8.12.11

NATALE ANTICO

Riflessi di sole.
di Gianni Lannes

C’era una volta: sacro e profano. Fuochi da Oriente a Occidente, da un tempo remoto al presente senza memoria del passato. Immacolata concezione: dogma della modernità. S’approssima la festa più importante dell’anno, almeno per noi e mi torna in mente la figura di Giovanni Battista: l’unico santo di cui si celebra la nascita e non la morte o il martirio (24 giugno). Come per il Natale di Cristo (rinascita del  sole), la festa cade attorno al giorno del solstizio estivo, la notte delle streghe. A San Giovanni danza la natura. È la festa di una civiltà agricola, una notte che si trascorreva nei campi di grano appena trebbiato, accendendo fuochi che aiutavano il sole a risollevarsi la mattina successiva, dopo il massimo sforzo. Fuoco ma anche acqua: la rugiada di san Giovanni è magica e regala alle donne il potere di generare figli. Il più lungo giorno del sole abbraccia la notte imperscrutabile. Un dualismo senza contrasti apparenti: nelle culture arcaiche – dove la concezione del tempo è circolare – l’opposto è continuità. La magia si mescola alla religione, la luce al buio (e viceversa), i santi cristiani convivono con le divinità pagane. L’antropologo James Frazer nel Ramo d’oro scrive che «Chiamando col nome di San Giovanni Battista i fuochi di mezz’estate gli si è data una leggera tinta cristiana, ma non possiamo dubitare che la loro celebrazione dati da molto tempo prima del principio dell’era nostra». Proprio in quel repertorio di usi e costumi il celebre studioso racconta di falò rituali accesi in tutta Europa: dalla Grecia alla Provenza, dalla Sicilia alla Scozia. Il grande rogo di quella notte, fino a qualche tempo fa, illuminava l’Africa settentrionale, unificando in un unico credo diverse religioni. Sul Natale estivo la patina di cristianesimo è assai leggera. Molto incandescente il simbolismo del sole, troppo radicati i riti di fertilità della civiltà agricola. 

Strasburgo, donne.
Universo donna - San Giovanni corrisponde anche alla notte delle “streghe”, le donne di un’antica primitiva religione che venerava il caprone prima ancora di Pan e Dioniso. Un credo conservato lontano da templi e basiliche, prima di venir estirpato con ferocia dalla “Santa Inquisizione”. Al calar delle tenebre della vigilia si radunavano le “streghe” per partecipare al Sabba. Volavano a Benevento, a ballare sotto il maestoso noce. E, in effetti, il nocino si può fare solo con i gherigli freschi raccolti il 24 giugno, e tutte le erbe più potenti della farmacopea naturale si colgono nello stesso giorno. La notte di san Giovanni è animata: dai fuochi danzanti alle streghe in festa; dagli amanti alle donne sterili a caccia di rugiada; dalle fate e i folletti a Diana-Ecate, dea delle erbe magiche.

Erbe spontanee - Le feste scandivano il calendario “popolare”: per il 24 giugno il grano doveva essere falciato e le erbe raccolte. La salvia, ad esempio, che insaporisce i cibi e guarisce buona parte dei mali sconosciuti. Oppure il sambuco, che cura la tosse. E la felce maschio che cicatrizza le ferite. E ancora, in una commistione di magia, medicina popolare (ampiamente saccheggiata dalla scienza ufficiale) e cucina, il viburno, la margherita, l’artemisia: le erbe più potenti per le guarigioni, proprio perché raccolte nel giorno il cui il sole ha conferito loro la massima potenza. L’iperico o erba di san Giovanni, serve a curare le bruciature e le cotture del fuoco. Ma l’ipericina, il principio attivo della pianta, è soprattutto un potente sensibilizzatore dell’organismo alle radiazioni solari. Il giorno che festeggia la pienezza di madre natura, è anche quello dedicato al Battista, ovvero ai battesimi. Un rituale non troppo ortodosso per la chiesa cattolica. Il rito originario, l’immersione, appunto, profumava troppo di pagano per i sacerdoti della regola, troppo vicina alla rugiada magica del seme agreste che fertilizza e feconda donne e natura. Ai giorni nostri del magnifico intreccio fra acqua e fuoco – che percorrono la notte e il giorno – non sopravvive che qualche trama perduta.

Alberi monumentali.







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