![]() |
| Savino Carbone, pensionato italiano. |
di Gianni Lannes
A ben vedere, la manovra Monti non tocca, anzi neanche sfiora i ricchi, i furbi, le banche, le caste, gli evasori totali e nemmeno parziali. Allora, a che serve? Recita un vecchio adagio latino: “repetita iuvant”. Al fine di raccattare una ventina di miliardi per questa mossa del sistema di potere (un golpe in piena regola), non occorrono professoroni, dottorini e gente con la puzza sotto il naso, basta compiere alcune azioni di rottura con l’andazzo tricolore. Dunque, i soldi per sanare i conti pubblici dissanguati dalla casta di politicanti italioti e dai boiardi di Stato almeno dagli anni ‘60 ai giorni nostri, si possono incassare in breve tempo:
Ici o Imu sugli esercizi commerciali del Vaticano in primis, e, tutte le altre chiese a seguire: recupero stimato ufficialmente: 2 miliardi di euro;
Abolizione integrale delle Province: 12 miliardi di euro;
Auto blu: taglio di 650 mila veicoli e relative scorte: 120 miliardi di euro;
Frequenze televisive: pagamento diritti allo Stato: 10 miliardi di euro;
Tassazione dei capitali italiani in Svizzera (150 miliardi di euro): recupero di almeno 4 miliardi di euro;
- Annullamento acquisto inutile del Cacciabombardiere Jsf: 20 miliardi di euro.
Totale: 168 miliardi di euro. Altro che tagliare le pensioni dei poveracci.
![]() |
| Roma, parlamento. |
Omissioni - Il governo Monti non prevede la vendita all’asta delle frequenze tv. Parlo delle sei nuove frequenze digitali di proprietà dello Stato, quindi di noi tutti, che il governo Berlusconi decise di assegnare gratuitamente per regalarle ai soliti noti – Mediaset in testa ma anche Rai e Telecom – attraverso quello che è stato definito ‘beauty contest’. Un concorso di bellezza chiaramente ‘truccato’, visto che si è sempre saputo chi avrebbe vinto – ossia i tre operatori già dominanti – con tanti saluti al pluralismo televisivo e a un bel pò di miliardi. Un paradosso scandaloso, inaccettabile ma tanto più vergognoso nel momento in cui si chiede agli italiani di stringere ancora la cinghia. Eppure il governo Monti non sembra interessato alla questione, ma potrebbe revocare immediatamente la procedura per l’assegnazione gratuita delle sei nuove frequenze televisive digitali.
Mafie - Le stime ufficiali seppure volutamente ignorate dai padroni del vapore parlano chiaro da tempo: le organizzazioni criminali propriamente dette (cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, batterie foggiane, basilischi, eccetera) sommano il 20 per cento del prodotto interno lordo. Le sfide che si pongono davanti all’Italia non sono poche, né banali. Le difficoltà risultano moltiplicate, poi, dalla zavorra delle cattive usanze che il Paese si porta dietro, quali l’evasione fiscale. Secondo rilevazioni della Corte dei Conti, il nostro Paese è il secondo nella graduatoria internazionale per ammontare di gettito sottratto al Fisco. L’allarme arriva in un’occasione ufficiale: è Luigi Giampaolino - presidente della Corte dei Conti - a certificare durante un’audizione in commissione finanze al Senato che l’evasione fiscale in Italia è al 18% del Pil, un dato che pone il nostro Paese al secondo posto della graduatoria internazionale dell’evasione, alle spalle della sola Grecia. Particolarmente indigesta - o forse troppo facile da evadere - è risultata l’imposta sul valore aggiunto, la famigerata Iva. In base ai calcoli della Corte dei Conti, il tasso di evasione dell’Iva arriva al 36%. L’Iva italiana, inoltre, secondo Giampaolino raccoglie meno fondi di quanto faccia lo stesso tipo d’imposta in ambito medio europeo perché il “rendimento dell'imposta italiana risulta intaccato dal livello e dall'estensione delle basi imponibili diverse da quella ordinaria, oltreché dai regimi speciali e di esenzione”. In base ai numeri, già oggi quasi il Fisco si impossessa di quasi il 43% del reddito degli italiani in regola con i versamenti e tale quota, nei prossimi anni, potrebbe salire ulteriormente (fino al 44,8% nel 2013 e ancora oltre successivamente) per effetto del taglio delle agevolazioni fiscali previsto dalla manovra di agosto e sulla scorta degli aumenti delle imposte locali che regioni e comuni saranno quasi obbligati ad adottare. Ecco perché non si fa una vera lotta alle mafie: sono organiche anche non riconosciute ufficialmente a livello istituzionale. L’economia, si fa per dire, andrebbe a rotoli.
Corte dei Conti-Bankitalia - Due analisi, due visioni critiche sul fatto che la manovra possa creare crescita. Per Visco, governatore della Banca d'Italia, «le misure di bilancio contenute nel decreto hanno effetti restrittivi sul Pil». Per Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, «il ricorso prevalente a strumenti fiscali concorrano a determinare una spirale negativa». «I nuovi interventi si concentrano per circa due terzi sulle entrate, portando la pressione fiscale intorno al 45%». È quanto ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nella sua audizione davanti alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e Bilancio del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul decreto legge anticrisi. «Le misure di bilancio contenute nel decreto hanno effetti restrittivi sul Pil stimabili in mezzo punto percentuale nel prossimo biennio», ha proseguito il governatore di Banca d'Italia. Simile la lettura che ne dà anche Luigi Giampaolino. Per il presidente della Corte dei Conti il ricorso a manovre che impiegano la leva fiscale comporta il rischio di «una spirale negativa». «Non può essere sottovalutato il rischio, ripetutamente segnalato anche dalla Corte, che le difficoltà crescenti di conseguire effetti rapidi e strutturali attraverso il contenimento della spesa pubblica primaria e - ha spiegato Giampaolino - di conseguenza, il ricorso prevalente a manovre che impiegano lo strumento fiscale, concorrano a determinare una spirale negativa nella quale dosi sempre maggiori di restrizione sono imposti proprio dagli impulsi recessivi che, in tal modo, vengono trasmessi all'economia e da questa al bilancio».
A rapporto dallo zio Sam – Il padrone a stelle strisce chiama e Monti obbedisce. Il 7 dicembre, a sorpresa, il governo Monti, ossia il maggiordomo della banca speculativa nordamericana Goldman Sachs, ha annunciato che non seguirà l’esempio di Germania e Gran Bretagna e che non firmerà accordi per tassare i capitali fuggiti all’estero. “Il governo in questo modo - ha denunciato in Parlamento il deputato Massimo Donadi (Idv) - protegge evasori e mafiosi”. Il premier Monti l’8 dicembre ha incontrato a Milano il sottosegretario al Tesoro americano Geithner. Precedentemente ( 7 dicembre) a Bruxelles il ministro degli esteri Terzi ha relazionato al segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.
![]() |
| Italia s'è desta. |
Dietro le quinte – Si fa ma non si dice, come al solito. Banchetti occulti tra Alfano, Bersani e Casini. Vale a dire: Pdl, Pd e Udc (il partito del condannato per mafia Totò Vasa Vasa) al fine di sostenere Monti. Senza voler scomodare la celebre intervista di Enrico Berlinguer sulla “fine dei partiti e l’occupazione dello Stato”, spendo qualche pensiero sulla suicidata sinistra. Il Pd non meraviglia più. Il primo avvertimento si ebbe quando tolse il nome sinistra e Veltroni fece fallire il quotidiano L’Unità (dove ho lavorato alcuni anni) fondato da Gramsci nel 1924. Il secondo segnale negativo: quando giunse a proporre Prodi (aderente al gruppo Bilderberg e alla Commissione Trilaterale), come leader, vale a dire un democristiano di provata fede con a carico intrallazzi (Iri) e fallimenti. Il terzo avvertimento: quando accolse nel partito una schiera di diccì: De Mita, Marino, Mancini, Martinazzoli, Bindi, Letta, eccetera eccetera. Il quarto squillo: quando nel 2007 il primo provvedimento del governo Prodi fu l’indulto. Per farsi votare bastava sventolare il drappo rosso: prima belzebù Andreotti; poi il latitante Craxi; infine il piduista Berlusconi con cui hanno stretto affari e scambi di ogni genere (vero Veltroni e D’Alema?). “Le grandi coalizioni non si fanno andando insieme al voto, si fanno presentandosi da soli alle elezioni e dopo alleandosi per fare un governo. Solo se ci fosse ancora Monti in campo si potrebbe pensare di andare al voto con il Pdl, il Pd ed il Terzo Polo insieme. Casini, invece, potrebbe essere il leader di una coalizione che nasca dopo il voto”. Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, con un'intervista ad Affaritaliani.it, apre all'ipotesi di una grande coalizione in vista delle elezioni del 2013. Poi bacchetta Alfano: “Prima esca dall'ombra di Berlusconi e poi si può fare la costituente del Partito Popolare italiano". Una forza cattolica? "Non c'è nessun progetto di grande partito cattolico: esiste l’idea di costituire un partito laico di ispirazione cristiana formato da una parte del Pd, da noi e da una parte del Pdl".
Pugliamo l’Italia - Vendola si sparge come il prezzemolo: ormai pontifica su tutto, ma è evidente pure agli svendolini più esagitati che non ha le basi, cioè i fondamenti. Non solo è stato adottato dai poteri forti: in primo luogo la Marcegaglia a cui ha concesso illegalmente di costruire inceneritori (Massafra, Modugno, Manfredonia) e discariche su falde acquifere (vedi Salento) a più non posso con illegittimi accordi programma (in deroga alle normative e ai vincoli), ma si è presto calato le braghe con l’Ilva, l’Eni, la Cementir e quant’altro, senza farselo ripetere due volte. Date un’occhiata alla rivista il Ponte, edita e finanziata da Riva: nel primo numero campeggia un’ illuminante intervista al presidente Vendola. Un esempio a portata di lancio d’agenzia. Il partito Sel - che in Puglia alle passate elezioni regionali ha raccattato appena 192 mila voti -ha firmato i documenti e il programma in cui sostiene la Tav. E’ triste vedere come un partito - solo a parole diverso - cambi idea e muti bandiera per le poltrone, nonostante i proclami del parolaio rosa. Sull’alta velocità in Piemonte il pifferaio con 4 legislature alle spalle, ossia il nuovo politicante ha detto tutto e pure il contrario. Per la cronaca e per chi si ostina farsi abbindolare dal guru di Terlizzi, Nichi alle elezioni del 2010 contro Palese ha vinto di misura con uno scarto di appena 145 mila voti. Se a destra avessero candidato la Poli Bortone invece di Palese, a quest’ora Vendola avrebbe dovuto trovarsi finalmente un lavoro, come quello che gli aveva offerto don Luigi Maria Verzé (padre spirituale di Berlusconi). Ovvero: a capo dell’’Ospedale San Raffaele del Mediterraneo a Taranto (l’ospedale con denaro pubblico e profitti privati) aveva promesso a Nichi il truffatore in “abito talare” che volava in jet privato. Ebbene, nonostante l’evidente crac finanziario (1,5 miliardi di euro), l’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano ed il suicidio di Mario Cal (braccio destro del prete manager) ad agosto 2011, il governatore Vendola ha tenuto una conferenza stampa a Bari presso il palazzo regionale per ribadire il finanziamento di 210 milioni di euro al progetto del reverendo, già sospeso dal sacerdozio nel 1964 per mano di Paolo VI. Nichi sta fuggendo dalla Puglia, sempre più in declino, per tentare la scalata al Belpaese; però mostra soltanto numeri da circo. Hasta siempre…
![]() |
| Vendola, giù la testa. |




Nessun commento:
Posta un commento
Gradita firma degli utenti.