di Gianni Lannes
“Giornalisti andate a fanculo”: scrive Beppe Grillo. Oggi è il turno di un imbonitore di successo, un fulgido esempio per tenore e stile di vita. O meglio: un prepotente che solo perché ha tanti soldi offende gratuitamente chi gli capita a tiro, che non risponde alle domande scomode, non dà spiegazioni e si permette il lusso di mandare “al diavolo” un giornalista reo di aver svolto correttamente il suo lavoro (Roberto Alessi). Grazie anche all’indifferenza dell’Ordine silente dei giornalisti. Grillo non solo è un recidivo, ma è allergico in qualità di “vip” - proprio come Berlusconi o Guido Maria Barilla - alle domande senza peli. Già qualche anno fa, Alessandro Gilioli, caporedattore del settimanale L’Espresso, aveva scritto sul suo blog di aver proposto un’intervista senza veli a Grillo. Secondo quanto riferito con riscontri da Gilioli, il comico aveva inizialmente accettato, ma successivamente si era rifiutato di rispondere dopo aver letto le domande ed essersi accorto che le risposte a quest’ultime potevano essere anche solo parzialmente trascritte, incentrate sulle sue critiche ai giornali e averle ritenute indegne. Gilioli ha commentato la vicenda arrivando alla conclusione che Grillo teme il confronto, che “ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura” e che usa lo strumento del blog per evitare appunto il dibattito pubblico”. Grillo in seguito, in un’intervista concessa a un magazine, aveva replicato alle critiche di Gilioli: “Il giornalista dell’Espresso, mi voleva fare un’intervista che io non avevo voglia di fare: voleva dimostrare qualche cosa che a me non interessava. Io con l’Espresso ho sempre avuto un buon rapporto. Probabilmente era un infiltrato di Panorama che voleva farmi litigare con l’Espresso”.
Xenofobia - «I Rom sono una bomba a tempo. Va disinnescata»: frase di Beppe Grillo, pescata dal titolo “I confini sconsacrati”. Correva l’anno 2007. Scusate, l’avevo persa questa perla oscurantista: ero all’estero ad occuparmi di guerre e colonialismo del terzo millennio. Comunque, il post - sempre d’attualità - ben campeggia tutt’ora nella vetrina luccicante del pluriomicida ligure (con sentenza di condanna passata in Cassazione nel 1988) gestita dagli associati in marketing Casaleggio. Certe parole che toccano la patria, si trasformano in armi. Secondo Gad Lerner “Grillo è capace di prendere applausi solleticando i pregiudizi della gente”. Chissà. Il problema cruciale è la corte memoria sociale italiana. Il comico ligure ha gettato la maschera più volte. Già, ma chi se n’è accorto in un belpaese alla frutta marcita? Dunque, il razzismo. Il Grillo non si premura di distinguere tra criminalità rumena che non proviene dai rom e rom rumeni che sono arrivati in Italia perché nel loro paese sono vittima di ogni sorta di ingiustizie e privati dei più elementari diritti civili. Il predicatore ligure omette di rammentare che sono proprio le politiche espulsive, praticate dall’Italia verso la Romania, attraverso i famigerati centri di permanenza temporanea, che hanno fatto lievitare la criminalità rumena, sottraendo all’esecuzione della pena in carcere centinaia di rumeni che avevano commesso reati e che fino al dicembre del 2006 sono stati espulsi verso il loro paese, piuttosto di scontare in Italia il loro debito con la giustizia. Tra questi romeni appartenenti ad organizzazioni criminali non c’erano rom. I rom rumeni sono vittime e non compartecipi di quel clima diffuso di illegalità che conviene tanto ai nuovi partner commerciali europei della Romania. Ancora una volta i rom definiti un pericolo per la convivenza e la sicurezza degli Italiani. Il discorso vale per i rom rumeni, che sono cittadini comunitari ma nella sua logica sottesa costituisce il pretesto per un ennesimo attacco agli altri rom, che non sono cittadini comunitari, e a tutti gli immigrati, dopo le campagne estive contro i lavavetri ed i venditori ambulanti. Si dimentica, ancora una volta, che nella Costituzione italiana, la responsabilità penale è individuale e che il contrasto della criminalità su base etnica, riproduce solo pregiudizi che non giovano né alle indagini né alla punizione dei veri - e non dei presunti - colpevoli. Grillo Beppe non menziona gli imprenditori italiani che in Romania fanno accordi con le mafie e speculano sul lavoro schiavistico di uomini e donne pagati con una elemosina; nessuna riflessione sul fatto che la popolazione Rumena sta risentendo della liberalizzazione selvaggia conseguenza di un ingresso accelerato in Europa imposto dalle ragioni del mercato globale. Nessun pensiero per le donne e le bambine rumene vendute sui marciapiedi agli italiani benpensanti, così attenti alla loro famiglia, alla loro sicurezza ed alle loro case.

Quello che mi chiedo è come mai lei è passato da farsi fare le prefazioni dei suoi libri da Grillo e ora il medesimo Grillo non le sta più bene? Le notizie riguardanti il genovese che lei pubblica nei suoi post sicuramente è da tempo che le sa, quindi per coerenza sarebbe stao meglio non chiedere a Grillo quanto sopra!
RispondiElimina(Ruggero Cannizzaro alias capitanomeno)
BEPPE GRILLO NON HA MAI SCRITTO PREFAZIONI AI MIEI LIBRI: IL COMICO NON E' ESENTE DA CRITICHE. CONSIGLIO AL LETTORE I PIFFERAI DI CARTA VELINA!
RispondiEliminaIn passato mi è capitato di affrontare il capitolo Beppe Grillo e alla fine è inevitabile sottilineare come la storia di questo paese è segnata dalla costante ricerca di un uomo forte a cui affidare ciecamente tutte le responsabilità.
RispondiEliminaCome non darti ragione sulla questione degli imprenditori italiani che approdano in Romania (ed in altri Paesi del mondo) con la classica mentalità colonialista.
RispondiEliminaL'ipocrisia è una brutta bestia.
Un saluto