti non si sognano di contraddirlo (vero Santoro e Travaglio?). La prova delle menzogne vendoliane si legge in questo rendiconto ufficiale.
A pagina 2 del documento figura il rateo annuale spettante a SEL, a partire dal 2010 fino al 2014: 783.001 (settecentoottantatremilauno) EUR, per un totale di 3.915.005 (3 milioni 915 mila 5) euro.

17.12.11

ALCANTARA: ACQUA, FUOCO
E CEMENTO ABUSIVO

Sicilia, Alcantara.
di Gianni Lannes

Un’acqua dalla trasparenza cristallina. Una fauna rara e preziosa. Alle falde dell’Etna c’è un fiume che cela meraviglie. Un territorio incantevole abbandonato alle speculazioni di privati e gestito come un fast food.

In una Sicilia che conta le gocce di pioggia e vive tra cisterne e serbatoi è una visione inimmaginabile che rievoca paesaggi primordiali. A 1200 metri di altitudine sulle pendici settentrionali dell’Etna scorre tortuoso per 48 chilometri il fiume Alcàntara. Rievoca la lussureggiante e verde isola di secoli fa, quando i popoli del Mediterraneo si contendevano il suo dominio e parole come desertificazione e siccità erano ancora lontane. E se pensate che la scultura e l’arte siano invenzioni dell’essere umano, è il caso di affacciarsi fra le gole dell’Alcantara, dove l’acqua danza fra arenaria e colate di lava ai piedi dell’Etna. Come succede con le nuvole che la fantasia trasforma in volti e animali anche la pietra modellata da vento e pioggia si rianima. Frange e ricami adornano sculture scolpite da gorghi e cascate. Prismi sfaccettati interrompono lunghe pareti rotonde che sembrano morbide. Grotte e megaliti con forme di uomini e animali che richiamano alla mente i miti primordiali dell’umanità.

Itinerario a sorpresa - Si giunge in loco percorrendo da Taormina-Giardini Naxos, i 13 chilometri della  statale 185, in direzione del comune di Motta Camastra (Messina), contrada “Sciara Ladreria”. Approdati alla meta le indicazioni conducono a un parcheggio, passando per un ristorante e una bancarella di souvenir presi d’assalto da gite scolastiche e turisti. Perfino una vecchia edizione della guida Routard in una nota avverte: “Preparatevi alla truffa”.  Spaesati come un viaggiatore che cerca una piramide e trova un McDonald’s paghiamo perplessi i 3 euro del biglietto. “Se vuole evitare la fatica del sentiero c’è un ascensore…”. Il sentiero è di dieci minuti a piedi e la struttura di cui l’azienda agrituristica Gole Alcantara si fa vanto è un cubo di cemento armato spalmato a ridosso della parete rocciosa. 

16.12.11

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SEVERINO
DIFENDE CHI ATTENTA ALLA VITA DEGLI OPERAI

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende pubblico il fatto che il Ministro della Giustizia, Avv. Paola Severino, assiste come difensore di fiducia gli amministratori della Goodyear, nel processo penale che ci sarà il prossimo 20.12.2011, in seguito all’accoglimento della richiesta dell’Avv. Ezio Bonanni del loro rinvio a giudizio per il reato di omicidio colposo ed altri.

ENDOMETRIOSI: MILIONI DI DONNE
A RISCHIO IN ITALIA

Grande madre.
di Gianni Lannes

Colpisce l’apparato riproduttivo femminile, nel 30 per cento dei casi è associata a infertilità. Le stime ufficiali attestano che ne sono affette tre milioni di donne fra i 25 e i 30 anni solo in Italia, 14 milioni in Europa e ben 150 nel mondo. Una delle cause principali è l’inquinamento chimico. Rimedi pratici? Attualmente zero. Da anni nello Stivale solo proposte di legge per dichiararla malattia sociale, mai approdati a niente. Una donna che soffre di endometriosi può avere almeno l’esenzione del ticket per le visite di controllo e l’acquisto di medicinali? La situazione rivela che l’endometriosi è una malattia cronica uterina che colpisce circa 3 milioni di donne italiane, ma è attualmente esclusa dall’elenco delle malattie croniche e invalidanti per le quali si ha diritto all’esenzione dal ticket. Diverse associazioni stanno agendo presso l’Agenzia Italiana del farmaco per l’estensione della nota 51 che attualmente già prevede che, per alcune patologie tra cui l’endometriosi, il costo degli ormoni della categoria dei fattori di rilascio siano a carico del Servizio Sanitario Nazionale. 
Donne e chimica.

15.12.11

AMMINISTRAZIONE A DELINQUERE

Moscarella, Americo, Vece.
di Gianni Lannes

Clan dai colletti opachi: intoccabile, almeno per il momento. Affarismo in doppiopetto, trasversale: a destra in affari con la sinistra, comprese le ruberie del centro. Gaber aveva ragione in pieno. Ecco una storia apparentemente minore, ma esemplare sul Mezzogiorno in disfacimento, dove la metastasi partitica dilaga sempre più. Bentornati in Puglia, ad Orta Nova dove ha regnato per tre mandati (dalla metà degli anni ’90 - con qualche breve interruzione - fino a maggio 2011) Giuseppe Moscarella (Msi, poi An), attuale consigliere provinciale del partito berlusconiano, protetto dall’ex ministro della difesa Ignazio La Russa. I debiti comunali hanno ormai valicato la cifra di 12 milioni di euro, derivati compresi, mentre i disoccupati non si contano più a causa dell’esorbitante numero e i senza tetto sopravvivono in ricoveri di fortuna come il pensionato Savino Carbone che ha minacciato di darsi fuoco in piazza Nenni. In tanta miseria alimentata ad arte, è compresa la xenofobia esasperata che non risparmia i bambini “Rom”, alimentata dal braccio destro del Moscarella: il medico di pronto soccorso Gerardo Tarantino (stipendiato all’ospedale di Cerignola ma con studio privato in paese), vice sindaco per 5 anni, fino a qualche mese fa. L’ultima bravata di questi campioni conclamati di legalità, ora certificata da una documentata denuncia di un imprenditore al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, è legata ad un’elargizione della Regione Puglia di ben due milioni di euro. La motivazione e il pretesto? Risponde al nome di Pirp “Reale Sito”. Il Programma integrato riqualificazione delle periferie” è stato siglato il 29 gennaio 2010, a Bari, tra il neo fascista Moscarella (che ha dotato la biblioteca comunale dell’opera omnia di Mussolini) e il comunista, si fa per dire, Vendola. I beneficiati sono due sostenitori elettorali del ras:  Giuseppe Festa (Festa Costruzioni generali srl) di cui parleremo in un’altra occasione, ma soprattutto Antonio Marseglia.

Giuseppe Moscarella, sindaco di Orta Nova.
Mani sulla città – C’era una volta - prima che la criminalità organizzata, la violenza di chi comanda le istituzioni e i soldi facili dilaniassero il paese - all’ingresso del centro abitato ortese un podere e un rigoglioso vigneto, coltivato dalla famiglia Sacchitelli. Terreni comunali, dati in concessione, quando l’agricoltura era ancora fatica, lacrime e sudore. Poi, tramontata la stagione dei sacrifici legati alla terra, piombò la speculazione politica a fare man bassa delle proprietà municipali. Il vecchio podere fu inesorabilmente demolito e la vigna estirpata senza pietà per far posto ad una discarica di rifiuti a cielo aperto. Un cumulo di scorie accumulato con il tacito benestare di alcuni personaggi alla ribalta: lo stesso sindaco (Moscarella) il comandante dei vigili urbani (Santoro Umberto), il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Giovanni Battista Vece, già rinviato a giudizio per gravi reati penali per l’affare discarica Bonassisa. La manovra amministrativa era propedeutica all’elargizione vendoliana  di quattrini pubblici, in nome della “riqualificazione” sociale ed economica. Il meccanismo è collaudato: prima si degrada una zona previa copertura istituzionale; dopo col pretesto della bonifica ecologica, briglia sciolta agli affari privati con denaro pubblico (don Verzè, docet). In soldoni: ad arricchirsi sono sempre i soliti furbi. In particolare, Antonio e Mariano Marseglia, titolari di una semplice ditta individuale che ha fatto man bassa di appalti e gare pubbliche (Edil.madi), compresa la scuola media Pertini, il campo sportivo e le nuove cappelle del camposanto, senza risparmiare neppure sui morti. A proposito dell’impresa individuale Marseglia Antonio, la visura della Camera di Commercio parla chiaro: “lavori edili, stradali, idrici e fognanti; lavori di pubblica illuminazione e di riscaldamento; fornitura ed installazione di infissi in metallo, legno e materie plastiche; impianti idrici, fognanti e di riscaldamento”. Allora, come è stato possibile autorizzare il Marseglia ad aprire una struttura commerciale (M 2) su un terreno che il Prg ha tipizzato come verde pubblico, se non ha i requisiti minimi e concedergli un terreno comunale per 60 anni? In cambio Marseglia avrebbe dovuto costruire una pista ciclabile del valore di 500 mila euro.  

14.12.11

ONDE FUORILEGGE A PESCARA

Antenna Rai, Pescara, bambini a scuola.
di Gianni Lannes

Sequestrati i ripetitori di Rai, Mediaset, La 7, Mtv, Radio Maria, Radio Capital, Radio Radicale, emittenti nazionali e locali.  I pericolosi impianti dovevano traslocare nel 1998. Residenti in sciopero della fame.

Ci sono vie dove è preferibile non transitare, abitazioni dove è opportuno non risiedere, stanze della casa in cui sostare il meno possibile, scuole dove i figli è meglio non mandarli. Cosa ha di inquietante il quartiere San Silvestro di Pescara? Qui, su un colle dalla vista mozzafiato si registra una concentrazione letale di onde elettromagnetiche. Dai controlli effettuati dal Corpo Forestale e dalla sezione di polizia giudiziaria dei Vigili municipali, risultano emissioni superiori complessivamente anche di quattro volte ai limiti stabiliti dalle normative. Rai e Mediaset hanno sfondato il tetto stabilito dal Decreto ministeriale 381/1998. e dal Dpcm 8 luglio 2003. A San Silvestro operano 67 emittenti, «27 delle quali superano - secondo i dati rilevati dall’Agenzia regionale per la Tutela dell’Ambiente - il limite che la legge fissa (6 volt metro, ndr) per la somma complessiva delle emissioni; da 7,40 a 24,60». I procedimenti giudiziari sono decollati tre anni fa, ma non hanno ottenuto alcun effetto positivo per la popolazione. Nella disattenzione del Belpaese è andato in onda il più grande sequestro mai operato in Italia: fuorilegge i 27 ripetitori radiotelevisivi sigillati; nel mirino giudiziario anche quelli di Rai, Mediaset, La 7, Mtv, Radio Maria, Radio Capital, Radio Radicale, nonché di altri network - ordinati dalla magistratura per «violazione delle norme sull’inquinamento atmosferico». L’azione giudiziaria è stata disposta dal Gip Maria Michela Di Fine, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Papalia. L’indagine era stata avviata in seguito a centinaia di esposti presentati da migliaia di cittadini. «Il sequestro non prevede l’oscuramento dei segnali qualora i titolari delle emittenti - già raggiunti da informazioni di garanzia - avverte Guido Conti, ufficiale del Corpo Forestale dello Stato - riducano subito le emissioni entro i limiti. In ogni caso, tutti gli impianti devono traslocare su una montagna a Bussi sul Tirino». A tutt’oggi: gli adeguamenti risultano pari a zero. 

13.12.11

GIANNI LANNES TORNA A COLLABORARE CON L'UNITA'









http://cerca.unita.it/?key=lannes

Gianni Lannes alla prima di "Toghe Rosso Sangue"

video

http://www.youtube.com/user/ITNotizie?blend=22&ob=5


ECOMAFIE: STRAGE SILENZIOSA
IN ABRUZZO

Abruzzo Sogeri.
di Gianni Lannes

Morti e malati di cancro in provincia di Chieti: lo Stato è latitante. La magistratura archivia per prescrizione dei reati nonostante il pericolo per la pubblica incolumità. L’ecomafia ringrazia. Benvenuti nella patria del Montepulciano. Non si arresta la conta dei tumori provocati dai veleni industriali scaricati impunemente per anni in Abruzzo. Una giuria di critici ha premiato a Londra - miglior rosso italiano - il Cagiolo 2005 di Cantina Tollo con il Decanter World Wine Awards. E’ il più importante riconoscimento internazionale assegnato solo a 26 vini sui 9.600. Eppure in questo remoto angolo della provincia teatina i cittadini non gioiscono. Gianluca Edmondo a 37 anni è deceduto a causa di un tumore fulminante al cervello in un amen. Diego T., 42 primavere di Tollo si è sottoposto a biopsia ed ha scoperto di avere un linfoma Hodgkin. Ad Alessandro D. T., 32 anni, nativo di Miglianico è toccato un linfoma non Hodgkin. «Aiutateci a non morire di cancro». Luciano è un ecologista  che vive a Miglianico: 4 mila e passa anime nel chietino. Ha scoperto che in una fornace accanto al torrente Venna - nell’agro del centro abitato di Tollo - sono state occultate svariate tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti da mezza Europa e dalla realtà industriale dell’Italia settentrionale. Grazie anche alle certificazioni fasulle di laboratori della Toscana. Spiccano gli scarti della Bayer (Germania) e delle Industrie Chimiche di Saragozza (Spagna). Anche gli industriali italiani - i casi più eclatanti: Eural Gnutti (BS), Servizi Costieri (VE), Faro (PD), Ghiraf (BS), Fonderie Riva (MI), Kerasan (VT) e tanti altri - non hanno lesinato contributi micidiali. Le analisi dell’Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente - confermate da due laboratori privati - non lasciano ombra di dubbi: nei veleni primeggiano metalli pesanti e gli idrocarburi sepolti anche a dieci metri di profondità, a contatto con la falda freatica. La mistura che ha contaminato suolo, sottosuolo e anche il torrente Dentalo, il fiume Foro ed il mare Adriatico è composta da cromo esavalente, rame, piombo, manganese, nichel, cadmio, zinco, alluminio, ammoniaca, composti organici aromatici, arsenico.

VENDOLA HA RICEVUTO LA MAIL
DI LANNES MA NON RISPONDE!





12.12.11

11.12.11

LA QUERCIA DEI CENTO CAVALIERI

Quercia vallonea (Tricase -Lecce). Foto Lisa Manzone Garitta.
di Gianni Lannes

Viaggiatori, geografi e scrittori hanno visto nel paesaggio italiano una delle impronte più originali e affascinanti del Mediterraneo. Agli alberi il Mezzogiorno ha affidato per secoli uno dei tratti più fortemente identificativi. Si pensi ai boschi di ulivi, ai terrazzamenti di mandorli, ai giardini d’agrumi incastonati nei centri storici. Nel Salento - estremo lembo levantino - sopravvivono alberi mirabili, scampati ai dilaganti incendi e alla febbre del disboscamento. Sono minacciati quotidianamente e molti non resistono all’avanzare del “progresso edilizio”. Uno di essi, capostipite di una delle 500 specie botaniche in via d’estinzione in Europa, è un gigante della natura. Settecento anni ben portati, una chioma maestosa, un tronco dalla circonferenza di oltre quattro metri, ghiande grandi, dolci e persino commestibili per l’essere umano, ricche di tannino, sostanza usata per conciare le pelli in un’epoca lontana. La quercia vallonea di Tricase ha tutte le carte in regola per essere dichiarata monumento nazionale dalla bellezza e dalla storia. Per salvarla dalla furia distruttiva dell’uomo, nel 1972 fu deviata di qualche metro una strada, quella che collega Tricase alla sua marina, e le ruspe cambiarono momentaneamente itinerario.

Quercia vallonea (tricase - lecce). Foto Lisa Manzone Garitta.


Riconoscimento internazionale - Finalmente nel 1979 l’Unesco ha riconosciuto alla quercia vallonea di Tricase, la qualifica di “monumento naturale”, quale specie botanica generica da preservare. Anche la Società Botanica italiana ha a cuore questo albero maestoso, raro e splendido,  tanto da inserire il biotipo nell’elenco delle diciassette zone pugliesi meritevoli di tutela. Il patriarca arboreo, detto anche “quercia dei cento cavalieri”, si trova non lontano da un boschetto di sessantadue vallonee, esteso quasi 5 mila metri quadrati. Non si può parlare di un bosco vero e proprio, ma di ciò che rimane di una grande estensione spontanea e misteriosa di questo rarissimo tipo di querce.

10.12.11

MONTI DI PIETA'

Savino Carbone, pensionato italiano.
di Gianni Lannes

A ben vedere, la manovra Monti non tocca, anzi neanche sfiora i ricchi, i furbi, le banche, le caste, gli evasori totali e nemmeno parziali. Allora, a che serve? Recita un vecchio adagio latino: “repetita iuvant”. Al fine di raccattare una ventina di miliardi per questa mossa del sistema di potere (un golpe in piena regola), non occorrono professoroni, dottorini e gente con la puzza sotto il naso, basta compiere alcune azioni di rottura con l’andazzo tricolore. Dunque, i soldi per sanare i conti pubblici dissanguati dalla casta di politicanti italioti e dai boiardi di Stato almeno dagli anni ‘60 ai giorni nostri, si possono incassare in breve tempo:

Ici o Imu sugli esercizi commerciali del Vaticano in primis, e, tutte le altre chiese a seguire: recupero stimato ufficialmente: 2 miliardi di euro;

Abolizione integrale delle Province: 12 miliardi di euro;

Auto blu: taglio di 650 mila veicoli e relative scorte: 120 miliardi di euro;

Frequenze televisive: pagamento diritti allo Stato: 10 miliardi di euro;

Tassazione dei capitali italiani in Svizzera (150 miliardi di euro): recupero di almeno 4 miliardi di euro;

- Annullamento acquisto inutile del Cacciabombardiere Jsf: 20 miliardi di euro.

Totale: 168 miliardi di euro. Altro che tagliare le pensioni dei poveracci.
Roma, parlamento.

SALENTO: 720 ULIVI CONDANNATI A MORTE

Incendio doloso uliveti Sarparea Nardò, giugno 2008. Foto di Massimo Vaglio
di Tiziana Colluto

“Ma a te verrebbe mai in mente di fare una cosa simile? Ma è pazzesco! Ma io non voglio neppure pensarci!”. Oreste mi guarda un po’ stupito, un po’ amareggiato. I piedi sprofondano nella terra rossa, morbida. Ogni tanto spunta un tappeto di olive nere nere, mai raccolte. “E’ perché stanno lasciando tutto in abbandono. Non se ne cura più nessuno. Se le prospettive sono queste, chi se ne importa”, dice qualcun altro. Siamo a Lequile, nei pressi del campo sportivo. Di fronte a noi l’uliveto si perde a vista d’occhio, un manto grigio-verde filtrato qua e là dai raggi del sole. Un inno alla gioia. Che, però, fra un po’ di mesi, potrebbe trasformarsi in una distesa di croci. Questi patriarchi verdi dovrebbero piegare la testa di fronte a capannoni industriali, un “mito di progresso” fuori tempo eppure ancora valido nel pensiero di qualche amministratore.  Sono 720 gli ulivi condannati a morte. Alcuni, a giudicare dal diametro del tronco, sono secolari. Dovranno fare spazio all’ampliamento della zona industriale, fagocitati dal secondo lotto che si vuole realizzare su circa 20 ettari. È del 18 luglio scorso la delibera della Giunta guidata da Antonio Caiaffa, quella in cui si stabilisce che “condizione essenziale per l’attuazione del comparto 2 del Pip sia lo svellimento degli alberi di ulivo”. Svellimento. Una parola più gentile per dire sradicamento. Si sta solo aspettando il nullaosta dell’Ufficio provinciale agricoltura. Poi, solo i proprietari, che hanno posto come condizione quella di tenere gli alberi, potranno reimpiantarli nei luoghi che sceglieranno. Altrimenti, se ne farà legna da ardere.

Ulivi fiabeschi nel Parco Paduli-Salento, foto artistica di Oreste Caroppo

9.12.11

CRONISTI MINACCIATI!


ARTICOLO COMPLETO da "LA NUOVA ECOLOGIA"
http://img571.imageshack.us/img571/853/lanuovaecologiacronisti.pdf