11.2.16

SCRIVERE LIBERTA’

foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


di Gianni Lannes

Un giorno qualcuno ha detto: ciò che rimane della nostra vita è quello che abbiamo scritto. Immagino che anche per me sarà così.

Fin bambino mi è sempre piaciuto scrivere, e al contempo narrare per immagini. In tante primavere di giornalismo praticato sul campo, ho pubblicato migliaia di articoli e una mezza dozzina di libri, mentre un’altra mezza dozzina è in cantiere, ed altri sono nel cassetto. Eppure il desiderio di mettere in fila delle parole non mi ha mai abbandonato. Anzi, con il trascorrere del tempo è cresciuto, invece che scemare. Per giunta ho raccontato anche in un altro modo, vale a dire attraverso la fotografia. Forse è stata la fortuna di avere una nonna fabulatrice e amorevole, oppure il DNA, o tutt'è due. Chissà.

Al mattino mi alzo molto presto e uno dei primi bisogni è appunto, scrivere: un capitolo di un libro o un nuovo articolo gratuito per il diario internautico SU LA TESTA!, anche soltanto una lettera. E quando capita immortalò la bellezza presente ovunque a lambire la nostra cecità, scatto fotografico dopo scatto. 

Non ho paura di morire perché vivo intensamente da quando sono al mondo in questa esistenza terrena, anche se navighiamo in una stagione del disamore, solchiamo un’epoca di scarsa memoria sociale, comunque di preziosa generosità e di raro altruismo. Tuttavia, coraggio, per dirla con Malcolm X: «Nessuno può darti la libertà. Nessuno può darti uguaglianza, giustizia o qualsiasi cosa. Se sei un uomo, le prendi». 

I colori del tempo:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/07/i-colori-del-tempo.html 

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STRAGE FRANCESE DI MARINAI ITALIANI: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE HOLLANDE

  Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo (1) - foto Jim Howard (United Press International)


All'ambasciatore di Francia in Italia, Madame Catherine Colonna


STRAGE FRANCESE DI MARINAI ITALIANI: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE HOLLANDE

Lettera pubblica al Presidente della Repubblica di Francia,
Monsieur
François Gérard Georges Nicolas Hollande

Egregio Presidente, mi rivolgo a Lei per l’ultima volta, al fine di sapere la sorte toccata (vale a dire conoscere il luogo di sepoltura) a ben 20 marinai della nave Hedia, sparita nel marzo 1962, a seguito di un controllo marittimo di una squadra navale francese, comandata allora dal vice ammiraglio André Jubelin. Il 2 settembre 1962, il fotoreporter Jiw Howard al lavoro per conto dell’agenzia internazionale United Press International (UPI) fotografò all’interno della sede diplomatica francese di Algeri, un folto gruppo di prigionieri, solo in parte rilasciati il 13 settembre successivo. Tra di loro vi erano anche i membri dell’equipaggio del predetto mercantile Hedia. Ben cinque di essi furono riconosciuti dai familiari anche con un riconoscimento ufficializzato dinanzi ad un notaio. Più recentemente, in Italia, si è proceduto ad una comparazione fotografica, ed i risultati tecnici e scientifici, non lasciano più dubbi. 

«I SERVIZI SEGRETI ITALIANI SONO MORTI L’8 SETTEMBRE 1943»: PAROLA DI MARIO MORI

 di Gianni Lannes

Il fondatore del ROS Carabinieri, prefetto e generale Mario Mori non ha dubbi: «I servizi segreti italiani sono morti l’8 settembre 1943: siamo entrati all’interno di un’alleanza con gli americani che ci ha tolto molto della nostra libertà. Il predominio della CIA di fatto ha consegnato la direzione del Paese a un’altra potenza. Molte colpe le ha il mondo politico, che ha scelto spesso nei posti di comando sistemazioni politiche, più che persone meritevoli».

10.2.16

QUANDO LA FRANCIA ASSALTAVA LE NAVI ITALIANE



 Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo (1) - foto Jim Howard (United Press International)

di Gianni Lannes

Tre anni prima della strage francese dei 19 marinai italiani e di un gallese, ovvero dell'equipaggio del piroscafo Hedia (anno 1962), la Marina militare francese aveva già sequestrato impunemente ben due pacifiche navi italiane addirittura nelle acque territoriali italiane, appena partite da Genova e dirette a Tunisi e Tripoli. Autentici atti di pirateria come si può leggere anche nell'Annuario francese di diritto internazionale.

L'Unità, 26 maggio 1959

IN ITALIA NUOVE BOMBE NUCLEARI UNITED STATES OF AMERICA




di Gianni Lannes

Altro che pace mondiale. Mentre vanno in onda continue esercitazioni nucleari della NATO, e gli italidioti sono distratti dalle melensaggini incivili del festival di San Remo unitamente al calcio e al gioco d'azzardo, legalizzato dallo Stato tricolore per conto terzi mafioso, in gran segreto atterreranno in Italia (ma anche in Germania, Olanda, Belgio e Turchia) gli ordigni nucleari B 61, modello 12, con potenza variabile da 50 kilotoni cadauno, ossia quasi 4 volte più potenti dell’esemplare sganciato su Hiroshima nel 1945. Questi strumenti di morte dello zio Sam andranno a sostituire le versioni a caduta libera, e manterranno in ostaggio l'Europa. Gli ordigni in grado di penetrare nel terreno saranno in dotazione ai cacciabombardieri nucleari F-35. Entro i prossimi tre anni gli Stati Uniti perfezioneranno 500 bombe atomiche B61, comprese le 180 testate dislocate nelle sei basi dell’Europa, Turchia inclusa. L’aggiornamento del Pentagono trasforma almeno sulla carta, l’attuale inventario nucleare “stupido” in “intelligente”, in sistema d’arma, a guida di precisione ed effetto chirurgico, grazie alle modifiche apportate dalla Boeing (appalto del 27 novembre 2012).


8.2.16

STRAGE DI MARINAI ITALIANI E ASSASSINIO DI ENRICO MATTEI!

Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo (1) - foto Jim Howard (UPI)

di Gianni Lannes
 
Un eccidio, un omicidio mirato e l'Algeria accomunano nel 1962 l'equipaggio della nave Hedia (19 italiani e un gallese) e il fondatore dell'Eni. Enrico Mattei se non fosse stato ucciso a seguito del sabotaggio del suo aereo (27 ottobre 1962), il 5 novembre di 54 anni fa avrebbe firmato un accordo con il presidente algerino Ben Bella per lo sfruttamento petrolifero del Sahara, un territorio che faceva gola alle compagnie francesi e allo stesso de Gaulle. Il generale, infatti, aveva giurato che a Mattei gliela l'avrebbe fatta pagare cara, per l'azione di sostegno ai patrioti algerini. Mattei fu il vero artefice dell'accordo di Evian, propedeutico all'indipendenza dell'Algeria.
 

STRAGE DI 19 MARINAI ITALIANI: RENZI SE NE INFISCHIA!

Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo - foto Jim Howard (UPI)
 di Gianni Lannes

Il 27 settembre 2015, ho indirizzato al primo ministro pro tempore, Matteo Renzi, una lettera per sollecitarlo ad interessarsi al caso della nave Hedia, sparita con tutto il suo equipaggio. L’ineletto, come al solito, in barba quantomeno alla tanto sbandierata a parole, "trasparenza amministrativa" non si è degnato di rispondermi. Nè tantomeno risponde all’interrogazione a risposta scritta depositata il 31 luglio 2015 e sollecitata il 21 settembre 2015, sul medesimo caso da ben 4 deputati. Mi auguro che per una rogatoria a Parigi, non ci sia bisogno di un giudice a Berlino.


HEDIA: LETTERA DI GIANNI LANNES ALL'AMBASCIATORE DI FRANCIA IN ITALIA!

Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo - foto Jim Howard (UPI)

Hedia: scomparsa di 19 marinai italiani


<giannilannes@gmail.com>

15:43 (2 minuti fa)


a catherine.colonna@...  
Alla cortese attenzione di Madame Catherine Colonna, ambasciatore di Francia in Italia

Gentile Signora,

colgo l'occasione per ingraziarLa del riscontro ricevuto in data odierna da Mathilde Grammont. Ma in ogni caso, reitero la mia richiesta nel sapere dove sono state sepolte le spoglie dei 19 marinai italiani, tratti in arresto dalla squadra navale francese, partita dalla Corsica nella prima decade del marzo 1962, posizionata all'altezza dell'arcipelago La Galite, ai confini tra Tunisia ed Algeria, per impedire il rifornimento di armi al Fronte di Liberazione Nazionale algerino (FLN). Non c'è mai stato alcun naufragio della Hedia (ex Generous: già segnalata come sospetta nei documenti militari francesi). La ragion di Stato, anzi di Stati alleati, a distanza di 54 anni, non può coprire la morte violenta di 20 uomini, 19 italiani ed un gallese, ovvero dei marinai della nave Hedia, che seppure batteva bandiera liberiana, era di proprietà di un armatore italiano.


STRAGE FRANCESE DI MARINAI ITALIANI: PARIGI RISPONDE A GIANNI LANNES



Alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese ad Algeri (2 settembre 1962); in primo piano Filippo Graffeo - foto Jim Howard (UPI)

7.2.16

BOMBE CHIMICHE "ALLEATE"




di Gianni Lannes

  
Bombe amare che avvelenano e uccidono dopo più di 70 anni. Ben prima delle navi dei veleni e dell’atomica: armi proibite pronte per la soluzione finale contro la Germania, il Giappone e l’Italia. Gli angloamericani al termine della seconda guerra mondiale hanno deliberatamente affondato arsenali pronti all’uso, mastodontici depositi di ordigni caricati con aggressivi chimici (iprite, fosgene, arsenico, fosforo) vietati dal Protocollo di Ginevra del 17 giugno 1925. Anche in tre luoghi circoscritti del Mediterraneo o meglio dei mari italiani, sono state realizzate al termine dell'ultima macelleria su scala planetaria - senza informare all’epoca il governo italiano - delle gigantesche discariche sottomarine. I documenti ufficiali ancora in parte top secret, e le ricognizioni sui fondali, ci hanno consentito di individuare con estrema precisione le aree colpite e perfino di trovare relitti con carichi micidiali. 

TRAFFICO DI MINORI, GRAZIE ALL’OMERTA’ DELLO STATO ITALIANO!




di Gianni Lannes

La mafia, i pedofili e i vivisezionatori in camice bianco ringraziano all’unisono l’ineletto Matteo Renzi per tanta mercanzia offerta gratuitamente, anche in virtù della disattenzione dei tribunali dei minorenni (istituiti nel 1934 dal fascismo). Oggi, il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, ha pubblicato l’articolo intitolato “Bari, ne scompare più di uno al mese”, che riporta un’intervista al presidente del tribunale dei minorenni di Bari, tale Riccardo Greco. Lo stesso magistrato ha dichiarato testualmente:

«Noi non abbiamo una statistica del fenomeno dei minori che scompaiono. ma ritengo siano stati 15 casi in 11 mesi. E’ una realtà marginale. E’ una materia che viene lasciata totalmente agli organi di Polizia perché l’intervento del Tribunale c’è fin quando il minore è presente sul territorio. Il problema del rintraccio è un problema di polizia. E quando ci segnalano che il minore non è più sul territorio chiudiamo il fascicolo. Salvo riaprirlo nel caso ricompaia… Il tribunale per i minori fa cose molto importanti e i nostri protocolli ci pongono all’avanguardia in Italia: i minori non accompagnati sono inseriti nelle comunità con prescrizioni molto precise».

SCIE NATO: L'OMERTA' DELL'AERONAUTICA MILITARE ITALIANA

"Acqua di colonia NATO"


scie chimiche (Sicilia) - foto AMI
di Gianni Lannes

Come per la strage di Ustica che costò la vita ad 81 civili, ancora una volta l'Aeronautica militare italiana è complice di un crimine contro l'umanità realizzato quotidianamente dalla NATO, a partire dal 2002. E' bene rammentare allo stato maggiore dell'arma azzurra e a quello della cosiddetta difesa (ossia della guerra per conto terzi) nonché al governicchio eterodiretto dall'estero dell'ineletto Renzi, appunto che la guerra ambientale in atto anche in Europa, Italia inclusa, per la conquista del tempo metereologico, così come pianificato dall'US Air Force a partire dal 1996, è vietata dalla Convenzione dell'Onu, denominata Enmod, entrata in vigore nel 1978, ratificata dalla legge italiana 962 del 1980, a firma del presidente della Repubblica Sandro Pertini. Peraltro, all'AMI è demandato il controllo dello spazio aereo nazionale, ma poiché prendono ordini dai caporioni della NATO a cui hanno giurato fedeltà, non solo tradiscono palesemente la patria, ma consentono di irrorare il nostro Paese e chi ci sopravvive, con sostanze velenose. I velivoli cisterna decollano da aeroporti in Italia sotto il controllo, almeno sulla carta, dell'AMI.

SCIE CHIMICHE: LA GUERRA AEREA CHE AVVELENA LA NOSTRA VITA!



La rivista Scienza e Conoscenza nel numero 55 del 2016 edita dal gruppo editoriale Macro, contiene questa intervista a Gianni Lannes, sul fenomeno dell'aerosolchemioterapia bellica targata Nato. Arianna Editrice annuncia l'imminente pubblicazione del volume di inchiesta SCIE CHIMICHE. LA GUERRA AEREA CHE AVVELENA LA NOSTRA VITA E IL PIANETA. Buona lettura!

SCIE NATO: LE SPUDORATE MENZOGNE DELL'AERONAUTICA MILITARE ITALIANA!

SCIE CHIMICHE NATO: FOTO AERONAUTICA MILITARE ITALIANA
 didascalia fotografica Ami:  "Teleposto Prizzi (PA)- Scie di condensazione".

Stamani apro il sito Meteo AM (dell’Aeronautica Militare) e resto sorpreso!!! 

E’ evidente che quando non si può più nascondere la realtà si cerca di camuffarla.
Un saluto a Gianni Lannes e Staff da Bassano del Grappa (VI)
Fenoldi \

ITALIA: ARIA DI COLONIA NATO!

 
Salve Gianni è da un pò che non seguo il tuo blog a causa di alcuni problemi personali ma nonostante ciò ho sempre su la testa e non manco di osservare le nefandezze che ci obbligano a respirare. è da novembre che da noi in Veneto le nebbie ci perseguitano e quando c'è un pò di sole to' riecco le scie.

6.2.16

NERUDA: ASSASSINATO DALLA CIA



Pablo Neruda e Salvador Allende

 di Gianni Lannes

Di recente il governo del Cile ha inoltrato una rogatoria agli Stati Uniti d’America, per farsi consegnare l’assassino di Pablo Neruda, tale  Michael Townley.  Il giudice Carroza aveva ordinato infruttuosamente nel 2013, di rintracciare ed identificare il presunto killer di Neruda, che però vive con un falso nome negli USA, addirittura sotto il programma di protezione testimoni dell'FBI in una località segreta. 

ORFANOTROFI D'ITALIA: 35 MILA PRIGIONIERI MINORI


 di Gianni Lannes

Gli orfanotrofi in base alla legge 149 dell’anno 2001, dovevano chiudere definitivamente nel 2006. Invece hanno cambiato soltanto nome proliferando a dismisura, grazie anche all'omertà governativa. Attualmente in Italia sono circa 35 mila i minori, orfani o allontanati spesso arbitrariamente dai genitori, reclusi nelle case famiglia e nelle comunità. Bambini che entrano in una struttura, in attesa di tornare a casa o essere adottati, ma a causa di interminabili trafile burocratiche non possono sapere per quanto saranno prigionieri di sordide istituzioni e di nebulosi affari.

PIU' DI 50 MILA SCHIAVI IN PUGLIA!

Puglia: braccianti schiavizzati - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes



Ma quale isola felice dell'Europa. Per capire il dramma invisibile bisogna toccare con mano. Così mi sono infiltrato per andare a raccogliere carciofi con questi extraterrestri indesiderabili, e prima a tagliare l'uva per una manciata di euro al giorno. Dall'alba al tramonto hanno solo il diritto di crepare dopo essere stati spremuti fino all’ultima goccia di sangue e sudore. L’altro giorno è morto di freddo in una baraccopoli di Andria, un migrante africano di 56 anni. Dopo 10 anni di governo Vendola (sostenuto dal partito democratico) e l'attuale interludio di Emiliano, i lavoratori sfruttati nelle campagne, o meglio schiavizzati in agricoltura aumentano come carne da macello. Altro che lotta al caporalato: ormai gran parte dell’agricoltura italiana si regge sullo sfruttamento spietato di esseri umani provenienti dall’estero. In tema di diritti il belpaese è sprofondato nel secolo scorso. L’ultimo rapporto della Cgil ne stima più di 50 mila: «Un terzo dei braccianti sono immigrati che lavorano in nero e vivono in condizioni disumane». All'apertura dell'anno giudiziario a Bari, è emerso che proprio la Puglia nel 2015 ha registrato il più alto numero di incidenti mortali sul lavoro.

MINORI A PERDERE!