20.10.14

SPARITI PER SEMPRE 19 MARINAI ITALIANI E UN GALLESE A BORDO DI NAVE HEDIA

Algeri (2 settembre 1962), ambasciata di Francia: prigionieri italiani - foto Jim Howard (United Press International)




di Gianni Lannes

A chi può interessare la sparizione di 20 vite spezzate per sempre nel Mar Mediterraneo? Lo Stato italiano non li ha mai cercati, anzi li ha lasciati assassinare e poi ha puntato sull'oblio. E nessun magistrato si è mai sognato di andare a fondo, ma non è mai troppo tardi. Il signor Romeo Cesca ha perso il figlio Claudio, il ventiquattrenne marconista di bordo. Ha sporto denuncia ai carabinieri di Trieste, ma quel comando dell’Arma invece di trasmettere alla Procura della Repubblica lo scottante atto, l’ha invece scaricato alla prefettura locale. Risultato: il nulla di fatto. Nessuna indagine giudiziaria e nessuna inchiesta giornalistica. I giornali non hanno fatto altro che pubblicare distrattamente le veline ufficiali, quando i parenti hanno osato avanzare qualche timida domanda. Poi, chi comanda ha mandato in onda i soliti depistaggi fino ai giorni nostri.

Il piroscafo salpa da Venezia e carica a Ravenna. Si dirige in Spagna ed attracca in due porti. Il 10 marzo carica a Casablanca e riparte - ufficialmente - per Venezia. Il 14 marzo il comandante Agostinelli di Fano invia all’armatore Patella che si spaccia per l’agente marittimo, un cablogramma che indica in linea di massima la rotta. Ma si perdono le tracce. Il 2 settembre il fotografo di guerra Jim Howard ritrae ad Algeri, esattamente nel cortile dell’ambasciata francese, un gruppo di “europei” in stato di fermo. Il 12 settembre l’Ansa diffonde la foto dell’agenzia United Press International: l’immagine che ritrae un gruppo di marinai italiani. L'indomani un quotidiano di Venezia pubblica la foto accompagnata da un'eloquente didascalia. E poco dopo, alcuni familiari riconoscono i loro cari. In una riunione a Roma, all’allora presidente del consiglio Amintore Fanfani, sfugge la seguente frase: “Non si può fare una guerra per salvare 20 venti persone”. E così servizi segreti e giornalisti assoldati rilanciano i consueti depistaggi, bevuti da tutti all’epoca e perfino oggi.

La nave Hedia (ex Milly, ex Generous) è di proprietà di Giuseppe Patella (un barese trapiantato nella celebre laguna), quindi italiana, ma è coperta dalla solita società panamense (Naviera General S.A.) e dalla bandiera fantasma liberiana: un registro navale di comodo gestito a New York da una società con sede in Virginia. La Liberia era al primo posto nella black list mondiale. Il ministero della marina mercantile è perfettamente al corrente, ma lascia correre e finge di far partire le ricerche, inventando un naufragio inesistente. Per la cronaca il governo Fanfani che decise senza consultare il Parlamento e tantomeno il "popolo sovrano", la nuclearizzazione bellica da parte di Washington dell'Italia che perdura - durò in carica dal 21febbraio 1962 al 16 maggio 1963. Nell'esecutivo primeggiavano Taviani (interni), Segni (esteri) Andreotti (difesa).

Dopo 52 anni c’è ancora chi non si rassegna, come Rosa Guirreri, che all’anagrafe vanta ben 98 primavere e spera che un giorno o l’altro suo figlio Filippo Graffeo torni a casa. Accursio Graffeo, il nipote, è l’anima combattiva di questa ricerca della verità: «Abbiamo il diritto costituzionale di sapere che fine hanno fatto 19 italiani». Al conto che non torna aggiungo anche il gallese di Cardiff, Anton Narusberg. Di recente mi ha contattato il signor Graffeo, chiedendomi di occuparmi della vicenda. Ho assunto il caso. Temevo che fosse più complicato e tortuoso. Invece. Questi cittadini italiani sono stati assassinati per ritorsione dopo essere stati imprigionati senza un processo o un'accusa pubblica, da uno Stato alleato (la Francia). Il governo Fanfani sapeva tutto per filo e per segno, ma non ha mosso un dito per salvare queste vite umane. Era assicurata solo la nave ma non l'equipaggio a perdere. Patella intascò i soldi dall'assicurazione La Vittoria di Milano e non fu mai molestato dall'autorità.



Si è trattato di una strage deliberata, consumata a sangue freddo. Correva l’anno 1962, ma è oggi. Chi è STATO? Le stragi non vanno in prescrizione. A bordo erano imbarcati pure due minorenni di Molfetta: Giuseppe Uva aveva solo 16 anni; e Nicola Caputi aveva appena compiuto 18 anni. Tutti hanno lasciato figli e mogli, madri e padri, fratelli, sorelle, nonne e nonni, fidanzate e amici. Questi uomini e ragazzi strappati all’affetto dei propri cari non sono mai più tornati. In quale fossa comune sono stati occultati questi marinai, nostri connazionali? Parigi risponda, ne va del suo onore, prima di smarrire anche i brandelli della sua trapassata grandeur.

Dopo più di mezzo secolo i responsabili istituzionali chiedano pubblicamente almeno perdono alle famiglie. Ha compreso il messaggio monsieur Hollande? E lei Renzi che fa?

NAVE HEDIA: NESSUN NAUFRAGIO. LANNES SCRIVE ALL'AMBASCIATORE DI FRANCIA IN ITALIA

Algeri (2 settembre 1962), Ambasciata di Francia: "prigionieri europei" - foto Jim Howard (United Press International)




Roma, 20 ottobre 2014

                                                  
Alla cortese attenzione dell'ambasciatore di Francia in Italia
Catherine Colonna



Madame Colonna,


Le scrivo in merito alla sparizione di ben 20 marinai, 19 dei quali italiani ed uno di origine gallese, scomparsi nel marzo1962 e fotografati il 2 settembre 1962 da Jim Howard ( inviato di United Press International) nell’ambasciata francese ad Algeri.

L’immagine è stata poi diffusa in Italia dall’Ansa (agenzia giornalistica italiana) il successivo 13 settembre dello stesso anno, e pubblicata da alcuni quotidiani e dal settimanale L’Europeo. La didascalia ufficiale confermata dall’UPI attesta che si tratta di “europei liberati”. La United Press ha inoltre comunicato da Parigi che la telefoto è autentica, ed è stata ritratta il 2 settembre 1962. 

Nonostante numerosi depistaggi (errori, omissioni e falsificazioni), operati anche da qualche giornalista italiano, purtroppo, un fatto è certo. Almeno tre di quegli uomini ripresi in primo piano - ovvero Ferdinando Balboni, Elio Dell’Andrea e Filippo Graffeo - sono stati riconosciuti inequivocabilmente da parenti stretti ed amici. Inoltre, il riconoscimento all'epoca, è stato ufficializzato dinanzi ad un notaio italiano.

In sintesi. La Hedia salpa da Casablanca il 10 marzo, transita da Gibilterra, naviga a ridosso della costa algerina. I1 14 marzo l’armatore Giuseppe Patella, a Venezia, riceve un cablo dal piroscafo Hedia. Il testo recita: «1.000 Galita 6512 n807 persistendo passeremo sud Sicilia Hedia». Ovvero: ore 10, posizione La Galita (una minuscola isola dinanzi alle coste della Tunisia), 65, numero giri motore (normale), 12 tonnellate di consumo carburante, mare forza 8 da nord, velocità navigazione 7 nodi; se la mareggiata da tramontana persisterà passeremo sottovento, la firma del comandante Agostinelli di Fano. Il 22 marzo radio Malta comunica al Marisicilia di avere intercettato da radio Tunisi questa notizia: «Capitano porto Tunisi segnala nave liberiana Hedia cessate trasmissioni dal 21 marzo ore 10.14, sembra in difficoltà posizione La Galita stop navi in vicinanze diano notizie».
 
Una recente indagine giornalistica dello scrivente, ancora inedita, ha accertato che la nave non ha subito naufragio e che in Italia, nonostante una denuncia presentata ai carabinieri di Trieste (come evidenzia una nota della prefettura datata 8 agosto 1962) dal signor Romeo Cesca (padre del giovane marconista), la magistratura non ha mai aperto un’inchiesta giudiziaria.


Da allora questi uomini sono spariti e così la nave Hedia (ex Milly, ex Generous). Pertanto, poiché nessuna autorità governativa italiana l’ha mai fatto prima, le inolytro pubblicamente la seguente domanda: a che titolo quei cittadini italiani sono stati catturati e trattenuti dalle autorità francesi, e che fine abbiano fatto, unitamente alla predetta nave Hedia?

La signora Rosa Guirreri che ha 98 anni e vive a Sciaccia in Sicilia, madre del marinaio Filippo Graffeo (che allora aveva appena 20 anni), attende ancora il ritorno a casa di suo figlio.

Grato sin d’ora per un suo sensibile riscontro al caso, e per un suo cortese e fattivo interessamento per contribuire alla risoluzione del mistero internazionale, le porgo i miei

cordiali saluti!

Gianni Lannes *


*giornalista e scrittore, pronipote di Jean Lannes, generale e maresciallo dell’impero napoleonico,   sepolto al Pantheon, tra i grandi di Francia!

 

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SCIE CHIMICHE: LE PROVE DELL'ORGANIZZAZIONE METEREOLOGICA MONDIALE

Italia (20 ottobre 2014, ore 7,30): scie chimiche (foto D'Errico)


di Gianni Lannes



Evidenze visive inconfutabili, riscontri documentali e ancora prove ufficiali del governo United States of America. Anche la World Metereological Organization, ovvero la massima autorità planetaria in materia di clima, ammette e documenta la guerra ambientale in atto - vietata peraltro da una Convenzione internazionale in vigore dal 1978 e da una risoluzione del Parlamento europeo del 1999 - per scatenare le forze della Natura e usarle contro l'umanità al fine di dominarla e schiavizzarla. Ecco, di seguito alcuni rapporti ufficiali. Le scie chimiche (chemtrails è un termine coniato dall'Aeronautica militare USA) sono la prova più evidente (il nervo scoperto) del nuovo ordine mondiale in atto, che con il pretesto del "buco dell'ozono" fabbricato a tavolino da scientisti compiacenti, sta annientando la fecondità e della vita su Gaia. E' l’ora di arrestare per sempre questi terroristi e criminali al comando di multinazionali e di Stati, partendo proprio dall'Europa, ma anzitutto dall'Italia, l'anello debole di questo perverso sistema che vuole annientare la libertà e la vita.

riferimenti:












OMOSESSUALITA’ E LESBISMO SONO LA MORTE DELLA VITA


(segnalazione di Nicola da Bari)









di Gianni Lannes
 

Mentre il Vaticano balbetta e non offre alcun buon esempio morale, a breve sarà imposta a tutti i popoli del vecchio continente sotto il controllo del potere economico sionista e militare angloamericano, la bibbia sessuale sfornata dalla Commissione europea (un organo politico non eletto da cittadine e cittadini europei) telecomandata dai potentati economici. Vale a dire che sarà stabilita per legge la ferrea osservanza dei volumi “Policies for Sexuality Education in the European Union”, ed inoltre “Sexuality Education in Europe”, nonché i dettami dell’Oms. La cosiddetta Unione europea e l'Organizzazione mondiale della sanità non hanno però alcuna autorità per osare tanto, ma sfruttano la passività generale dell'umanità pr conseguire i loro infernali obiettivi.


SCIE CHIMICHE: PROVE SCHIACCIANTI E NEGAZIONISTI IN GALERA!

Italia (20 ottobre 2014; ore 7,30): scie chimiche








di Antonio Bassi

Ormai gli aerosol aerei non sono piu' una teoria della cospirazione. Tutti quelli che, attivamente o solo a parole, hanno urlato alla teoria del complotto per anni, screditando il lavoro di scienziati, studiosi e attivisti, dovrebbero essere messi in galera.


Un'altro scopo della diffusione di particolato metallico nell'atmosfera e nei corpi viventi


"IS THIS A CHEM-TRACKING DEVICE BEING DROPPED NEAR…"

19.10.14

SCIE CHIMICHE ANCHE LA DOMENICA!

Cerignola (19 ottobre 2014): scie chimiche - foto D'Errico


di Nicoletta D'Errico


Finalmente domenica, ma non c'è tregua per avvelenarci. Sono le ore 18 odierne a Cerignola, città priva notoriamente di aeroporto e di aerovie civili in transito. Mi trovo sulla veranda di casa per curare le mie piante. Il termometro esterno segna 27 gradi all'ombra. Ad un  tratto il mio sguardo incrocia il volo da nord verso sud, a bassa quota, di due aerei che dalla coda, e non dai motori  laterali, emettono vistose scie chimiche e si inseguono visivamente, a distanza di due minuti (cronometrati) l' uno dall'altro. Contemporaneamente e parallelamente ai primi due velivoli, un altro aereo irrora il centro abitato navigando da sud verso nord.

Cerignola (19 ottobre 2014): scie chimiche da due aerei - foto D'Errico

 Cerignola (19 ottobre 2014): scie chimiche - foto D'Errico

LA NASA AVVELENA IL MONDO