di Gianni Lannes
Ecco perché una branca dell’Onu ha legalizzato a
livello mondiale la contaminazione radioattiva del cibo per gli esseri umani.
La nocività è il paradigma: la strategia di annientamento del
genere umano ai minimi livelli quantitativi.
L’unità della radioattività è il Curie (Ci).
L’esposizione umana a sorgenti radioattive del livello di diecine di Ci può
produrre significativi effetti dannosi. Giusto per dare in proporzione un’idea
del livello significativo di inquinamento del pianeta Terra, causato dalla
produzione nucleare.
Nel 1996 la quantità complessiva di radioattività
presente negli Stati Uniti e in Russia, in conseguenza di emissioni connesse
alla produzione atomica, era di 1.7
miliardi di Ci. Esatto: avete letto bene: uno punto sette miliardi, ovvero millesettecento milioni. Di questa
quantità complessiva circa 3 milioni sono stati rilasciati soltanto negli
U.S.A. Da allora tale inquinamento è aumentato a livello esponenziale.
Importanti rivelazioni circa la situazione negli
States e nell’ex Unione Sovietica sono state rese note in un articolo
scientifico denso di informazioni, pubblicato nel numero di aprile 1996 di Physics
Today, il bollettino mensile della Società Americana di Fisica. Tale
documento è firmato da tre autori, due nordamericani, uno dei quali investito
di alte responsabilità di governo nell’amministrazione Clinton (vice ministro
dell’energia con responsabilità sul nucleare), ed uno russo (capo del dipartimento
di scienza e tecnologia del ministero dell’energia atomica della Russia).
E’ dunque presumibile che le informazioni fornite
non pecchino per eccessivo allarmismo, ma semmai tendano ad attenuare l’impatto
delle rivelazioni di straordinaria gravità.
Un altro dato: la radioattività rilasciata nell’ecosistema
in Russia è 500 volte maggiore che negli Stati Uniti.
E’ fin troppo evidente che la contaminazione
radioattiva ambientale, riversata sul cibo destinato al consumo umano
costituisce un’autentica catastrofe ecologica, o meglio un genocidio
pianificato che comporterà enormi costi nel futuro, e certamente è già costata
un alto prezzo come concausa di morti e malattie.
Il riferimento specifico è rivolto non alla
contaminazione prodotta dalle esplosioni nucleari sperimentali (prima quelle
nell’atmosfera, poi quelle sotterranee), bensì alla contaminazione causata
dall’attività a carattere industriale - ed in parte associata alla produzione
di energia elettrica utilizzata a scopi civili - volta a produrre una delle
materie prime essenziali per la costruzione di armi nucleari, ovvero il
Plutonio (una centrale nucleare ne sforna mediamente 50 chilogrammi l'anno, ed in Italia, escludendo i reattori di ricerca delle università hanno operato ben 5 impianti, di cui uno militare).
Il mancato rispetto della vita da parte del sistema
di potere internazionale ha raggiunto e superato livelli criminali, ed è stata
resa possibile dalla fittissima coltre di segretezza che ha coperto tutte
queste attività.
Parola di Gianni Mattioli, docente di Fisica all'università La Sapienza di Roma: "Il danno sanitario da radiazioni è un danno senza soglia. Dosi anche piccole di radioattività innescano spesso processi di tumori, leucemie, tanto che la definizione di dose massima ammissibile per i lavoratori e per le popolazioni, fornita dalla Commissione internazionale per la radioprotezione, invece di essere quella particolare dose al di sotto della quale non esiste rischio, è curiosamente quella dose in cui sono associati effetti somatici, tumori e leucemie, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a siffatte attività o radiazioni".